Dylan Dog - Non Umano



LORENZO BARBERIS

Avvertenza: presenti alcuni inevitabili spoiler. Leggere prima l'albo.

Il numero 377 di Dylan Dog, in uscita il 27 gennaio (Giorno della Memoria: e la cosa ha una certa coincidenza, come vedremo, con l'albo) vede il ritorno di Giancarlo Marzano al personaggio, dopo un'ultima storia della regolare ancora precedente la "fase due", "La magnifica creatura" al n. 330 (in mezzo vi sono state, comunque, varie "classiche" sul Maxi). Ai disegni Giulio Camagni, che era già apparso su "La fine è il mio inizio", del ciclo del Pianeta dei Morti di Bilotta. La bella cover di Gigi Cavenago prosegue quell'avvicinamento a Stano che si era intravisto nello scorso numero, dopo molte cover "pittoriche" negli albi legati al trentennale dylaniato.

La storia inizia in modo molto classico, come tipico dell'autore, con tanto di una gabbia bonelliana tradizionalissima, salvo che per l'allineamento "ortogonale" delle vignette invece della classica struttura "a mattoncino", che dona un'elegante simmetria, che mi pare sia un tratto usato da Camagni anche nella precedente storia bilottiana, e che bene si sposa al suo segno preciso e pulito, anch'esso a suo modo classico nel nitido bilanciamento chiaroscurale.



Conosciamo la "Dylan Girl" del mese, Tracy Schroeder, e quindi altri due delitti del "nemico del mese": Marzano è sempre buon giallista e ci dà subito, dai tre omicidi commessi e dall'unica vittima risparmiata, qualche indizio per una possibile "sfida al lettore" nell'indagare in parallelo al protagonista. Particolarmente rivelatore si rivelerà il parere negativo della ragazza sul collega, che appare ingiustificato se non nell'ottica finale dell'albo.

Con l'avvio del secondo atto (p.34), Dylan inizia a indagare e sviluppa la connessione che gli fa proseguire l'indagine. Buono l'uso di Carpenter, di nuovo protagonista in una storia che vede centrali le dinamiche della polizia (44-46, ma anche altrove), come già in passato - l'ultima volta con "La fiamma".

Giunti alla fatidica metà albo, il collegamento con Doktor Terror (51) rafforza il tono antirazzista dell'albo, già evidente. Il rimando alla magia nera nazista, oltre che a quell'albo storico, rimanda al recente "Il passo dell'angelo" (che sarà ricollegato anch'esso nell'ormai imminente continuity serrata?); la citazione esplicita - da foto d'epoca - della bandiera comunista connessa positivamente all'antifascismo a p.54 è una marcatura "politica" rara in Bonelli (tranne, appunto, in alcuni Sclavi d'epoca).


Lo stesso Marzano, via facebook, palesa i debiti col Baron Blood di Mario Bava (1972), che ha in effetti molti elementi di connessione con questa storia; e anche quelli con il Baron Blood marvelliano, apparso nel 1976 e, probabilmente, a sua volta debitore del vampiro di Bava. A suo modo, un'ironia (volontaria?) sull'eterno e anche legittimo gioco di "chi plagia chi".


Ma la connessione più importante è quella forse col barone Kurt Schroeder, figura poco nota ma centrale del nazismo, che dà le fattezze al personaggio. Non solo il personaggio storico è quello che consente l'accordo scellerato tra Hitler e le destre di Von Papen e Hindemburg che gli consegnano definitivamente il potere, ma organizza il supporto bancario internazionale al nazismo, le cui responsabilità non sono mai state totalmente accertate (anche per la difficoltà di ricostruire le perverse circonvoluzioni degli squali della finanza).



Naturalmente, la cosa è particolarmente interessante in connessione a John Ghost - che rappresenta l'anello di congiunzione, invece, tra il potere finanziario inglese e il mondo occulto. Ovviamente, è impossibile dire a priori se si riveleranno alleati o avversari: ma data l'ostilità di Ghost verso le influenze vampiriche esterne (visibile anche nel crossover dampyriano) alla fine penso che, a suo modo, Ghost difenda la perfida Albione dagli ancor più malvagi avversari.

L'ultimo terzo dell'albo, come spesso capita (anche se ormai non vi è più da tempo la "triplice scansione" esplicita delle storie di un tempo, con tre sottotitoli) è il segno dell'accelerazione finale: a p.66, l'ultima vignetta dà una indicazione subliminale ma rivelatoria sulla possibile identità di Baron Blut (non ho rilevato indizi precedenti, almeno espliciti). P. 67, invece, con la nuova riapparizione del Sovraintendente, inserisce l'albo in quella continuity avviata con "Mai più ispettore Bloch", in attesa dell'avvio della continuità stretta a ottobre.

Efficace la quadrupla di p.73 (nell'uso sempre misurato che Marzano fa di questi espedienti), come pure la sequenza d'azione finale, dove è notevole l'abilità congiunta di sceneggiatore e disegnatore nel realizzare una scena d'azione frenetica e concitata nel più rigoroso rispetto della griglia bonelliana (unica concessione, come già detto, l'uso della quadrupla, in 89). La vittoria finale ottenuta da Dylan rimanda ovviamente a una citazione dei Blues Brothers, ma evidenzia come sia la DYD 666 (auto dotata indubbiamente di un sottile statuto sovrannaturale, come il suo proprietario, anche solo come sua estensione archetipa) a distruggere il mostro, più che le armi convenzionali.

Ultime tavole con un forte senso di continuity e, in particolare, ultima tavola con una potente, significativa rivelazione (anche se penso, anche in questo caso, a un'infiltrazione più che a un'adesione). Interessante che l'accelerata continuità avvenga in un albo affidato a uno sceneggiatore molto valido ma ritenuto "classico" come Marzano, da cui il lettore si poteva maggiormente attendere una storia tradizionale. In ogni caso, il ciclo della meteora è ormai imminente, e vedremo se quando apparirà l'attesa apocalisse dylaniata questi set up troveranno adeguato pay off.


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