Orfani - Sam 7: La mossa della torre



LORENZO BARBERIS

Come al solito, saranno possibili spoiler: leggere prima l'albo. 

Riparte dopo una pausa di mid season la stagione finale di Orfani, dedicata a Sam.
Sceneggiatura di Roberto Recchioni e Michele Monteleone, per i disegni di Federico Vicentini, Luca Maresca e Fabrizio Des Dorides ei colori di Giovanna Niro.

La cover di Carmine Di Giandomenico riassume bene graficamente il tema della "torre nera" evocato già dal titolo, che fa ripensare al celebre ciclo di Stephen King (recentemente trasposto al cinema sottolineando l'accento sulle parti fantascientifiche, più embrionali nell'originale).

Tramite la "Camera di Schroedinger" (evidente citazione del fisico ideatore del celebre gatto paradossale, vivo e morto allo stesso tempo nella sua diabolica gabbia chiusa) il protagonista affronta la realtà virtuale coadiuvato dal solito fastidioso droide RR13. In Orfani c'è molto cyberpunk e quindi molto cyberspace, ovviamente: ma solitamente la scorribanda cyberspaziale si alterna alle vicende del mondo reale. Qui, invece, abbiamo una classica discesa agli inferi cyber, dove troviamo l'attesa Torre Nera.



Un classica bella splash page (16) avvia la sequenza, dopo un montaggio bonelliano nel complesso abbastanza classico nella prima parte, e in generale il ritmo si fa più concitato. Molto interessante una soluzione come p.19 (vedi sopra), già in parte affrontata in Orfani, e decisamente molto vicina al montaggio "americano", salvo il mantenersi del tratto bonelliano dell'assoluta ortogonalità della tavola.

Invece a p.20 colpisce l'uso della sgranatura di un glitch pixellato a mostrare l'alterarsi di una matrice virtuale dopo un colpo ricevuto: erano apparse immagini di pixel art in Orfani, ma non ricordo fosse avvenuto ancora l'uso di questo espediente per indicare una disgregazione di una realtà virtuale in ambito bonelliano: un altro elemento che rimarca la vicinanza di Orfani a una certa estetica videoludica, inevitabile soprattutto in questa "puntata virtuale".

La bella doppia splash di 22-23 celebra con logica enfasi il team up su cui ruoterà tutto l'albo: anche qui, torna l'elemento dell'uso della splash come sfondo per vignette più piccole che proseguono la narrazione, d'uso americano (ma con ortogonalità bonelliana).

Pagine molto innovative (ma ormai consuete per Orfani) appaiono poi nella bella sequenza d'azione da 32 a 35: la seconda doppia splash si distingue per un bel montaggio simmetrico, dove appare anche l'elemento della non-ortogonalità (che non mi pare di aver visto così di frequente) con due speculari vignette di taglio triangolare. Si continua insomma la linea di una graduale trasformazione del linguaggio, usando quello più innovativo per spettacolarizzare le sequenze d'azione, mentre la griglia classica continua a mostrare la sua efficacia per quelle narrative (come al solito, rese brillanti dall'ironia guascona dei dialoghi).

Dopo la "morte e resurrezione" dell'eroe (un must in tutti i classici del "down in cyberspace") notiamo che l'immaginario dello spazio virtuale, fino ad allora fantascientifico nei canoni della serie, si fa decisamente più medioevaleggiante, preconizzando quella "discesa nel fantasy" che trionferà nel finale.

L'arrivo di un antagonista a p.67 è certo un tipico colpo di scena legato alla frenetica narrazione di Orfani, dove alleanze e faide devono continuamente sciogliersi e ricoagularsi: tuttavia l'aspetto del losco figuro ricorda qui vagamente (sovrainterpreto?) una versione malvagia di Nathan Never, il modello della SF bonelliana: cosa, nel caso, tutto sommato appropriata per una storia molto cyber, nel solco della tradizione neveriana.



La marcia dell'eroe verso la torre rimanda addirittura al disneyano classico di un film d'animazione come la Bella Addormentata nel bosco, dove la selva dotata di volontà propria è quella che ostacola l'ennesimo Prince Charmant nel suo tentativo di salvare la Bella da Malefica.

Il tutto prepara, a 72-73, il colpo ad effetto della prima splash page verticale (di Orfani, e credo bonelliana, mentre la splash page in genere, anche doppia, era già diffusa in precedenza, come ho spesso detto). Anche qui, torna l'elemento della costellazione di vignette minori, mute per l'occasione, a non interferire con la grandiosità della scena.



Il registro è ormai, più ancor che medioevale e fantasy, propriamente gotico, e sembra anzi di cogliere un esplicito richiamo a quella gothic science fiction seminale che è Metropolis di Fritz Lang, col duello sul tetto tra l'eroe e la demoniaca avversaria (notare, in 85-86, una rara coppia non ortagonale: di tutte le possibili innovazioni, è quella che Orfani centellina di più). Finale ovviamente ad effetto e con doppia splash: "io lo odio, il fantasy" è anche ironia di Recchioni che, dichiarata in passata la sua insofferenza verso il genere, è ultimamente spesso finito a scriverne, sia pure in declinazione personale.

L'attenuare il registro fantascientifico (come consentito dallo scenario di realtà virtuale) è probabilmente anche un modo per ribadire come la scientifiction di Orfani sia soprattutto lo sfondo per un grande dramma dove la minuzia tecnologica non ha interesse in favore di una riflessione sul potere più universale che da estrapolazione fantasociologica.

Ciò che resta costante (e che è per certi versi l'elemento unificante, non solo dell'albo, ma della serie) è l'uso emotivo del colore, che è indubbiamente molto forte nel finale, specie da 79 in poi (all'alternarsi di monocromie azzurre e seppia di Metropolis, abbiamo la logica opposizione di azzurro e rosso di Orfani, in viraggio abbastanza uniforme), ma sulla linea di quanto da sempre avvenuto nella serie. Freddezza inanimata dell'azzurro, rosso come irrompere vitalistico della violenza: la chiara metafora cromatica di fondo pare riproporsi anche qui in modo abbastanza puntuale.

L'albo fornisce dunque un'adeguata ouverture al gran finale di serie (e non solo di stagione) che andrà a completare l'ampio arco narrativo della serie. Una chiusura con cui Recchioni - assieme al suo ampio staff - andrà a dare il senso definitivo a questo vasto affresco futuribile. L'elemento interessante è che le possibilità narrative sono ancora molto aperte, e si potrà avere una vittoria di ognuna delle fazioni in gioco, "bianchi" e "neri", oppure uno stallo. Quello è che è probabile, naturalmente, è l'arrocco a sorpresa di un colpo di scena finale: "la mossa della torre", appunto.

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