Emanuele Racca - La caduta (2014) / recensione.


LORENZO BARBERIS

(possibili spoiler: consiglio di leggere prima l'albo)

Mi è capitato di recente, durante l'Illustrada monregalese, di presentare Emanuele Racca, giovane autore Bao originario di Bra (e attualmente residente a Cherasco), che ha illustrato il volume "Ugo-go-go" (2018) sulla sceneggiatura di Ilaria Mattioni: un'opera - assieme ad alcune altre - con cui la Bao sta provando ad esplorare la narrativa per ragazzi.

Non escludo di tornarci sopra, prima o poi: ma Racca ha anche scritto un altro volume come autore completo, nel 2014, che è stato il suo lavoro d'esordio (a parte alcuni lavori brevi, come un paio di webcomics per una bella testata quale Graphic News, si tratta per ora dei suoi unici due romanzi a fumetti).


Il romanzo a fumetti (che gode anche di una prefazione di Otto Gabos) è infatti giocato in modo interessante sul non-detto e sulla pluralità di livelli narrativi, a partire da quella "caduta" del titolo che può avere almeno tre livelli narrativi: quello letterale - la caduta di Richi che dà inizio alla narrazione - quello simbolico (la "caduta" in un'infanzia all'apparenza serena ma di fatto difficile, sradicata) e la caduta di "Bobby Fischer", il compagno di gioco (di scacchi) invisibile di Richi, che potrebbe anch'egli essere "caduto" da un Altrove mai pienamente rivelato (e che appare anch'egli, seminascosto, in copertina).



La griglia su quattro strisce, alla francese, riproduce in sostanza (con inevitabili variazioni) una scacchiera non dissimile da quella che sarà al centro della narrazione. Lo stile essenziale, volutamente un po' rigido e demodé, rimanda certo in generale al fumetto "indie" e underground, ma anche all'avanguardia storica dell'arte novecentesca, con alcune soluzioni che denotano una ricezione - intenzionale o "automatica" - di stilemi di certa incisione espressionista.  

Soprattutto, un segno particolarmente idoneo al mondo in cui è ambientato, gli anni '60 in cui inizia il boom economico e la trasformazione del costumi, ma si mantiene anche ancora una certa rigidità impacciata dei rapporti educativi (anche in personaggi "progressisti" come la mamma di Richi), che sta sullo sfondo di tutta la narrazione. 



L'uso delle due tinte piatte ad integrare il bianco e il nero risulta azzeccata nell'evocare ulteriormente questo clima anni '60 (Fumettologica evoca Tuono Pettinato, che effettivamente adotta spesso un simile "piattismo"), anche se inizialmente l'autore aveva colorato ogni capitolo con un tono cromatico diverso, per poi indulgere in questo nostalgico seppiato (non so se ci sia un filo d'ironia "meta" nello scambio di battute di p.11 tra Richi e maestra).

Se quindi forse ci sono alcune possibili "legnosità" nello sviluppo della trama, esse appaiono funzionali a descrivere una certa faticosità nelle relazioni tra i tre personaggi principali, che vivono in un equilibrio di non-detti che, senza divenire apertamente angoscioso, è più inquietante di quanto potrebbe apparire a una prima lettura.

Ci sono poi finezze che appaiono più apprezzabili a una seconda lettura: "Bobby Fischer", nel suo apparire dopo l'incidente in bici (decostruita in quarta di copertina) appare a piedi scalzi: elemento rivelatorio della sua natura, secondo la tradizione classica, ma lasciato qui molto in sordina; e tuttavia è percepibile, quasi subliminalmente, per via di p.2-3 - introduttive - e anche in parte p. 9-10, dell'introduzione intitolata significativamente "presagi" (l'incidente di bici appare anche in una singola tavola introduttiva, nella cover, nella strip di tre vignette in apertura, con una sottolineatura che carica di angosciosa aspettativa).

Interessante notare come l'ipotesi più facile - Bobby come padre - è subito reso evidente (p.14,i, p.14.ix e p.16) ma anche lasciato come problematico: è evidentemente il padre mitizzato (mascella "alla Superman", anche se qui più Clark Kent) e non quello reale, ma la sua azione è effettiva, e non solo immaginaria.


Il secondo capitolo, incentrato fin dal titolo sui rumori (in soffitta), riprende il suono evocato in Presagi (viene in mente il "Cuore rivelatore" riletto da Breccia, che rende visiva l'ossessione letteraria di Poe) da Richi che gioca ai fantasmi in 10. Interessante che l'evocazione degli scacchi (sullo sfondo a scacchiera in 21,x) avviene mentre Richi legge le avventure di Superman, cui implicitamente sovrappone il padre. 

Anche il travestimento di "Bobby" richiama la sua natura fantasmatica, sia per l'inverosimiglianza della scena di 24-25, sia per l'aspetto spettrale (buffo, ma inquietante al tempo stesso) che egli assume nel goffo travestimento.



Gli incubi di Richi che iniziano in 28 sono accentuatamente inquietanti, più di quanto a rigore il set up giustifichi: ma, effettivamente, proprio per questo efficaci, per il senso di disequilibrio che lasciano nel lettore, specie dato la mancata soluzione in un finale esplicativo.

L'esplorazione del passato de L'uomo senza storia è interessante, perché nel mostrare la discesa di Richi nella mente dell'uomo (vuota di ricordi) crea una sorta di correlativo oggettivo con gli alberi spezzati sullo sfondo. Viene da pensare - ma qui è probabilmente sovrainterpretazione - alla selva dei suicidi dantesca, perché vi è forse anche un sottile rimando a Dante (implicito, non manifestato) in questa foresta fatidica dove Richi si perde - in più di un senso - che ha nei suoi incubi una sorta guardiano-cerbero (benché non a tre teste)...





Il trittico che apre il nuovo capitolo evoca, in modo interessante, la torre di Pisa, che pare un rimando al disequilibrio che si è venuto a creare (e che non sarà sciolto). Le assi con inclinazione opposta alla torre rafforzano l'impressione. Il gioco a scacchi che ne segue evoca anche un parallelo con la scacchiera formata dalle vignette, e il titolo "Il re degli scacchi", rafforza la suggestione dell'imbattibile Bobby Fischer come una proiezione paterna (unita al fatto che Shah Mat, "il re è morto").

Il capitolo "Il bullo" è quello che ho trovato più "divagante" rispetto al tema centrale: la prima tavola (49) chiarisce bene la metafora tra scacchi e vita di Richi (che è in effetti imprigionata su una scacchiera: quella del fumetto). Il mostro che minaccia il ragazzo ha la forma di una lapide, simbolo del fatto rimosso che il padre è morto.



In Incubi l'elemento onirico giunge al suo parossismo: i vermi avvinghiati assumono l'aspetto di mani che stritolano (in un trittico iniziale che richiama quello, all'inizio, di "Rumori in soffitta"), nella copertina e nella strip iniziale, e significativa la sovrapposizione alla figura materna nell'ultima striscia di 58, che si stempera poi nella figura di Bobby in 59.

Il tema della mano connesso a Fischer ritorna ne "L'addio", con l'incubo iniziale di p.65-66. La consistenza visiva è quella del cane nero visto in 28, all'inizio degli incubi. La psicoterapia cui il ragazzo è sottoposto è chiaramente poco risolutiva, nel (pur benintenzionato) pragmatismo skinneriano della vicina, psicologa comportamentista dalle soluzioni abbastanza preconfezionate. P. 70 riassume le evoluzioni dell'incubo, nel comune rimando al tema dell'afferrare e del pericolo. Appare il non-risolto dell'intervento "miracoloso" di Bobby, risoluzione del pericolo e indice di pericolo esso stesso.

La chiusura, pur apparentemente rasserenante, non risolve i nodi aggrovigliati fino a qui, in un finale che può apparire un po' sbrigativo, ma forse proprio, appunto, per non rischiare di essere troppo conciliatorio e lasciare un insoddisfatto dubbio nel lettore.. Notiamo che anche il tema del gioco crea un parallelo tra Bobby e la madre, con cui il ragazzo gioca al gioco dell'Oca (come prima aveva giocato a Monopoli).



Le ultime due tavole (lievemente differenti nel disegno e nella colorazione) non chiaroscono tutto su Bobby, che pare incontrare di sfuggita il suo autore (76, ix: a poco da p.78, tra l'altro), prima di iniziare un viaggio ultraterreno (all'apparenza) in cui assume il nome di Riccardo.

Insomma, una storia complessa e stratificata, in parte irrisolta ma con una "apertura" che nel complesso funziona e interroga il lettore, e che fa augurare che Racca ritorni ancora, in futuro al romanzo a fumetti come autore completo.

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