Mercurio Loi 10 - L'uomo orizzontale


LORENZO BARBERIS

Recensisco con un certo ritardo questo decimo numero di Mercurio Loi, il primo del nuovo corso bimestrale, uscito il 22 marzo 2018. Del resto, per un albo dedicato al concetto filosofico e concreto di pigrizia mi pare una scelta appropriata.

Inoltre, proprio ieri sono avvenute le premiazioni del Premio Micheluzzi del Comicon napoletano (vedi qui; invece qui quanto avevo scritto in occasione delle nomination), che hanno visto una netta affermazione di Mercurio Loi, che ha vinto il premio per la migliore serie, mentre il creatore Alessandro Bilotta ha vinto come migliore sceneggiatore.



Tra l'altro, il miglior fumetto è andato a Luna del mattino di Francesco Cattani (potete vederne una anteprima qui), opera che non ho ancora purtroppo avuto modo di leggere, ma che premia anche il disegnatore di quest'albo di Mercurio Loi di cui stiamo andando a parlare, dove il disegnatore fa un ottimo lavoro nel rendere fluida e gradevole l'operazione concettuale brillante ma difficile messa in scena da Bilotta.

A margine, il premio a Cattani assieme al premio per Stupor Mundi come opera straniera, va anche di fatto a premiare il nuovo corso della Coconino passata l'anno scorso dalla guida di Igort a Ratigher (vedi qui), mentre la nuova Oblomov di Igort vince con Barbara Baldi miglior disegnatrice e un fumetto di Chris Ware.

Sul webcomics, buona l'affermazione de "I tre cani" (leggibile online qui), che va a premiare, oltre agli autori Samuel Daveti e Laura Camelli, anche il collettivo Mammaiuto, che presenta molti fumetti validi (ho apprezzato molto anche Ross, e scritto de Il paese dei tre santi). Peccato per conseguente mancato premio a Josephine Yole Signorelli, i cui "Fumetti brutti" erano un'altra bella e recente rivelazione, bene anche per Graveyard kids di Davide Minciaroni (leggibile online qui).

Tornando a Mercurio Loi, sono molto contento di questa doppia affermazione, che conferma la qualità di questa serie che ho spesso seguito qui sul blog (vedi qui). E anche questo nuovo numero 10 conferma un alto tasso di sperimentazione, all'interno di quello stile raffinatamente ironico a cui Bilotta ci ha ormai abituati, soprattutto su questa serie.



La cover del prestigioso copertinista Manuel Fior è particolarmente brillante, in quanto mette subito in evidenza il carattere anche metafumettistico del tema de "L'uomo orizzontale": Mercurio Loi verticale osserva il quadro che ritrae il Mercurio Loi orizzontale, creando sostanzialmente una doppia cover orientabile nei due sensi (il titolo del quadro duplica di fatto la scritta del titolo dell'albo).

La riflessione di Bilotta nell'editoriale ad inizio albo è come al solito decisamente brillante; da docente, mi ritrovo molto nelle sue considerazioni su una scuola sempre più appiattita su obiettivi professionalizzati, il negotium (nec-otium) a scapito dell'otium, che per i latini era indispensabile a una corretta preparazione filosofica all'applicazione concreta.

L'albo si apre poi con una tavola muta di impostazione classica (5) con cui è messo in scena il presupposto narrativo: Loi si sdraia per non alzarsi più fino alla simmetrica tavola 98.

La pagina successiva, incentrata su Ottone (6), introduce sottilmente i due ordini geometrici, verticale ed orizzontale, su cui sarà strutturata tutta la storia, mentre a p.12 giungono gli "avversari del mese", gli Inerti, che usano la loro staticità come potente arma politica. La loro è la forza distruttiva dei grandi "inattivi" della letteratura, il Bartleby americano di Melville che scardina l'efficienza dell'ufficio con il suo "preferirei di no" e l'Oblomov russo (nome ripreso dalla nuova casa editrice a fumetti di Igort tra l'altro).

Il rapporto tra Ottone e Mercurio ricorda un po', in quest'anno, quello tra Archie Goodwin e Nero Wolfe nella serie di Rex Stout, anche se l'immobilità di Mercurio non è causata, come il Wolfe, dalla stazza mastodontica (su questo è al limite opposto, riprendendo la originaria magrezza holmesiana).




Le tavole 14-15 riprendono il dualismo verticale-orizzontale nella struttura delle vignette (si noti in particolare l'ultima di p.15, i cui disegni sarebbero da leggersi verticalmente, anche se il testo è in orizzontale) e anticipano la grande innovazione di montaggio: tavole che da 16-17 in poi si leggono "in verticale".

Una innovazione che - almeno con questa programmaticità - non ricordo in Bonelli, ed è indubbiamente un nuovo segno della innovatività della testata. Tra l'altro, con questo schema (introdotto da una bella splash di Loi, a p. 16, che ricorda in parte la posa di copertina), Bilotta non si limita a costringere il lettore a un nuovo rapporto con l'albo, più "interattivo" (durante la lettura va girato, cambiando il punto di vista), ma ritaglia delle nuove tavole "a doppia pagina", dal respiro insolitamente ampio nel formato quaderno della Bonelli.



Come già detto, un buon merito va riconosciuto al disegnatore Francesco Cattani: una innovazione di questo tipo poteva rischiare di rendere meno scorrevole la lettura, mentre Cattani riesce a gestire molto bene i vari passaggi (piuttosto "innaturali" non solo in Bonelli, ma in tutto il fumetto salvo casi iper-sperimentali) e a sfruttare bene anche le "tavole doppie" a più vasto respiro che Bilotta gli rende disponibili. Il tratto elegante ma essenziale dell'autore sembra congegnale a questo tipo di montaggio davvero "dinamico" (non solo in senso interno all'albo, come solitamente si usa, ma in una dinamica dell'albo, che va ruotato) mentre uno stile troppo dettagliato e minuzioso avrebbe amalgamato meno bene il flusso narrativo. Alcuni tratteggi, alcune belle asprezze dei volti ricordano per l'appunto proprio lo stile di un maestro come Attilio Micheluzzi, che frequentemente si era tra l'altro occupato di fumetto d'ambientazione "storica" (se interessati, vedere qui un mio recente pezzo).

Anche i colori di Andrea Meloni svolgono un ottimo lavoro, naturalmente, ma - come negli altri coloristi di questa serie - il loro compito sembra essere quello di garantire (finora) una unità stilistica della serie e non solo dell'albo, tramite il prevalere del "colore giallo" (titolo di un albo significativo al proposito) della solarità opposto al campo semantico/cromatico del nero e del viola che rappresenta l'ovvia antinomia della tenebra (in viola sono quasi sempre, anche in modo antinaturalistico, gli Inerti in quest'albo, ad esempio). Un tono emotivo unificante (come, negli Orfani di Recchioni, questa unità cromatica è fornita dalla diade rosso-blu, violenza-tecnologia) di grande efficacia, ma che rende meno evidente il peso specifico del colore nel singolo albo. In questo caso, forse, si può specificare che il modo di sviluppare le scelte cromatiche aiuta nella percezione di alcuni stilemi micheluzziani presenti nel lavoro di Cattani.
  


Il ritorno al verticale (20) si accompagna a vignette di taglio fortemente verticalizzato, mentre il potere degli Inerti si manifesta appieno. Le simmetrie delle tavole rispecchiano simmetrie filosofiche anche sottili: ad esempio, al giro di boa di metà albo, due pagine come 46-47 mettono in simmetria la stasi di Galatea e l'inutile frettoloso attivismo del borghese, su un nuovo asse non verticale-orizzontale, ma diagonale.



Da notare che anche Ottone si pone spesso "in orizzontale" in quest'albo (p.30), ma per una esausta stanchezza derivante dalla sua inattività, non dalla pigrizia filosofica di Mercurio, e quindi la sua azione non ribalta l'orientamento della tavola. Il maggior punto di tale contrasto è dato da p.48: grazie al montaggio Mercurio è orizzontale ma verticale (inattivo, ma di una inattività fertile e creativo: anche nella vignetta conclusiva della sequenza, a p.53, o nell'immancabile rito del barbiere, a p.56-57), mentre Ottone è "rovesciato" come l'appeso dei Tarocchi.

L'immobilità della posa, un nuovo tipo di inerzia, accomuna le indagini dinamiche di Ottone (58-59) e quelle statiche di Mercurio Loi, intento a farsi ritrarre nel dipinto presentato in copertina (66 e seguenti, nell'ultimo terzo della storia). In mezzo, a 64-65, l'inseguimento rocambolesco (con toni da fumetto comico, vagamente alla Tintin forse), dove Mercurio forse ha violato (o forse no: non viene del tutto sciolto il dubbio) la sua staticità programmatica (e la tavola, significativamente, ha seguito il nuovo orientamento "orizzontale").



 La conclusione dell'albo chiarisce la derivazione parziale delle teorie degli Inerti da Loi, ma al tempo stesso Ottone (in un raro guizzo di consapevolezza in un apprendista ancora molto allo stato di "pietra grezza") obietta la loro assenza di nonviolenza (93): la loro passività è una passività aggressiva, non pacificatrice, anche nell'opporsi statisticamente all'oppressivo potere dello stato papalino.  La chiusura ancora una volta aperta e terribile conclude circolarmente l'albo, senza volutamente "risolvere" alcuno dei conflitti presentati al lettore.

Resta l'ennesima testimonianza di un grande lavoro di scavo sul medium del fumetto, che spero avrà una valenza anche al di là di questa singola serie, sdoganando nuove modalità di linguaggio introdotte (quando non create) da Bilotta e dai suoi in questa serie, meritoriamente premiata.

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