Il Linus di Igort


LORENZO BARBERIS

Il momento che stiamo vivendo per il fumetto italiano è molto interessante.
La situazione è molto dinamica nel fumetto seriale, che sta gradualmente separandosi dalle gabbia delle due etichette tradizionali di "fumetto popolare" e "fumetto da edicola". Un processo, ovviamente, in corso da tempo, ma che ultimamente sta avendo una notevole accelerazione.

Altro fenomeno che pare giunto alla sua "singolarità" (ovvero il punto di accelerazione dove le cose cambiano rapidamente e significativamente) è l'annoso tema della legittimazione del fumetto nella cultura alta: un fattore che dovrebbe essere scontato da tempo, ma che vede sacche residuali di resistenza magari minori e sottili, ma pervicaci. Un esempio è sicuramente il lancio di una linea di fumetti da parte di Feltrinelli (di cui, come altri, ho scritto qui), un altro esempio lampante e molto recente - notizia di ieri - è il prestigioso avvicendamento avvenuto su una storica testata del fumetto italiano come Linus, dove è giunto quale nuovo direttore uno dei massimi esponenti del fumetto "autoriale" italiano, Igor Tuveri in arte Igort.



Fondatore (nel 2000) di Coconino Press, una delle massime editrici del fumetto d'arte in Italia, nello scorso 2017 Igort aveva lasciato l'editrice (vedi qui) non senza qualche nota garbatamente polemica ("Ora in casa Coconino questo lavoro, senza ingerenze, libero, sereno, non è più possibile svolgerlo", diceva nel discorso d'addio), lasciando il posto al nuovo direttore Ratigher, espressione di un fumetto parimenti autoriale ma appartenente a una generazione (e in parte anche a un linguaggio) successiva (di Ratigher ho scritto sul blog qui, sia sui suoi fumetti autoriali, sia ovviamente sulle sue incursioni dylaniate nel seriale).



Igort approdava invece nella nascente Oblomov (ne ho scritto, a margine, qui su LSB) in collaborazione con la Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, nuova casa editrice di varia che annoverava all'interno del suo parco autori anche il massimo intellettuale italiano dell'ultimo periodo, Umberto Eco, scomparso poco dopo la nuova avventura editoriale (vedi qui per i riferimenti più precisi). Naturalmente, "il progetto gli sarebbe piaciuto", sottolinea l'editrice, data anche l'importanza di Eco nella legittimazione del fumetto a livello mondiale. E proprio Eco era stato, tra l'altro, tra i maestri di cerimonie del primo numero di Linus, nel lontano 1965, in una tavola rotonda cartacea con Elio Vittorini, portatore della tradizione del neorealismo più critico, e Oreste Del Buono.



Questo "cambio della guardia" è dunque particolarmente rilevante: e il discorso di accettazione dell'incarico di Igort, comunicato su Facebook, fa trasparire subito una linea abbastanza precisa:

"Ho accettato di dirigere Linus. I lavori sono in corso; a giugno firmerò il primo numero e comincerà la piccola rivoluzione, tesa a ridefinire le linee guida, e riportare, se possibile, Linus agli antichi fasti, presentando lavori di epoche diverse, dai classici della Storia del fumetto fino alle ultimissime tendenze del racconto autobiografico.

Grazie a una circostanza fortuita (una breve vacanza insieme) mi sono trovato a riflettere sul "dove siamo oggi, nel mondo del cartooning", insieme ad amici geniali del calibro di Art Spiegelman e Francoise Mouly (co-fondatrice di Raw e art director del New Yorker). Sono stati giorni divertenti e creativi fertili di proposte e idee. Sin dal primo numero del nuovo Linus ci saranno dunque loro lavori e uno sguardo a 360 gradi sull’immaginario contemporaneo. Molte saranno le sinergie con Oblomov, ovviamente, e l'ingresso di autori che mai hanno pubblicato sulle pagine di questo storico mensile su cui, editorialmente parlando, io stesso ho visto la luce nel lontano 1981.

Linus ospiterà occasionalmente anche l’inserto Resist curato da Nadjia Spiegelman e Francoise Mouly che ha anticipato il movimento Me-too, contro le molestie e una visione rapace della sessualità. E una serie di scritti e rubriche di autori di punta della scena internazionale. Scrittori, intellettuali, filosofi che porteranno con visione garbatamente ironiche il loro sguardo sulla vita, sulle trasformazioni in atto."




Dichiarazione impeccabile, ovviamente, e tra le righe molto interessante. Si parla di "piccola rivoluzione" (quindi più discontinuità che continuità) e di ritorno agli "antichi fasti" (quindi, più restaurazione - in senso tecnico - che innovazione), con un ritorno ai classici e certo anche alle ultime tendenze, ma con l'enfasi sul "racconto biografico" (e quindi meno sulla sperimentazione radicale). Non si ringrazia - non che sia doveroso, chiaro, ma è certo un segnale - il direttore uscente, Pietro Galeotti, e il suo caporedattore Ivan Carozzi, che si erano contraddistinti per aperture sperimentali fumettistiche, con Hurricane (coordinatore, se ricordo bene, della parte fumettistica) Maicol&Mirco, Fabio Tonetto, solo per citarne alcuni, e nei testi, con un autore come Raffaele Ventura (della sua fondamentale opera sulla "classe disagiata" ho scritto qui).

Per contro, Igort sottolinea indirettamente l'inevitabile molto maggior peso del suo nome a livello di fumetto non solo italiano, e rivendica collaborazioni con "mostri sacri" come Art Spiegelman (primo autore a fumetti a vincere il Pulitzer, nel 1992) e una rivista come RAW (la figlia di Spiegelman collaborerà, a quanto dichiarato, con la nuova gestione, con un inserto femminista di estrema attualità). In generale, il focus non è quindi più sulla sperimentazione fumettistica, come si sembrava tendere negli ultimi anni, ma su un mix di narrazioni o biografiche o socialmente impegnate (almeno, a quanto ho potuto capire dall'introduzione). Una Linus-linea in maggiore continuità col passato e con lo spirito della rivista, che ha un indubbio senso editoriale nel recupero delle molte generazioni che vivevano quel Linus come identitario.

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