Un eroe una battaglia: Caporetto. Il nuovo fumetto bellico va alla guerra.


LORENZO BARBERIS

Con Le nebbie di Caporetto - sceneggiatura di Giulio A. Gualtieri, disegni di Emilio Lecce - le Edizioni Cosmo inaugurano una nuova collana dedicata al fumetto di guerra, "Un Eroe una battaglia", a cura dello stesso Gualtieri: un genere specifico per ora assente nella produzione seriale da edicola italiana.

Il fumetto di guerra ha da sempre una sua nobile e durevole tradizione, a fianco del parallelo genere romanzesco e cinematografico. Al di là di conflitti più remoti che possono essere al centro della narrazione del fumetto e del film storico, i conflitti del Novecento hanno offerto gli spunti per un'epica sporca e cupa, declinata sotto vari punti di vista ed opposte retoriche. Celebre, in Italia, è la serie Super Eroica della Dardo, dal 1965 al 1992 (vedi qui un bell'articolo di Paolo Garrone per Lo Spazio Bianco), che traduceva i fumetti anni '50 della Fleetway integrandoli con quelli di autori italiani di primo livello, da Pratt a Tacconi.

In qualche modo questa collana della Cosmo riprende questa tradizione, ma è evidente fin da subito la prospettiva singolare adottata: non la celebrazione di una vittoria, ma il ricordo della più grande disfatta dell'esercito italiano, passata in antonomasia di una sconfitta disastrosa. Il tutto a cento anni esatti da Caporetto: la battaglia è del 24 ottobre, l'albo uscirà il 26 del mese.

In seguito, a cadenza mensile, seguiranno i racconti di altre tre famose battaglie: Alesia, Austerlitz e Stalingrado, ampliando così lo spettro della serie a quattro grandi scenari principali: le battaglie antiche (volendo, qui si potrebbe ulteriormente distinguere tra classiche e medioevali), lo scenario ottocentesco, e quello della seconda guerra mondiale.

L'approccio scelto, nel segno del rigore storico più che della spettacolarità, è evidente anche nel rimando a uno storico come Paolo Gaspari, che da anni conduce un documentato studio sui temi della prima guerra mondiale (vedi qui).


Ma da una ripresa rigorosa del materiale storico Gualtieri intesse comunque un fumetto di notevole potenza drammatica. Dialoghi asciutti, essenziali, e l'azione frenetica e angosciosa della ritirata scandiscono il passo di marcia della storia. L'impostazione di tavola è quella che abbiamo imparato a riconoscere di una certa "nuova scuola" del fumetto, il cui elemento più riconoscibile è l'uso generoso di elementi "all'americana" prima più inconsueti, ma innestati su una griglia di base di tradizione italiana.

Il tutto qui è mediato con la ripresa di un formato pocket, che rende necessaria l'adozione di una griglia più larga, a due strip secondo la tradizione di questo formato (curiosamente, un recupero simile era stato operato in una delle incarnazioni del "Battaglia" di Recchioni, il vampiro italiano che nasceva, appunto, tra i fumi della battaglia di Caporetto, di cui certo non a caso riprendeva il nome).

In particolare, frequente è qui l'uso delle splash page, adottato spesso anche nel fumetto bonelliano dalla "nuova scuola" e da Gualtieri stesso: ma qui non solo il formato, ma anche le scelte visive contribuiscono a rendere tali tavole a tutta pagina singolarmente claustrofobiche, e non a caso esse non sono mai smarginate, divenendo così una grossa gabbia, come una gabbia è Caporetto, che è in fondo la nostra Dunkerque (recentemente ricantata da Nolan nel suo Dunkirk); un disastro se possibile ancora più cupo, perché da esso non vi è il riscatto del "Leone Marino" ma solo il lento sprofondare in un tetro dopoguerra che prepara il fascismo.



Inframmezzate a soluzioni più consuete, sono poi frequenti tavole a taglio fortemente verticale, che rendono in modo efficace la frammentarietà adrenalinica dell'incalzare del conflitto. Il segno di Emilio Lecce è particolarmente congegnale alla vicenda, con le sue linee sottili, i violenti contrasti chiaroscurali, le retinature fredde e il soffuso effetto nebbia evocato fin dal titolo. Ma, in generale, il fumetto bellico funziona molto bene con il bianco e nero, che sembra specificamente adatto all'epoca.

Si è citato prima la sincronicità col cinema di guerra di Dunkirk. Il fumetto guarda però a modelli ancora più alti, e una delle poche citazioni evidenti e insistite è quella dalla grafica potentissima della locandina della Corazzata Potemkin.




Il film di Eisenstein che fonda autorevolmente il "montaggio analogico" (e non è, ovviamente, la "boiata pazzesca" su cui Villaggio ironizzava in modo più complesso da come è stato recepito) è situato ovviamente nel 1905, nelle rivolte che falliscono in connessione alla fallimentare guerra zarista contro il Giappone. Però, altrettanto chiaramente, parla anche di quel 1917, dove in Russia le rivolte causate dal peso atroce della guerra porteranno alla rivoluzione russa e al suo esito sovietico.
Proprio, appunto, come in Italia quella rotta disastrosa e il nazionalismo bellicista della propaganda creeranno il cortocircuito letale che porterà al fascismo, anticipato da strascichi come quello di Fiume.

Insomma, un'ouverture in grande stile per il ritorno del fumetto bellico alla guerra dell'edicola, un revival che può forse giovarsi della situazione storica particolare in cui ci troviamo a vivere, in cui le tensioni di quell'eterna, "Inutile Strage" che è la guerra sono tornate a farsi più vive dopo il sogno ingenuo della "Fine della Storia". Viviamo in tempi interessanti, come diceva l'antica maledizione: e un fumetto come questo è indubbiamente figlio della Storia, in tutti i sensi.


Scheda tecnica

Edizione brossurata da edicola
Formato: pocket
Pagine: 128, b/n
Prezzo: 3.90 euro

Edizione cartonata per fumetteria e libreria
Formato: 12x17
Pagine: 128, b/n
Prezzo:  10.00 euro

Un Eroe. Una Battaglia. La collana.
A cura di Giulio A. Gualtieri.

Le nebbie di Caporetto: sceneggiatura di Giulio A. Gualtieri, disegni di Emilio Lecce.
La pioggia di Alesia: sceneggiatura di Giovanni Masi, disegni di Valerio Nizi.
Il sole di Austerlitz: sceneggiatura di Giulio A. Gualtieri e Romolo Pesolillo, disegni di Babbyan.
La neve di Stalingrado: sceneggiatura di Davide La Rosa, disegni di Valerio Befani

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