Un eroe una battaglia - Le nevi di Stalingrado


LORENZO BARBERIS

Si conclude, almeno per ora, con questo "Le nevi di Stalingrado" la serie di Un eroe una battaglia voluta da Editoriale Cosmo, un interessante collana di fumetto storico (le altre tre uscite sono recensite qui sul blog). Quest'ultima puntata vede alla sceneggiatura Davide La Rosa, accompagnato ai disegni da Valerio Befani, andando a indagare un episodio cruciale della seconda guerra mondiale (di recente tornata anche di attenzione cinematografica, con Dunkirk di Nolan e recentemente con L'ora più buia). 

Qui siamo però dalle parti di un'epica meno cantata ad occidente, specie ad Hollywood: la terribile battaglia di Stalingrado, che con una resistenza disperata fermò l'avanzata russa, svolgendo un ruolo cruciale nel fermare i deliranti piani di Hitler di un Nuovo Ordine perlomeno, inizialmente, europeo. Il paradosso, naturalmente, sta nel fatto che ad aver fermato la barbarie nazifascista (dopo la resistenza dell'Inghilterra giustamente celebrata nei due film suddetti, e prima del comunque determinante intervento americano) sia stato l'altro grande volto del Giano bifronte del totalitarismo novecentesco: Stalin, "uomo d'acciaio", tiranno crudele e paranoico, ma inflessibile anche nella resistenza all'invasione hitleriana (perfino il più spietato atto d'accusa allo stalinismo, un capolavoro come "Animal Farm", deve riconoscere in questo un pur limitato valore positivo al Komrade Napoleon).



Il fumetto è interessante anche perché vede a soggetto e sceneggiatura un autore come Davide La Rosa, qui in un terreno molto distante da quello a cui comunemente è associato. La Rosa infatti, come autore completo, è alfiere dei "Fumetti disegnati male", declinazione surreale dei comics in cui l'autore si serve di un tratto a dir poco essenziale (ma funzionale) per storie che potremmo definire di "Fumetto dell'assurdo", rubando la celebre definizione teatrale a Ionesco e soci. Qui il blog dell'autore, dove si può apprezzare una vasta produzione, di cui la punta più interessante è invece il vasto ciclo (che oggi è giunto al capitolo dedicato a Parini) di un Rosaverso letterario (qui la mia recensione su Lo Spazio Bianco).




La Rosa dimostra di muoversi a suo agio nel nuovo scenario, adeguandosi bene alla vox media di questa serie, di cui rispetta tutte le caratteristiche: narrazione storica romanzata ma ben documentata, senza eccessi di partigianeria (e se era logica una rinuncia ad un esplicito registro comico-demenziale, pensavo di trovare una lettura più "politica" dell'episodio: invece è forse presente, ma molto tra le righe), presenza di un personaggio centrale (qui, per la prima volta, una donna, come evidente già dalla bella cover di Elio Bonetti) ma su uno sfondo corale; e così via, fino ai dettagli qualificanti, come l'uso delle mappe per tenere il passo dello sviluppo del quadro d'insieme, e l'accentuato dinamismo della situazione.

Detto questo, la vicenda si sviluppa quindi in modo avvicente, come lo è di base la narrazione di ogni Grande Assedio (seminale, tramite l'Iliade, di tutta la nostra letteratura occidentale). Significativa anzi la nota dolente che assume anche la connotazione dell'esercito tedesco, tratteggiato giustamente nelle sue caratteristiche più umane; tuttavia perfino il generale Paulus, figura effettivamente non sovrapponibile al nazismo nel suo presentarsi come "tecnico della guerra", ma tutt'altro che priva di ambiguità, e che qui nel finale riceve un ritratto quasi lusinghiero, che lascia qualche perplessità un po' forse anche per la sede conclusiva che gli viene assegnata. Non manca qualche affondo graffiante, naturalmente (come la vignetta qui sotto, di chiaro sapore antifascista) ma mi sarei atteso ancora di più. 





Efficaci comunque in particolare alcune scelte di narrazione necessarie per rendere lo sviluppo di un assedio lungo (come pagina 42-43, tavole bipartite dallo sfogliarsi dei giorni del calendario) o i "fotogrammi disegnati" di p.52-53. Per il resto, ritroviamo le soluzioni tipiche della serie, una buona alternanza della gabbia tradizionale del formato pocket,  due strisce di una o due vignette, e molte splash page anche smarginate per dare enfasi alle scene più spettacolari. Un nuovo linguaggio italiano che è stato sdoganato (con sintesi inevitabilmente diverse) anche nel formato bonellide (come in Caput Mundi e, prima, in Battaglia, emblematico in questo: nato a pocket, portato poi a bonellide). Linguaggio che ormai - per mediazione soprattutto di Recchioni - è anche linguaggio comune in Bonelli, almeno nella diade (importante) Dylan Dog e Orfani, e che indubbiamente dimostra, anche con una serie come questa, la sua efficacia.




Anche i disegni di Valerio Befani appaiono nella linea della serie (con una parziale differenza del primo numero): un segno veloce, dinamico, basato su nervose campiture di bianchi e neri. Lo scenario innevato di Stalingrado è ottimo per far risaltare in massimo grado la forza del contrasto chiaroscurale, e Befani sa giocare in modo efficace al proposito. Resta la mia convinzione (confermata da alcune colorazioni provate sperimentalmente dalla Cosmo sui disegni dell'ultimo numero napoleonico) che queste storie di guerra, basate su una forte componente drammatica, si sposerebbero bene ad una colorazione "emotiva".

In ogni caso, unadegna conclusione per una valida serie storica, nella speranza che possa, in futuro, trovare magari ancora nuove forme e incarnazioni. La grande macelleria a cielo aperto della Storia, purtroppo, non è avara di spunti da esplorare.




Credits

La Neve Di Stalingrado

A cura di Giulio A.Gualtieri
Soggetto e Sceneggiatura: Davide La Rosa
Disegni: Valerio Befani
Copertina: Elia Bonetti
Lettering: Maria Letizia Mirabella

Ufficio Stampa: Maria Rosaria Giampaglia.

Post più popolari