Ogni Cosa Ha Il Suo ∞.


LORENZO BARBERIS

Avevo già scritto qua del progetto, dell'amico Andrea Roccioletti ed altri, "Ogni cosa ha il suo infinito": vari artisti che scattano foto su un tema preciso assegnato per ogni giorno del progetto stesso, i cui scatti si possono trovare qua. Un progetto interessante, come ho avuto modo di dire, che ha coinvolto gli autori Angela Conversano, Vincenzo Bruno, Elena Policella, Marta Garav, Michela Campaner, Rossella Ferrero, SarahSilke Tasca e Andrea Roccioletti.

Qui un breve riepilogo dei cinque temi dell'evento, con gli scatti che ho trovato personalmente più interessanti.


Prima giornata: "Attendere"

Della prima giornata avevo parlato nell'articolo all'avvio del progetto (vedi link sopra) citando vari scatti interessanti. Aggiungo ancora questo. Trovo interessante che lo stesso paesaggio sembri rimandare a una sensazione di attesa, di sospensione, ma ci sia un elemento molto più concreto nell'attesa del pescatore; una figura che sarebbe poco visibile, se la canna da pesca non lo segnalasse quasi come una freccia di indicazione che parte dalla precisa linea di orizzonte. Non so cosa possa significare esattamente (se deve significare qualcosa) ma è una declinazione che mi è piaciuta (e soddisfa, quindi, le mie "attese" di spettatore).


Seconda giornata: "Lasciare".

Della seconda giornata mi è piaciuto questo scatto. Intanto è a tema con la ripresa della scuola che si consuma in questi giorni, dato che il postino o chi per esso ha lasciato dei volantini pubblicitari a tema scolastico. Interessante notare che li ha lasciati nel Condominio Orazio 1, cosa che conferma il tema scolastico (direi anzi liceale, e classico per giunta). E poi, se vogliamo, c'è questa perfetta simmetria tra "lasciare" e "riprendere" la scuola, che è il verbo esattamente opposto (la stessa scuola, poi, si può "lasciare"; e poi "riprendere" dopo una pausa più che estiva, magari in età adulta). La foto è a tema, quindi l'ho usata anche per la copertina del post.


Terza giornata: "Nascondere".

Di questo tema la foto che più ho apprezzato è quella qui sopra, in quanto coglie bene la paradossalità del "nascondere" con una fotografia che, inevitabilmente, è "mostrare". Quindi fare una foto sul nascondere, "mostrare il nascondere", è ossimoricamente "nascondersi dietro un dito". Però il dito nasconde qualcosa (ma non tutto) e vediamo solo un occhio della ragazza (come delle popstar degli Illuminati: ma questo è un discorso diverso). Insomma, mostrare fotograficamente obiettivamente è un po' nascondere, ciò che resta fuori dall'obiettivo (riflessione non nuova, ma che va sempre bene).


Quarta giornata: "Girare".

Questa foto mi è piaciuta per "girare" perché, volendo, si potrebbe di nuovo intendere in due sensi: il girare delle due ragazzine come trottole, ma anche il "girare" il punto di vista, riprendendole dall'alto e non lateralmente (un p.d.v. comunque acquisito in fotografia, ma meno ordinario del solito). Volendo ci sarebbe anche il rapporto tra "girare" in senso filmico, che è comunque fare fotografia (a 24 foto-grammi al secondo).


Quinta giornata: "Evitare".

Della quinta giornata conclusiva ho apprezzato questo scatto, dato che nel verbo trovo di nuovo l'ambivalenza di "nascondere". Come la foto non può del tutto nascondere, il fotografo non può del tutto "evitare" il suo soggetto: e se qui in senso letterale credo si riferisca alle barriere, che servono appunto a "evitare" il passaggio (e, oggi, gli attentati terroristici), la fotografia qui non evita lo sguardo, e invece va a soffermarsi sui lavori come l'umarell a braccia conserte dietro la schiena, in prima fila.

Noto che ho considerato tutte foto che mi stimolavano una riflessione ambivalente, probabilmente oltre l'intenzione degli autori originari, forse perché amo i doppi piani di lettura. Aggiungo un'altra considerazione, slegata dalla precedente, più un suggerimento a Roccioletti e ai suoi sodali: la performance a giornate unite da un tema comune mi ha fatto pensare al Decameron di Boccaccio, coi suoi dieci narratori che in dieci giornate realizzano cento racconti su dieci temi diversi.

Sarebbe interessante fare una contro-performance che riprenda la struttura (e magari i temi) del Decameron (anche le giornate "senza tema" ne hanno uno, di solito legato alla corruzione della chiesa, che non poteva essere evocata apertamente): anche perché un moderno Decameron fotografico è un rovesciamento (di nuovo) dell'originario. Se i dieci narratori si chiudono in un palazzo durante la peste per sfuggire ad essa (e usano le storie per sfuggire invece alla peste della noia); il fotografo deve in qualche modo "uscire" per raccontare la sua "storia" (se chiuso in casa, racconterà la sua casa, o "a partire da" la sua casa, comunque).

Lancio lo spunto ad Andrea Roccioletti, che però è già immerso in nuove ideazioni. Immerso in senso stretto, perché il nuovo verbo è adesso Re-Spirare (anche Roccioletti ama le ambivalenze, direi). Qui sotto la descrizione della sua nuova performance.


(immagine di Pawel Kuczynski)

"R-EXPIRE - performance online.

Immerso in una vasca, posso respirare per un minuto, allo scadere del quale l'assistente alla performance mi toglierà il boccaglio. Ogni vostro commento azzera il countdown e mi regala un nuovo minuto di respirazione. I minuti non si sommeranno: un nuovo commento, azzeramento del countdown e il cronometro riparte da 1 minuto.

La performance affronta il tema dell'informazione, della visibilità e della partecipazione come elementi troppo spesso considerati accessori ma - nel bene o nel male - vitali. Sul rovescio della medaglia, la dipendenza da social e il bisogno di conferma continua per avere coscienza di sé."

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