La street art di Caravaggio


LORENZO BARBERIS

L'epoca politica che stiamo vivendo è forse sconfortante ma offre soddisfazioni satiriche notevoli. Eccellente ad esempio il recente caso della street art di Sirante, che ha realizzato una nuova versione de "I Bari" di Cavaraggio.



L'opera originaria è del 1594, e fa parte della prima fase della produzione romana di Michelangelo Merisi, quando l'autore effigiava ancora scene di vita quotidiana, tratte dal mondo furbesco che lo circondava. Uno dei capolavori relativamente meno noti dell'autore (che ho visto, in una copia identica, nella bella mostra di falsi d'autore di Fossano, l'anno scorso: ne scrissi qui). 

Nella scena, un giovane vestito elegantemente di nero non si accorge del complice che spia alle sue spalle le carte e fa segni al baro, il quale estrae di tasca il classico "asso nella manica" su suggerimento del compare.

Salvini ha in effetti una discreta somiglianza col baro adulto che spia le carte, e Di Maio può andare come baro giovane, anche se il murale lo mette incongruamente di tre quarti verso lo spettatore (ovviamente, per renderlo riconoscibile) e con un'espressione esplicitamente sardonica mentre il baro di Caravaggio è ammirabile per la sua pokerface.

L'opera è divertente, anche se per paradosso è Berlusconi che fa segnali alle spalle di Salvini in un recente video, contando i punti "uno, due, tre" proprio come il baro caravaggesco. Ma, al di là di questo, non è certo il giovinotto ingenuo del quadro, ed è più lui a tenere in scacco i due giovani antagonisti di quanto loro incastrino lui, almeno finora. 


Ma del resto il graffito può avere valenza ironica, per antifrasi, come i recenti graffiti di TvBoy, altro autore che ha effigiato gli amorosi sensi tra Salvini e Di Maio con un bacio gay (sul modello del simile amore omoerotico tra Trump e Putin, oggi piuttosto sfumato coi missili sulla Siria) e una Giorgia Meloni che ha completato l'imbellettamento post-missino con un'immagine con un ragazzino nero in braccio.



La rilettura di Caravaggio era stata tentata anche da un giovane autore monregalese come Andrea Pettiti (vedi qui) con però un ritaglio dell'immagine che andava a trasformare la carta in uno smartphone, e una evoluzione stilistica da Caravaggio a Picasso.

E il rimando allo smartphone è interessante anche sotto un profilo meta-artistico, perché in effetti tutto questo tipo di street art ha anticipato, nelle sue soluzioni brillanti, l'attuale memetica digitale in senso esteso, ovvero il gusto per la comunicazione dei social per la battuta brillante tradotta in un'immagine arguta. Uno stile che ha le sue radici profonde nelle scritte murali, che risalgono ben più indietro, da Pasquino fino alle scritte murarie di Pompei, ma che la moderna comunicazione accelerata ha messo al centro del discorso.

Insomma, non resta che attendere la prossima mossa della politica per una nuova rilettura autoriale, sulla rete social e sui muri delle nostre città, due scenari ormai strettamente interconnessi.

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