Black Mirror - IV Stagione



LORENZO BARBERIS

Due appunti sparsi sulla quarta stagione di Black Mirror. Ovviamente, sono presenti spoiler, quindi leggete questo articolo solo dopo aver visto la serie.

USS Callister

La prima cosa interessante è che per la prima volta Black Mirror entra prepotentemente nella meta-fantascienza. Come il cyberpunk si era fondato su "Il continuum di Gernsback" di William Gibson, con cui era stato rovesciato il paradigma ottimistico del padre della scientifiction, qui ne viene rovesciato l'equivalente televisivo, il "Continuum di Roddenberry" aperto da Star Trek.

Tutto Black Mirror riprende la struttura dell'altra grande serie, di poco precedente, "Ai confini della realtà", adattandola ai tempi odierni e tematizzandola sulla sola tecnologia ("Twilight Zone" poteva anche esaminare, sia pure in chiave paradossale, scenari fantastici e orrorifici).

Ma qui avviene un rifiuto esplicito, che mira a mettere in luce gli elementi sottilmente conservatori di una serie tv considerata "progressista", nel suo essere conciliatoria e paternalistica: ci sono le donne e le minoranze in plancia, ma sempre in fondo in un'ottica che mette al centro una certa visione semplicistica e poco problematica.

La cosa strana è che, per una volta, il presupposto fantascientifico è molto debole: se il nerd protagonista clona il DNA delle sue vittime per ricavarne copie virtuali, potrebbe al limite ottenere da quello informazioni più dettagliate sui loro corpi, ma non certo sulla loro memoria pregressa, come invece appare nella serie. 

Può essere un espediente - ma di bassa lega - per costringere maggiormente lo spettatore ingenuo a una presa di posizione contro il protagonista (i duplicati non sono "solo programmi", se c'entra un po' di DNA Magick) oppure un tentativo di variare il tema dei neuroduplicati centrale nella maggior parte degli episodi di questa stagione, più di quanto già apparso in passato (dove erano al centro, soprattutto, dello speciale di Natale): e questo sembra ancora più inspiegabile, perché il punto interessante di questa stagione è la blanda continuity che viene istituita, sulla scia di quanto già fatto in modo minimale, con piccoli easter eggs, nelle serie precedenti.




Arkangel

La puntata girata da Jodie Foster riflette sul parental control nell'era dei neurochip: la puntata funziona, anche se tematicamente è tra le meno azzardate. La possibilità di oscurare la violenza e la sua inefficacia è analoga a quanto visto nello speciale di Natale, mentre il tema del controllo parentale è in fondo in continuità molto stretta col presente. Proprio in questi anni, col registro elettronico ormai a tappeto anche in Italia, si è riflettuto sul fatto che è ormai impossibile marinare le lezioni per uno studente, perché immediatamente alla famiglia viene un feedback di controllo su smartphone circa la mancata presenza in classe all'atto dell'appello. 

Per un fattore di sicurezza, indubbiamente un fatto ottimo: ma di fatto si toglie un rito di passaggio presente per le altre generazioni, un margine di decisione. O ancor peggio il discorso dei voti: il quadro sempre sotto controllo dei genitori, in tempo reale, è ottimale per l'apprendimento (e oltretutto reso inevitabile da sentenze della magistratura che hanno sostanzialmente reso obbligatoria la migliore informazione costante possibile) ma toglie allo studente i margini di responsabilità circa la comunicazione dei voti alla famiglia. Insomma, una riflessione estremizzata, quella di Arkangel, ma ormai nemmeno futuribile, bensì attuale.




Crocodile

Crocodile appare valido dal punto di vista drammatico, con la sua escalation di violenza commessa da una persona comune di fronte alla minaccia per la sua serenità (in questo simile a "Shut up and dance"), e amplia di nuovo, come il precedente, un tema ormai ampiamente diffuso, quello dell'eccessivo controllo consentito dalle moderne tecnologie. Qui però il salto è verso un'accentuazione ancor più radicale, con la possibilità di rivedere i ricordi passati (in questo, analoga a "The entire history of you" nella prima stagione).




Hang the DJ

L'episodio più interessante, forse, perché valido come paradosso sociologico sia a un primo livello - la trama principale - sia col secondo livello che si apre col finale a sorpresa. La possibilità di creare il match perfetto va ovviamente a giocare sui programmi tipo Tinder e affini, e loro probabili potenziamenti futuri; e qui si resterebbe, come nei due casi precedenti, al livello di una esasperazione di dinamiche già presenti nel mondo reale. 

Quando però col finale scopriamo che si tratta dell'effetto di un programma di intelligenza artificiale che usa dei neuroduplicati, torniamo nel paradosso aperto dal primo episodio di questa stagione (e, prima, da White Christmas e, in parte, da Be Right Back). Ovvero, quali sarebbero i diritti di una intelligenza artificiale senziente: problema che è più evidente quando la stessa viene sottoposta a forme di violenza vistose, come negli episodi prima evidenziati, mentre qui i due neuroduplicati dei due protagonisti vengono spinti più volte all'esasperazione per non poter stare insieme al solo scopo di valutare l'affinità di coppia dei due. E poi, evidentemente, vengono cancellati.




Metalhead

Questo episodio, girato in bianco e nero (di cui non ho capito l'esigenza narrativa, ma tant'è), è forse il meno innovativo. Esplora gli sviluppi dell'intelligenza artificiale secondo le ricerche attuali, per creare robot in grado di muoversi adeguatamente su ogni terreno a evidenti fini, in ultima analisi, bellici. Anche qui, se nel mostrare il tipo di IA futuribile utilizzabile in una caccia all'uomo c'è una innovazione, si radicalizza quello che avviene già oggi ad esempio con droni di tipo aereo. Certo, questi richiedono (o almeno, così ci viene detto, e ci verrà detto per un bel po') l'assenso umano prima di sparare a ipotetici terroristi individuati, ma non mancano affatto errori (chiaramente presentati come inevitabili: ma è impossibile non pensare, da spettatori di Black Mirror, al soldato-burocrate annoiato che preme OK senza guardare nemmeno lo schermo). Il finale è strappalacrime pascoliano di infimo livello, che salverei solo se avessero citato davvero il nostro simbolista:

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido: 
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.

A meno che, ovviamente, gli orsetti del cuore della scena finale siano cugini della Scimmia del Black Museum: sono anche questi tra i pezzi di ricambio di cui parla la protagonista, e tra l'altro renderebbe anche questa puntata connessa al macro-tema dei neuroduplicati, arrivando a 4 su 6. E se contiamo che l'episodio numero 2 e il numero 3 riguardano comunque tecnologie di interconnessione neurale (che sono l'ovvio prerequisito del neuro-duplicato, come spiega anche la 6) arriveremmo ad avere tutte le puntate inserite in un filone in precedenza presente ma parziale.




Del resto, nella casa troviamo una cartolina da San Junipero, che collega anche questo episodio al mainstream: è tutto uno stesso futuro, ci viene confermato.




Black Museum

L'episodio finale pone una chiusura circolare della stagione. Se il primo episodio andava a rovesciare l'ottimismo di Star Trek, qui si riprende platealmente la struttura non tanto di Twilight Zone, riconosciuta da molti, ma quella ben più radicale degli EC Comics, i Tales from the Crypt di quello che in Italia è noto come Zio Tibia. Se il modello trekkie è rifiutato con ironia, il modello dello Zio Tibia è ripreso con simpatia, non mancando però tra le righe di rimarcare "Grande lo zio, ma Black Mirror è qualcos'altro, e ben di più, eh. Se lo facessimo come loro, ecco, sarebbe più o meno così."

L'opera rispetta tutti i canoni: l'antologica, l'antologica che nel finale vede l'interazione tra cornice e storie antologizzate, il "museo degli orrori" (dove appaiono anche casi delle serie precedenti: vedi qui tutti i nove episodi citati) e una continuity non più così blanda: la citazione esplicita dell'ospedale San Junipero, e la costruzione di una storia che ci racconta il "primo impianto neurale" con i canoni di sarcastico moralismo con cui lo narrerebbe Zio Tibia (Sembra di sentirlo biascicare sullo sfondo: "Una morale che si pianterà come un chiodo fisso nel cervello di voi piccole zucche vuote! Eh eh eh... perché a volte il dolore può servire a un bene più grande... e ne sa qualcosa il nostro caro chirurgo, il dottor J.E.Kill!") da cui derivano le "pastiglie" ormai caratteristiche della serie nelle puntate neurotecnologiche (la specializzazione del custode della cripta di questo episodio). Notare che nel secondo episodio, il protagonista legge un fumetto che parla di One Million Merits, secondo episodio della prima serie, quasi a rimarcare la derivazione fumettistica di questo episodio, se non di tutta la serie, dagli EC Comics.


Il dilemma morale è qui ben evidente: un neuroduplicato è totalmente privo di diritti, anche se passa il test di Turing? La puntata, nel suo schematismo, è quasi rassicurante: perché la risposta inquietante che appare trasparire trasversalmente dall'esperimento sociologico di Black Mirror è "certo, soprattutto nella misura in cui servirà a un largo pubblico." Quindi: torturare spietatamente un costrutto artificiale senziente per piacere personale? Questo probabilmente verrà condannato dalla maggior parte delle persone, e quindi proibito (il che, ovviamente, è tutt'altro da dire che non verrà fatto): esattamente come capita del Black Museum. Usare un neuroduplicato come una sorta di schiavo immortale per governare una casa domotica, o per vedere il nostro match con qualcuno incrociato in discoteca? Utile, quindi faremo finta di non vedere e ne trarremo i vantaggi conseguenti, esattamente come avviene oggi e come sempre è avvenuto nella storia.


Conclusioni provvisorie


Le novità di questa stagione appaiono dunque l'insistito tema meta-fantascientifico (in apertura e conclusione di stagione, per rifiutare un modello e accoglierne, con distinguo, un altro), che può sembrare un modo per rimarcare la natura "filosofica" della scentifiction.

E poi, appunto, il tema dei neuroduplicati e della neurodigitalizzazione in genere, trasversale in pratica, come detto, a tutti gli episodi. Il tema centrale del cyberpunk, ma in Black Mirror studiato in modo sostanzialmente diverso, più analitico e dettagliato: apparso fin dalla prima serie.

Insomma, una quarta stagione con luci ed ombre se guardiamo i singoli episodi: ma se consideriamo la nuova linfa che Black Mirror ha portato alla fantascienza sociologica, anche la quarta porta avanti i meriti delle stagioni precedenti. 
Per certi versi, rendendo appieno pop la fantascienza sociologica, fenomeno prima solo letterario (e storicamente concluso, tranne singoli epigoni che restano di nicchia) e di qualche raro film che raramente ne manteneva inalterati i presupposti di rigore, Black Mirror avvia realmente una stagione di fantascienza sociologica "di massa". Vedremo se si tratterà di una parentesi isolata o diverrà una riflessione magari marginale ma costante: in ogni caso, è qualcosa di cui con ogni probabilità avremo un grande bisogno.

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