Il Giornalino


LORENZO BARBERIS

Ho già scritto, qualche volta, del Giornalino, ad esempio qui.


Ci torno sopra per qualche appunto in più sull'argomento, se non altro per segnalare agli appassionati di fumetti un sito che archivia una selezione ricchissima dei fumetti di questa testata e del Corriere dei Piccoli. Un sito, credo, ben noto agli appassionati di fumetto, ma per chi non lo conoscesse è qui:

https://corrierino-giornalino.blogspot.com/


Al di là della sua importanza nella mia formazione fumettistica, al "Giornalino" sono affezionato perché è a suo modo una eccellenza locale della mia "provincia granda", la provincia cuneese dove, ad Alba, Don Alberione fondò le Edizioni San Paolo.

Nel 1908 i fumetti - rivolti ancora a un pubblico nettamente infantile - erano giunti in Italia col Corrierino dei Piccoli, che sarà a lungo la rivista dominante.

Con l'avvento del fascismo (1922), il movimento colonizzò anche l'immaginario fumettistico rivolto al fondamentale settore dell'infanzia col suo giornale "Il Balilla" (1923); il Giornalino nacque l'anno dopo (1924) come inevitabile risposta cattolica.




All'inizio l'elemento fumettistico sarà minoritario, ed ha oggi interesse quasi meramente antiquario: il primo e più illustre di questa età antica fu il "Magrin della Padella" del 1932, opera tarda di Attilio Mussino, zio (in quanto illustratore) di Pinocchio e padre del fumetto italiano con Bilbolbul (anch'egli un'altra gloria cuneese, celebrata nella natia Vernante). Nell'anno in cui Jumbo, primo settimanale a fumetti, introduce anche in Italia i balloons, il Giornalino si avvicina alle "storielle illustrate".




La vera rivista del fumetto cattolico sarà però il Vittorioso, inaugurato nel 1937, in tarda età fascista, quando già iniziavano a diffondersi i primi fumetti "per ragazzi" e non solo più "per bambini". Il Vittorioso era della romana AVE, non quindi direttamente collegato: ma il 1937 vede un primo restyling del Giornalino (qui sono attestate tutte le evoluzioni) che ne segna una evoluzione "fumettistica" nel senso delle riviste dell'epoca, influenzate dal Corrierino: una prima pagina già "a fumetti", per chiarirne la natura, solitamente dei fumetti senza balloons prevalenti all'epoca, specie nella destinazione infantile. 





Impostazione subito sconfessata nel 1938, in favore di una impostazione più confessionale (forse anche per effetto dell'ostilità di almeno parte del fascismo ai comics di origine americana, che si era esacerbata nell'imminenza del conflitto) per tornare al punto di partenza nel 1945.



L'Arturino di Ennio Zedda di quegli anni (qui sopra in cover), pur nel segno indubbiamente professionale, si evidenzia soprattutto per l'arretratezza, che perdurerà ancora fino al 1963, alle soglie della svolta della testata, con una poco funzionale formula mista didascalie rimate / balloons (vedi qui).

Così anche per tutto il dopoguerra il fumetto "per ragazzi" fu appannaggio del Vitt, dove - sopra tutti - produsse Jacovitti, ma anche fumetto avventuroso dal segno non cartoonistico che inseguiva il successo della nascente Bonelli (con Tex, del 1948), cercando anche di ostacolarla con campagne censorie simili a quelle USA contro i crime comics, qui con successo ben più modesto.




Il rilancio del Giornalino in teoria inizia nel 1965 con l'adozione di un nuovo formato, che lo rende una rivista di tipo moderno, non così lontana dal modello istituito da Linus lo stesso anno.
Inizia anche quest'anno uno svecchiamento del parco fumetti, inizialmente anche con acquisizioni straniere come l'Iznogoud di Goscinny e Tabary.

Nel 1967 intanto il Vittorioso avvia un tentativo di trasformazione che non va a buon segno, portando alla chiusura nel 1970: svariati autori approdano alla nuova rivista, segnandone il successo.

La transizione inizia l'anno precedente, anche perché probabilmente la chiusura del Vitt in edicola probabilmente avviene a livello decisionale negli anni precedenti, probabilmente visto l'insuccesso del rilancio.

Nel 1969 un autore del calibro di Gino Gavioli - già illustratore e copertinista - si cimenta con fumetti umoristici poco memorabili, e anche un autore forse "minore" ma dal segno efficacissimo come Giovanni Boselli. Interessante anche il Mascheruomo di Raffaele Cormio, esperimento isolato di parodia del fumetto nero (ben più seminale sarà il Paperinik disneyano). Siamo ancora nell'ambito però di un fumetto umoristico piuttosto infantileggiante.



Bug Barri, fumetto realistico che non lasciò grande traccia di sé, di Mario Basari e Ruggero Giovannini, fu un primo fumetto realistico ambientato nel mondo delle corse, un primo tentativo di estendersi in questo settore.



Il 1969 è l'occasione anche per un nuovo restyling di copertina, sempre più nel segno di una rivista per ragazzi "matura" e con un occhio di riguardo alla fantascienza, aiutata dallo sbarco sulla Luna (ma sulla scientifiction del Giornalino merita un approfondimento apposito).



Il 1970 è anche l'anno di una nuova fioritura di fumetto realistico, dove spicca il primo western, Babe Ford, per il segno di un cavallo di razza come Renato Polese, che si aggiunge alla scuderia del Giornalino.

Ma ben più rilevante è Il commissario Spada, di Gonano e De Luca, che nello stesso anno inaugura il poliziesco giornalinesco, con una ripresa evidente del poliziottesco in voga in quegli anni sulla scorta dello spaghetti western dalla metà dei '70 in poi (a loro volta, Leone aveva ripreso sicuramente influssi da Tex, e i poliziotteschi da Diabolik, in un circolo virtuoso/vizioso di mutue influenze).

Nell'umoristico, Micio Vinicio di Gavioli è di scarso significato, salvo forse per introdurre certe atmosfere - avventure di gatti in ambiente urbano - che saranno rivivificate dalla futura collaborazione con Sclavi in Vita da cani.

Boselli crea il suo Bellocchio e Leccamuffo, mentre Lino Landolfi, autore del fortunato Procopio sul Vittorioso, crea il suo Colonnello Caster-Bum: un western umoristico che diverrà tra i principali fumetti della testata, specie con lo spin-off dedicato al simpatico antagonista, Piccolo Dente (qui una delle prime avventure).

La svolta si completa nel 1971 con un primo vero western avventuroso della testata, non-umoristico,  Larry Yuma (1971), soppiantando Babe Ford con un richiamo più esplicito degli spaghetti-western allora imperanti (vedi qui). Vale quanto già detto per l'apripista Spada: oggi essi godono di una giustissima rivalutazione, il mondo cattolico dell'epoca era molto critico nei loro confronti, e quindi la scelta di un western che non seguisse il granitico Tex, edulcorandolo, ma si rapportasse al "nuovo western" cinemico era indubbiamente coraggiosa.

Oltre a Nizzi e Boscarato con Yuma, arrivano anche Alfredo Castelli Nevio Zeccara, che introducono finalmente la fantascienza giornalinesca con Gli astrostoppisti (che, è bene ricordarlo, anticipano Douglas Adams): vedi qui una delle prime storie.

Nel comparto comico, il 1971 introduce un altro fortunato personaggio, Pon Pon di Luciano Bottaro, mentre il 1972 vedrà il Capitan Erik di Nizzi e Giovannini, che guarda al fumetto d'autore e d'avventura di stampo vagamente prattiano. A metà decade (1975-1976) la trilogia shakespeariana di Gianni De Luca segnerà uno sperimentalismo pienamente "autoriale" (su un genere, l'adattamento, già praticato dal Giornalino. Sempre nel 1976 inizierà la collaborazione anche di un nome come Dino Battaglia con storie solitamente a sfondo storico e fortemente "autoriali" nell'impostazione; nel 1977 sarà la volta di Petra Cherie di Micheluzzi, che guarda sempre dalle parti dell'avventura d'autore, ma addirittura con uno sguardo alla Valentina di Crepax, spogliata della più esplicita componente erotica.

Inoltre, già dal 1973, il Pinky affidato al "cannibale" Massimo Mattioli segna una scelta decisamente poco conformista anche nell'ambito del fumetto umoristico.

Naturalmente meriterebbe un'indagine più dettagliata ogni singola annata della testata, magari divisa per generi, data l'adozione di una sorta di modalità da rivista del "genere attraverso i generi" tipico della Bonelli anni '80: l'avventura, declinata nelle varie vesti del giallo, del western, della fantascienza, del racconto storico/autoriale. Naturalmente, sul Giornalino la forma è quella "breve", non la dimensione del romanzo a fumetti, e manca l'horror propriamente inteso, quello di Dylan Dog (apparirà a suo modo il mistery, con Topeka Smith negli anni '80).

Intanto, questi primi appunti valgano soprattutto come una prima ricognizione di una fucina di alto livello del fumetto italiano (su cui online non si trova poi moltissimo, specie come disamina unitaria) e un invito al lettore a perdersi nella miniera di storie oggi in parte disponibili online.

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