Generazioni: Base Lunare Alfa



LORENZO BARBERIS

Il 24 agosto scorso è uscito "Base Lunare Alfa", il quarto numero della ministerie Generazioni, un viaggio tra le varie fonti di ispirazione di "Nathan Never", che sono andate a generare altrettante realtà alternative.

Il soggetto è di Antonio Serra, nume tutelare di questa operazione (gli altri due co-creatori si erano occupati di due miniserie precedenti), mentre la sceneggiatura di questo numero è di Adriano Barone, uno degli autori coinvolti nel progetto.

Disegni e copertina di Sergio Giardo, che interpreta molto bene lo stile richiesto, che mi sembra guardare molto al Jeff Hawke (1954 - 1974) di Sydney Jordan, capolavoro della fantascienza a fumetti britannica. La cosa comporta anche una notevole sperimentazione formale, per disegnatore e sceneggiatore: perché Jeff Hawke, per quanto raccolto anche in volumi, nasce come strip sul Daily Express inglese, e ha quindi una impostazione orizzontale.

La stessa, appunto, che viene data a quest'albo, rivoluzionando per una volta la struttura del fumetto bonelliano, con una griglia radicalmente diversa (un esperimento totalmente differente, ma simile nella concezione, è quello del recente "L'uomo orizzontale" del Mercurio Loi di Bilotta, che gioca però sull'alternarsi di orientamenti orizzontali e verticali delle tavole). Ma la mimesi è molto accurata, e si spinge ad ogni dettaglio della serie di fantascienza britannica: il titolo ripetuto, la numerazione delle vignette, lo specifico uso del contrasto chiaroscurale e della retinatura. 

Se quella di Giardo è un'indubbia prova virtuosistica, notevole è anche la scrittura di Barone, che simula alla perfezione una certa dimensione "autoconclusiva" delle strip, pensate per essere lette isolatamente, e che quindi - pur, naturalmente, componendo una storia unica - moltiplicano i micro-colpi di scena al termine quasi di ciascuna (anche solo una battuta efficace).

La struttura però, per certi versi, è un "ritorno alle origini", al fumetto a strisce che costituisce anche l'avvio della produzione bonelliana, coi primi Tex del 1948 (slegati, in quel caso, dalla pubblicazione su giornale). "Aquila della notte" e Hawke sono, tra l'altro, due volti paralleli e profondamente diversi del fumetto popolare anni '50: muscolare e vitalistico l'eroe del western all'italiana, raffinatamente intellettuale - per quanto sempre nella piena leggibilità - l'eroe della SF inglese, che è forse uno dei fumetti avventurosi che anticipa maggiormente il fumetto avventuroso "d'autore".

Non a caso Crepax era partito nel 1965 dal cerebrale supereroe Neutron, con tratti fantascientifici non lontani dal fumetto di Hawke (poi Valentina aveva rubato la scena al meditabondo fidanzato col suo ineffabile erotismo). Jeff Hawke era iniziato ad apparire in Italia dal 1962, sul Giorno, e un qualche influsso potrebbe essere possibile - benché la gabbia di Crepax, invece, sia totalmente decostruita.


Nathan Never potrebbe paradossalmente essere visto come una sorta di felice incontro tra Tex e Hawke: eroe muscolare quando serve, ma anche riflessivo: tuta spaziale e impermeabile da detective marlowiano, la sua doppia tenuta iconica da eroe bonelliano (a pensarci, una sua caratteristica innovativa in un mondo di signori con infiniti set di giacche nere e camicie rosse tutte uguali).

Non è un caso, del resto, che su Never abbiano fin dall'inizio trionfato le retinature, di consueto assenti nel bonelliano (in seguito ne avrebbe fatto largo uso anche Enoch). Molti, nel 1991, l'avevano vista come una concessione ai manga fantascientifici di mecha assortiti allora imperanti, ma in effetti può esserci anche una connessione col colto fumetto britannico.

La trama della storia risente fortemente anche del modello dichiarato di Spazio 1999 (1975-1977); l'anno 1976 si situa a metà tra i due estremi, ed è anche l'anno in cui appare il nuovo eroe di Jordan, Lance McLane, ambientato nel 2076: erede molto meno fortunato di Hawke (con cui viene poi confusamente unificato) che durò fino al 1988. Va inoltre annotato che il tema lunare è particolarmente importante per Hawke, che nel 1959 preconizzò la data esatta dello sbarco sulla Luna per dieci anni dopo.

Le ben calibrate citazioni shakespeariane mostrano il gusto di Barone per il mash up di riferimenti eterogenei, ed ho trovato soprattutto notevole la gestione dei silenzi, con lunghe sequenze mute, dove occorre, che evocano bene il senso di tensione tipico del thriller spaziale. Per il resto, prevale il gusto dell'avventura spaziale, scritta con abile gestione della suspense, per cui sarebbe inutile eccedere in dettagli a rischio spoiler.

Annotiamo solo come la trama di questo "What if" sia radicalmente eterogenea rispetto alla tradizione neveriana:  Nathan non tradisce Laura, Ann non viene rapita da Mace, l'origine di Omega è totalmente diversa da quella canonica, non è semplicemente un adattamento al nuovo contesto. La cosa è particolarmente interessante, perché fa sì che questa sia una delle variazioni sul tema che avrebbe più senso sviluppare in una miniserie autonoma (ipotesi esplicitamente vagheggiata nel progetto): al contesto diverso corrisponde anche infatti un diverso intreccio tra i personaggi.

Insomma, Generazioni si conferma molto interessante per le sperimentazioni stilistiche messe in campo, che - se apprezzate dal pubblico - potrebbero forse utilmente tornare anche nel corpo della serie regolare, contribuendo a quel rinnovamento del linguaggio bonelliano in corso in questi anni.

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Nathan Never Generazioni 4
"Base Lunare Alfa"
Soggetto: Antonio Serra
Sceneggiatura: Adriano Barone 
Disegni: Sergio Giardo
Copertina: Sergio Giardo
In edicola dal 24 agosto 2018.

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