Le modelle di Rothko.


LORENZO BARBERIS

Andrea Roccioletti è un artista torinese che seguo spesso sul blog (vedi qui per le puntate precedenti). Una delle sue più recenti e surreali ricerche riguardava la fusione del corpo fotografato femminile e la cartografia (ne parlo qui, in un discorso più ampio). Ora Roccioletti radicalizza, per certi versi, la sintesi visiva e invece di inserire delle carte stradali sostituisce al corpo della modella i gradienti di colore tipici di un quadro di Rothko (autore archetipo dell'oltranza dell'astrazione, e che - non casualmente, credo - condivide una certa omofonia con il cognome di Roccioletti).


Ne nascono questi nudi postmoderni, dove la nudità è assente (se non, simbolicamente, la "nudità del colore", spogliato dalle forme) ma suggerita dal contesto fotografico, dalla posa, dalle vesti, dall'ambientazione (e se non la nudità, il negligé malizioso e ancor più sottilmente erotico che la sostituisce nel mainstream). 


A sua volta, la nudità implicata da Roccioletti crea contesto, e un'opera come questa, in sequenza con le prime due, può suggerire una nudità totale dove invece, se vista a parte dalla serie, potrebbe sembrare una pura stilizzazione della figura umana (anche il contesto viene poi ri-significato dalla risignificata nudità: e infatti la presenza di un albero di mele sullo sfondo si trasforma in un potenziale rimando all'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, con Eva che ha appena colto il frutto del peccato). 


Naturalmente, un ruolo importante ce l'ha il tono cromatico, mai coincidente del tutto con un plausibile color carne, in modo da produrre un lieve straniamento surrealista, ma mai del tutto distante, in modo da incentivare la suggestione. Per tale ragione, l'inserto resta cromatico anche quando la foto di partenza è in bianco e nero.

Viene insomma così a confliggere, in questi pezzi, il massimo dell'arte come seduzione (il nudo femminile da rivista patinata: ma dietro questo c'è tutta una declinazione manierista della tradizione rinascimentale e classicista) e la massima astrazione dei layers di colore puri di Rothko: questi, però, nel nuovo contesto divengono nuovamente arte come seduzione, spingendoci al sospetto che questo elemento di gradevole degustazione sia presente anche nell'oggetto originario, in un certo grado e tipo di fruizione. E così - pur postmoderne e metaartistiche - anche queste immagini di Roccio non sfuggono a un certo coté provocatoriamente decorativo, che fa parte a sua volta del loro sottile ed elegante fascino.

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