Caput Mundi 4


LORENZO BARBERIS

Giunta alla seconda metà del suo arco narrativo, la miniserie Caput Mundi sembra iniziare a volgere verso la resa dei conti finale. Le prime due tavole (4-5) in un netto contrasto di bianco e nero possono quasi far pensare alla Sin City di Frank Miller, e in effetti anche questa Roma è una (credibilissima) città del vizio, dominata da un cardinale corrotto.




Appare poi come di consueto il mostro del mese, in questo caso la "Coscienza di Roma" che vediamo anche in copertina, e che se da un lato si ispira a mostri classici come quello della Laguna Nera, risente anche della reinterpretazione di opere come Toxic Avenger e Swamp Thing (specie nella rilettura di Alan Moore). Questo supermostro romano generato dai rifiuti tossici rimanda anche al miglior film di supereroi italiani finora, il recente "Lo chiamavano Jeeg Robot" (la sua Roma potrebbe benissimo intersecarsi con quella di Caput Mundi, in un possibile crossover transmediale). Roberto Cirincione e Dario Sicchio in ogni caso danno una loro interpretazione personale di questa declinazione sociale del mostro, funzionale all'universo narrativo che si va sempre più delineando in modo preciso.



La scena di presentazione del mostro serve anche a introdurre il personaggio della sindaca di Roma, Virginia Raggi, ovviamente non dichiarata come tale ma decisamente riconoscibile dal disegno. Un riferimento preciso che in qualche modo bilancia il messaggio "politico" della serie: la feroce critica della Vecchia Roma, che ha guidato la città e il paese allo sfacelo attuale, non significa una assoluzione della "new Rome" che si vuole innocente solo grazie alla sua ingenua(?) inesperienza, ma si rivela una guida parimenti incapace nel cupo affresco globale del fumetto. Questo riferimento più preciso costituisce anche una maggiore continuity con Battaglia, che non si muoveva solo su uno scenario storico dell'Italia del '900, ma ne incontrava protagonisti precisi, con nomi e cognomi.




Il montaggio di tavola è, come negli albi precedenti, dinamico ed efficace: frequente l'uso di splash pages, tavole a taglio verticale o orizzontale che aumentano il dinamismo dell'azione, intervallate comunque a un sapiente uso della griglia italiana tradizionale. I disegni di Stefano Manieri e Francesco Chiappara rendono bene la cupezza angosciosa distintiva della serie (non disgiunta da un amaro humour nero di fondo) grazie a tavole a netti contrasti chiaroscurali, in un frequente predominio dei neri e - in quest'albo, forse, più che in altri - con un sapiente uso delle retinature.

Molto interessante anche l'uso delle onomatopee e del lettering, che contribuiscono a un certo generale clima "americano" della serie (sia pure più dalle parti delle declinazioni orrorifiche/mistery alla Vertigo, più che al supereroico tradizionale, ovviamente). In particolare, il mostro protagonista è ben connotato da un lettering particolare che ne precisa meglio la natura ormai disumana.

Allo stesso modo, è particolarmente raffinato l'espediente di una deformazione cartoonistica della vista del mostro che osservando i propri nemici ne vede la vera natura, ma non caricandone la cupezza grafica, bensì come una caricaturalità quasi umoristica (proiezione anche della sua ingenuità), che si sposa bene al tono sempre paradossale e di graffiante umorismo che stempera le vicende cupissime della storia con un brillante sarcasmo nero.


L'intervento di Battaglia è come al solito risolutivo nella vicenda, confermando la centralità del personaggio, in continuità con la sua ormai lunga tradizione di mostruoso antieroe solista che ha attraversato tutta la storia italiana contemporanea fino a giungere in questa decadente Roma moderna. Grazie a lui, sbirciando negli archivi del mostro della laguna, notiamo sullo sfondo non solo che questi detiene i segreti di Silvio Berlusconi (oggetto di un recente incontro-scontro da parte di Battaglia solista) ma anche quelli di un "Lino" che il lettore più smaliziato potrà cogliere come Lino Salvini (nulla a che fare con il Matteo Salvini attuale guida della Lega, in fatto di parentele), il gran maestro della massoneria italiana negli anni '70 che favorì la creazione delle loggia segreta P2 di Licio Gelli, di cui faceva parte lo stesso Berlusconi e che è indubbiamente uno snodo centrale di quasi tutti i misteri d'Italia del secondo dopoguerra. Di nuovo, tra le righe, qualche rimando più "politico", simmetrico alla magra figura della povera Virginia a inizio storia (sarà lei quella "-inia" sotto l'Uomo Invisibile?). Non si vede la combinazione della cassaforte, magari è 1816, come il numero di tessera piduistica di Berlusconi.

Insomma, un numero in linea con quanto finora realizzato, come normale per una serie che si è caratterizzata per una continuity piuttosto stretta. Si delinea sempre più il nuovo Universo Cosmo che con questo fumetto è stato creato a partire dal Battaglia di Roberto Recchioni (e su una sua idea di partenza), mentre si va profilando anche lo scontro finale sempre più imminente, che sarà probabilmente preparato dal prossimo numero e sviluppato in quello conclusivo.






Credits:

Credits:
A cura di Giulio A.Gualtieri
Testi: Roberto Cirincione, Dario Sicchio
Disegni: Stefano Manieri, Francesco Prenzy Chiappara
Cover: Marco Mastrazzo
Lettering: Maria Letizia Mirabella

Ufficio Stampa: Maria Rosaria Giampaglia

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