Cronache dalle periferie dell'impero / recensione



LORENZO BARBERIS

Questo secondo romanzo a fumetti realizzato da Antonella Selva (del primo avevo scritto qui) si pone, nell'introduzione dell'autrice, come un "fumetto gramsciano", ovvero un tentativo di raccontare la storia di tre "resistenze" all'attuale "impero", ovvero il sistema capitalistico letto da una prospettiva di opposizione. Il volume è disponibile qui, sul sito dell'editore, Il Girovago:

http://www.ilgirovago.com/selva-cronache-impero/


Le tre storie sono quelle evocate dai tre omini in verde che appaiono in copertina, quasi simmetrici alle tre donne che apparivano sulla cover di "Femministe", il lavoro precedente (anche qui tre storie al femminile di "resistenza" a un certo diffuso modello patriarcale, a loro modo). Se in "Femministe" l'intreccio tra le tre storie avveniva in modo diretto, col concreto intrecciarsi delle vite dei tre personaggi, in queste "Cronache" l'incontro avviene in modo più indiretto, "a distanza", unendo così tre punti marginali dell'odierno "Impero" economico, o meglio di una delle sue macro-regioni, quel bacino del Mediterraneo oggetto anche oggi - come sempre nella storia - di conflitti volto al dominio del suo spazio fisico e simbolico (per ironia, quindi, un macro-spazio coincidente con l'antico "Impero", quello romano, che aveva il suo fulcro e la sua ragione d'essere proprio nel dominio del Mare Nostrum).

La cosa interessante è che questo libro è anche, oltre che gramsciano, un raro caso di fumetto "geografico". Anche in altri libri legati a tematiche sociali in una prospettiva simile (e nello stesso femministe) prevale una prospettiva storica o al limite sociologica o antropologica: la narrazione di storie di persone che si intrecciano alle Storie (solitamente non quella ufficiale, "scolastica" nel senso di "mainstream"). Qui alla dimensione "temporale", pur ovviamente presente, si compenetra alla dimensione spaziale, scandita dalle mappe che introducono i vari capitoli e triangolano tra loro le tre storie, mostrandone la stretta interconnessione.



La strada di Calum riprende una vicenda narrata da Roger Hutchinson, che appare nella cornice in bianco e nero come voce narrante - mentre la storia principale è narrata in una bicromia acquerellata tra verde e viola acquerellati che riprende le scelte cromatiche della copertina. Il verde indubbiamente evoca il colore della natura incontaminata del territorio celtico, mentre il viola contribuisce a venare il tutto di una sottile, malinconica nostalgia per quel mondo perduto (l'azione è del resto collocata nel passato). L'impostazione di tavola, come già in femministe, è la consueta griglia italiana su tre vignette, usata con rare variazioni (p.14) ma in modo sostanzialmente tradizionale. Non manca l'inserimento di qualche splash page, con margine e non (25, 27), o qualche tavola più testuale ove necessario (23,24), ma prevale - qui come più avanti - l'esigenza della chiarezza della narrazione.



La seconda vicenda collega a questa storia di isolamento "celtica" una simmetrica storia di rinascita nel Maghreb, dove una comunità isolata riesce a riconnettersi al tessuto globale con un simile, caparbio lavoro materiale e culturale della comunità dei giovani locali. Alla bicromia si sostituisce qui il colore, anche se continuano a predominare un dualismo: il giallo della sabbia, in primis, e l'azzurro del cielo. La storia è simile, ma invece di una strada, qui la (ri)costruzione riguarda un'antica fortezza: non il collegamento in sé ma un punto di attrazione per questo villaggio affascinante ma dimenticato. Se nella prima storia spicca l'impresa eccezionale del singolo, qui invece predomina la comunità giovanile al centro di un progetto condiviso (sebbene anche nel primo caso, naturalmente, l'impresa individuale diviene stimolo a un rifiorire collettivo).



La terza vicenda riguarda Rosarno (ma si accenna anche a Saluzzo, qui vicinissimo a me, nel Cuneese, a indicare che è una dinamica "sistemica" e non un caso isolato). A prevalere questa volta sono il verde e il rosso (colori della bandiera italiana? forse, ma è possibile vedervi anche altri simbolismi: la terra - come nella prima storia - e la lotta, ad esempio). Il montaggio si fa più frammentario e sincopato, prevalgono tavole irregolari, con una storia più esplicitamente di lotta che non di "costruzione" (anche se il senso dell'opera naturalmente sottende una forte interrelazione tra le tre esperienze, e tra queste ed altre simili sfide "lillipuziane" al colosso del sistema turbocapitalistico della finanza globale).

Anche qui, come nelle altre due narrazioni, frequente è il ricorso alle cartografie, espediente geografico in sé non nuovo nel fumetto, ma raramente così insistito. Proprio queste carte geografiche divengono il collante della narrazione, lo strumento che consente di intessere la texture di relazioni che l'opera costruisce.

Un fumetto gramsciano, quindi storicista, ma anche dunque un fumetto "cartografico", e quindi "geografista", potremmo dire. Una direzione di sviluppo interessante, all'interno di un "neo-neorealismo" odierno. Oppure, tout court, di una nuova tappa nel grande percorso del realismo italiano ed europeo, dalla letteratura dell'Ottocento - anche Manzoni in fondo narra storie di "ultimi" che divengono chiave di lettura storica... - fino a Saviano, che similmente tesse le sue vicende di camorra tramite un collage di narrazioni, passando per il cinema e per un vasto terreno di fumetto d'impegno sociale che non è il mio principale ambito di studio (operando soprattutto sul fumetto seriale italiano, che con questa tradizione comunque talvolta si è intrecciato) ma che sarebbe un percorso fruttuoso da approfondire e sistematizzare.

Nell'attesa che Antonella Selva ponga una nuova tappa della sua interessante evoluzione fumettistica, forse approfondendo questa concezione tutto sommato innovativa del fumetto come mappatura del sociale, magari (ma qui è ovviamente un parere soggettivo) declinando con ancor maggiore rigore "cartografico" e documentario la componente "planimetrica" del suo lavoro, addirittura intersecandosi, volendo, con la visione dell'infografica (che a sua volta è debitrice, per certi versi, del linguaggio fumettistico) innervata però di narrazione.

Un seguito della ricerca è del resto quasi inevitabile, dato che lo sviluppo triadico sembra particolarmente congegnale all'autrice.

Antonella Selva, Cronache dalle periferie dell'impero
http://www.ilgirovago.com/selva-cronache-impero/


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