Le più belle cover di Amazing Stories


LORENZO BARBERIS

Da appassionato di fantascienza ho sempre amato le copertine delle vecchie riviste. La più celebre è probabilmente Amazing Stories, fondata da Hugo Gernsback nel 1926

La prima copertina di Frank Paul, molto citata, è molto bella, col pianeta con anelli stile Saturno che sembra quasi cadere sul pianeta ghiacciato, dove i marinai si sono arenati. Stanno divertendosi a pattinare su ghiaccio, e sono quindi inconsapevoli della minaccia, oppure stanno scappando dal pianeta cadente (se sta veramente cadendo, e non incombe solo spropositato sulla copertina, a chiarire che di fantascienza stiamo parlando e non di avventura marinaresca)?




1927

Le cover successive abbandoneranno questa ambiguità, rappresentando grandi situazioni archetipe: l'attacco alieno, lo scienziato pazzo di fronte alla sua creatura, e così via. Notiamo però l'attenzione al dettaglio tecnologico che, dopo la prima cover naif, si fa strada: si veda ad esempio qui la struttura di supporto dell'homunculus: magari sono dettagli casuali, ma danno l'idea di una "vera" struttura scientifica per il periodo (un disegnatore più pulp se la sarebbe cavata con due cavi, e allo scienziato avrebbe sostituito una discinta ragazza, ovviamente).



Nel 1928 appare un primo emblema della Scientifiction, il nome coniato da Gernsback per la sua creatura letteraria. Gli Illuminati sarebbero fieri di lui: un grande occhio che riassume tutti i prodigi della scienza, circondato da una folla festante e con al centro lo scienziato immerso al microscopio.



Questa altra cover del 1928 invece mi colpisce per un motivo molto semplice: appare evidente l'anticipazione - anche solo a livello di archetipo - della Morte Nera resa famosa da un certo film del 1977, mezzo secolo dopo.



Sempre nel 1928 su Amazing nasce Buck Rogers, che diventerà il secondo fumetto di fantascienza dopo Flash Gordon e che, con la sua tutina volante, anticipa molto l'iconografia del superuomo fumettistico, nato poi solo nel 1938 con Superman.




Sempre nel 1928, infine, appare questo nuovo emblema della SF, più semplice di design e più complesso nel concetto, che viene poi usato anche su alcune cover di quell'anno come una sorta di certificato di qualità. Il contorno è in tralicci d'acciaio, che reggono due ruote, i fatti e la teoria (è scientifiction, ma non c'è spazio per la "fantasia" all'italiano della fantascienza. "Finzione scientifica" nel solo senso che non è vero ancora: ma lo sarà presto, di certo). Le ruote muovono una provetta che traccia le parole scientifiction, su una ruota saettata e sotto la benevola influenza di Sole e Luna.

Notare la finezza: la ruota che vincola la penna è quella dei fatti, ma partendo da questi essa tende - sia pure lievemente - verso la teoria (courtesy of Tinoshi Kitazawa). Insomma, quasi un simbolo alchemico, della nuova alchimia: la fantascienza.


Il sigillo che combatte l'eroe umano nella copertina sottostante, dotato di una sua intelligenza autonoma, ricorda molto da vicino l'idea dei due Incal, Tenebra e Luce, fusi insieme come avviene anche nell'opera di Jodorowski. Forse Gernsback - o chi per lui - aveva studiato qualche sigillo ermetico per quello di copertina, e non aveva sprecato tutte le altre informazioni ottenute.




1929




1930

Le annate del 1929 e del 1930 mantengono inalterato il gusto di surrealismo scientifico che rende affascinante la rivista, nonostante le pretese di fredda oggettività. La crisi del '29 non scoraggia i primi nerd, a quanto pare, perché la rivista continua nel canone di un ottimismo scientifico privo di flessioni: grandi macchine futuribili sposteranno i pianeti, "dandoci la luna" se è quello che vogliamo; e professori alieni ci insegneranno la scienza del ben vivere. Ma è nel 1931 che troviamo qualcosa di interessante:



"Awlo di Ulm" del capitano Meek è, infatti, la storia illustrata in cover. Il protagonista scende nell'atomo, in un viaggio fantastico che riscrive quello di Gulliver in chiave moderna, e vi scopre un impero medievaleggiante nella struttura, ma dotato di moderne tecnologie. L'eroe - accolto come un eletto salvatore delle profezie - si addestra nell'arte dei combattimenti di quel mondo, basati su armature dotate di raggi laser, gamma, x e omega e così via per il combattimento, sfida l'imperatore e lo sconfigge. La fonte, pressoché mai citata, del grande capolavoro della fantascienza filmica, poco meno di cinquant'anni dopo, sempre quello della Morte Nera di cui sopra.





Il 1932 e 1933 vedono l'adozione di una grafica molto più sobria, vagamente futurista, che forse riprende quella introdotta da Fritz Lang in Metropolis (1927) primo kolossal di scientifiction sia pure di qualche anno prima. O forse influisce il nuovo spirito del New Deal con cui Roosevelt sta cercando di uscire dalla crisi? Ad ogni modo, naturalmente non funziona: la gente vuole mostri e astronavi, non fredda eleganza art decò.





Nel 1934-1935 si torna parzialmente indietro, con un titolo più sobrio e illustrazioni di nuovo figurative ma, parimenti, un po' più sostenute e demodé. Tornano i razzi, i cattivi, c'è anche una specie di alieno nel 1934 che ricorda un po' Hitler, con l'immancabile astronave fallica (se dovessi elencare tutte le immagini falliche farei prima a ripubblicare l'intero catalogo di cover).




Il 1936-1937 ritornano al vecchio logo, ma mantengono ancora l'elegante stile acquerellato, molto bello ma forse meno efficace di quello più fumettoso delle origini.



Nel 1938 si cambia ancora, ma è il segno di un certo declino. La cover da artistica si fa "fotorealistica", si va decisamente a inseguire il pulp di più bassa lega, e anche il titolo viene modernizzato con uno stilema più sintetico ma più anonimo.




Nel 1939, con l'inizio della guerra in Europa - forse casualmente - si torna ai grandi classici: resta il nuovo titolo, ma tornano mostri meccanici ed alieni, astronavi falliche e tutto il resto, rinunciando al pulp di accatto o al fotorealismo. Sono gli anni in cui del resto inizia, clandestina, la resistenza a questo fantastico ingenuo: nel 1939 Asimov pubblica "Robbie", il caposaldo del suo ciclo dei robot, dove codifica l'idea di robot programmati industrialmente, e non come prodotti ribelli dello scienziato pazzo assassino di turno. Da qui i "sociologici" muoveranno all'attacco di tutta la fantascienza, giustamente conquistandola e ponendo fine a quella Golden Age a cui, dagli '80 in poi, si guarderà con nostalgia.


Il 1940 continua sulla stessa scia, con questo magnifico Frankenstein gigante pilotato dal cervello (questa volta qualche debito ce l'ha Go Nagai, penso indiretto, tramite immaginario collettivo). E su questa scia continuerà la rivista negli anni seguenti (qui di seguito, qualche esempio): ma con secondo dopoguerra e l'avvio dell'età atomica, una nuova fantascienza prenderà definitivamente piede.

Le vecchie cover di Amazing manterranno il loro fascino inalterato, testimonianze di un futuro che non verrà più, il Continuum di Gernsback di cui parla tra l'ammirazione e il terrore William Gibson in un racconto fondante del cyberpunk.



1941


1942




1943
1944


1945

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Bonus track: non solo George Lucas e William Gibson subirono il fascino di Gernsback, ma anche un autore italiano del calibro di Tiziano Sclavi, che ad Amazing (e ancor più alle sue cover) dedicò uno dei suoi piccoli capolavori, "Roy Mann" con Attilio Micheluzzi (miscelandolo, ovviamente, da par suo col surrealismo di Man Ray e con la pop art di Roy Lichtenstein). Occhio soprattutto alla grafica del titolo...


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