Il paese dei tre santi / recensione.


LORENZO BARBERIS

"Il paese dei tre santi", uscito di recente in versione libraria per Kleiner Flug, è un bel fumetto ospitato online da Mammaiuto, interessante collettivo fumettistico emerso recentemente (il loro fumetto "I tre cani" è meritoriamente in nomination ai Premi Micheluzzi del Comicon napoletano).

Scritto da  Stefano Nardella e disegnato da Vincenzo Bizzarri, il fumetto è ambientato in un paese nei dintorni di Foggia (probabilmente San Nicandro Garganico, come coglie Fighera su LSB in questo articolo), e ci mostra la presenza di una mafia meno nota ma ugualmente pervasiva a livello sotterraneo, collegata probabilmente (ma non è mai citata apertamente) alla Sacra Corona Unita o alla sua attuale incarnazione.

Il disegno è estremamente efficace, e ricorda a tratti - pur nel segno personale dell'autore - alcune soluzioni visive di Gipi, nel tratteggio nervoso dei volti, nei denti affilati, squaleschi, dei personaggi aggressivi che predominano questo mondo corrotto.

Il prevalere dei toni assolati del giallo che dominano le tavole di ambientazione diurna ed esterna, in contrasto coi toni verdastri delle scene in penombra o in notturna, non evoca la solarità ma piuttosto un'assolata desolazione, in un miasmatico e soffocante senso di decadimento che prima che dalla trama (elegantemente congegnata) traspare dalle singole scene, dai singoli segni.



La tavola è strutturata su quattro strisce, alla francese, con un prevalere di scene mute o di minime battute di dialogo, in un dialetto stretto che tuttavia non pregiudica la comprensione del dipanarsi dell'azione, quasi sempre in un ritmo lento e indolente per poi scatenarsi in rapide accelerazioni di ultraviolenza concitata.

Le tre tensioni narrative che animano la storia sono legate ai tre personaggi principali, i tre ambigui "santi" che, al di là delle loro intenzioni, purificano il paese, pur senza condurre ad una autentica redenzione. 




Una redenzione mancata, una "redenzione immorale" che diviene ancor più disturbante per due fattori: la chiusura tutto sommato aperta, e non decisamente risolutiva, del finale della narrazione, e la presenza ossessiva della Chiesa, di una ritualità sacra stanca, spenta sotto il fasto retorico pesante delle statue laccate in oro, lo sfarzo di un cerimoniale svuotato di senso.

In conclusione, dunque, un lavoro di grande qualità e fascino, uno dei molteplici fermenti di questo nuovo fumetto italiano oggi particolarmente vivo e interessante.



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