Letture a fumetti sulla sedia del barbiere



Sono sempre presenti le intemerate, da vari fronti, contro la critica fumettistica: ultimamente sembrano essersi particolarmente moltiplicate, probabilmente per una fase ciclica o per la sempre più esasperata conflittualità dei social. Al di là delle formulazioni spesso goffe e tracotanti, volevo trarre spunto da alcune di queste obiezioni per un ragionamento sui punti messi in campo: non ne è uscito però una risposta punto su punto, che mi sono accorto interessarmi poco, ma un “punto della situazione” sul senso che ha – per me – scrivere di fumetto. In parte può rispondere ad alcune obiezioni, o forse no: si è trattato comunque di una riflessione che ho trovato per me utile, e quindi la ripropongo.

La critica d’arte può vantare, naturalmente, singole occorrenze prototipiche fin dall’antichità, ma si codifica in modo più riconosciuto e continuo a partire dal Rinascimento, e proprio in stretta connessione al fenomeno stesso del rinascimento fiorentino. Le Vite (1550) di Giorgio Vasari vanno a codificare un primo canone del rinascimento fiorentino (cui, polemicamente, risponderanno opposte storie dell’arte scritte dal punto di vista “veneto”, tra cui ad opera di penne aguzze come l’Aretino) e contribuiscono quindi a creare la percezione della svolta epocale in corso.

In modo analogo, un secolo prima, un primo embrione di critica letteraria era stata quella formulata da Lorenzo il Magnifico (col supporto dei suoi letterati di corte) nella Raccolta Aragonese: con quest’antologia di rime toscane dedicata dal principe al re di Napoli si veniva a delineare un primo canone della letteratura italiana come letteratura toscana. Era qui evidente anche il fine politico. Debole militarmente, nel rivendicare la sua ricchissima tradizione letteraria e artistica il buon Lorenzo si dotava dell’unica potenza che poteva vantare: l’ammirazione dei principi europei per la grandezza della tradizione culturale fiorentina.

Personalmente, quindi, forse anche per formazione (Lettere a indirizzo artistico), tendo a vedere come scopo precipuo della critica d’arte quella della identificazione di un canone di autori e di opere valide (e la sua costante riscrittura e aggiornamento), ovviamente argomentata in modo valido e non arbitrario.

Naturalmente, non si tratta di una operazione pacifica o neutra: pur essendovi dei punti condivisi dai più, non è possibile una e una sola storia dell’arte e della letteratura, ma un canone si va formando – in modo mai definitivo – dal confronto tra le varie “storie”.
Questa prospettiva, a mio avviso, è particolarmente valida nella fase seminale di un medium: ovvero quando questo non è ancora pienamente riconosciuto nella sua valenza artistica.

Piaccia o meno, il fumetto non è ancora del tutto uscito da questa fase seminale: o meglio, ciò è in parte avvenuto, ma si tratta di un riconoscimento ancora fragile e precario. Inoltre, spesso ciò avviene in modo ambiguo, con una suddivisione tra “buon fumetto” e “cattivo fumetto” su basi perniciose, “fumetto d’autore” contro “fumetto popolare”, “graphic novel” contro “fumetto seriale”.

Questo compito spetta in primo grado a una critica accademica, che però (è parte del problema) nel fumetto tuttora in parte latita. Non è ancora normale che una facoltà di lettere abbia un corso di Storia del Fumetto come di Storia del Cinema (e i due medium sono coetanei); né lo spazio (e l’approccio) che il fumetto gode sulle testate generaliste è paragonabile agli altri media. Per citare un esempio che da docente di scuola superiore mi è caro (e un po’ mi irrita, è chiaro): ci sono state numerosissime – e di solito buone – proposte di temi di maturità sul videogame, su internet, sui social network, sugli emoji, ma ancora nessuna sul fumetto.

La critica online, sviluppata oggi prevalentemente in forma amatoriale, è a mio avviso più avvicinabile a quella che in altri ambiti è stata definita come “critica militante”: ovvero quella meno connessa alla sistemazione filologica del quadro d’insieme, che spetta maggiormente all’accademia, ma volta invece a individuare maggiormente le novità (sia pure sempre, in fondo, al fine di integrarle al canone: e ovviamente selezionando cosa valorizzare e cosa – esplicitamente o implicitamente – tralasciare).

I punti deboli sono, a mio avviso (parlo innanzitutto per me) il rischio di una certa dispersività degli interventi, per cui non si passa – o lo si fa a stento e raramente – dalla singola recensione a un quadro d’insieme su un autore, su una tendenza, su una corrente, su un nuovo genere; e in generale la dispersione nell'eterno chiacchiericcio di fondo del web, che rende il singolo intervento poco rilevante (o rischia di sottoporlo a dinamiche perverse "per la visibilità").

Naturalmente, la continua costruzione e affermazione di un canone del fumetto è importante; ma a mio avviso è ancor più rilevante l’integrazione del fumetto con gli altri media in una lettura critica generale. Di nuovo, la mia prospettiva è anche quella di chi osserva la situazione dalla punto di vista dell’insegnamento scolastico superiore: la cattedra di storia e letteratura italiana è, in ogni ordine di scuola, quella deputata a fornire – tra gli altri obiettivi – una certa cultura generale alle nuove generazioni. Ciò comporta accenni inevitabili alla storia dell’arte e al cinema, mentre ancora minoritario è il riferimento al fumetto.

Forse per questo trovo particolarmente interessanti le contaminazioni con la letteratura, che approfondisco su LSB, perché sono quelle che più potrebbero costituire un modo per integrare il fumetto nel canone generale. Ma, in generale, trovo fruttuoso in generale un modo di ragionare più crossmediale, in grado di superare una visione troppo a compartimenti stagni per leggere i vari media in modo più trasversale, integrando il fumetto agli altri media in una visione globale della cultura, popolare e non solo.

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