Un canone per la Bonelli. Gli anni '50: da Tex a Zagor



LORENZO BARBERIS

Gli anni '40 della Bonelli (allora ancora edizioni Audace, come sarà fino al 1957) si erano chiusi con l'apparizione di Tex, nel 1948. Evento che oggi ci appare miliare, ma che all'inizio introduceva semplicemente una nuova testata western, a fianco di altri tentativi dell'editrice: lo stesso anno appaiono - per sparire a breve - il giornalista Frisco Bill di Baglioni, Occhio Cupo di Bonelli, fumetto avventuroso settecentesco su cui la casa editrice puntava molto (adottando già un formato ad albo, come quello che segnerà il vero successo di Tex) e La Pattuglia senza paura, calco di Radio Patrol, sceneggiato sempre da Bonelli con pseudonimo anglizzante, B.O'Nelly.




Il 1949 invece vede l'apparizione di Plutos, con un costume diabolico che risponde al suo nome, un classico "eroe mascherato" sul modello dei supereroi americani, e Mani in alto di Roy d'Amy, western dal segno talvolta caricaturale che la Bonelli dell'epoca non rifiutava ancora del tutto (e che oggi è tornata, talvolta, ad adottare).

Invece il 1950 vede L'uomo ombra, che sul modello di Fantomas anticipa di un decennio il successo di Diabolik. Anche qui, si evidenzia come Bonelli non si focalizzasse inizialmente solo sul western, ma puntasse anzi a creare un sistema di generi con un forte rimando al fumetto americano (è evidente l'influsso dei grandi successi degli anni '30 su alcuni di questi titoli di un decennio dopo) ma anche al "salgariano", in senso lato, e appunto al romanzo d'appendice gotico.

Gli anni '50, però, vedono una chiara affermazione del western come linguaggio vincente. Del 1951 è Buffalo Bill, sempre di Bonelli e Galeppini; del 1952 è Gordon Jim di Roy D'Amy - con collaborazioni di Gino D'Antonio, che lavora anche nel coevo I tre Bill. D'Antonio è un altro nome che diventerà fondante del fumetto bonelliano (e che forse andrebbe riscoperto).

Un esperimento eclettico del 1952 è Poker, rivista contenitore lontana, di nuovo, dallo stile bonelliano, da sempre associato al "formato quaderno" o, prima, alla striscia. Al suo interno Poker ospita eroi americani del calibro di Rip Kirby e Braccio di Ferro, oltre a rubriche in prosa. La formula - con, è chiaro, contenuti profondamente diversi - che tredici anni dopo farà la fortuna di Linus.

Il 1952 è però soprattutto l'anno in cui si opera il passaggio al formato albo, il formato quaderno che diverrà, poi, tout court, il "formato Bonelli", almeno per l'Italia; e "bonellidi" diverrano gli imitatori che ne riprendono il formato.

Indubbiamente “l’albo Bonelli” (rifinitosi nel tempo come sintesi di alta tiratura, basso costo e buona qualità) ha un valore importante nel dare dignità al fumetto col suo formato “libresco”, brossurato invece che spillato: “romanzo a fumetti” come ha sempre amato definirlo la casa editrice.

L'adozione di tale formato consente tavole più ariose rispetto al sacrificato formato a striscia, e si accompagna alla scelta netta per il western, dopo un decennio di tentativi vari come erano stati gli anni '40 (e anche questo inizio di '50).




Nel 1953 arriva Il cavaliere nero, sempre di Bonelli con disegni degli Esse-G-Esse, Sinchetto, Guzzon e Sartoris, padri di un personaggio di grande successo del western fumettistico di allora come Capitan Miki (1951) per l'editrice Dardo, del filone del "ragazzi del West" inaugurato in Italia da "Il piccolo sceriffo" (1948), mentre Tex è un uomo adulto (il loro grande successo con un western adulto arriverà l'anno successivo, nel 1954, con Il Grande Blek, sempre per la Dardo). 

Nel 1954 è la volta de Il sergente York di Roy d'Ami, e nel 1955 di El Kid di Bonelli, per cui collabora ai disegni anche Dino Battaglia, che diverrà uno dei massimi nomi del "fumetto d'autore". Nel 1956, con Cherry Brandy, Roy d'Amy crea uno spin-off del suo fortunato Mani in alto creato nel 1949, sempre con un segno ancora in parte caricaturale. Vi sono altre testate in questi anni, spesso coronate da buon successo, ma sempre nel segno del western in segno realistico che è divenuto, in modo preminente, lo stile dell'editrice.

Nel 1957 Sergio Bonelli prende le redini della casa, che prende il nuovo nome di Araldo (sovrapposto poi ad altre sigle parallele, come Cepim, 1969, e Daim Press, 1974: fino all'unificazione in Sergio Bonelli Editore nel 1988).




Una prima possibile "svolta" (in verità abbastanza minimale) è la creazione de Il piccolo ranger (1958) di Lavezzolo e Gamba, per cui anche Bonelli scriverà con lo pseudonimo "Guido Nolitta" da lui poi adottato per non confondersi col padre. Si tratta di un classico esempio di western con protagonista un ragazzo, che però per le sue caratteristiche eccezionali assurge a svolgere compiti da adulto. La Bonelli ci metterà, di suo, la maggiore qualità di una casa editrice ormai specializzata da un decennio nel western all'italiana.

Si susseguono comunque numerosi altri western, tra cui è curioso notare Joe Bretella (1959) di Luciano Capitanio e Vita dura per gli sceriffi (1961) di Raffaele Cormio, che adottano un tratto umoristico. La Bonelli aveva quindi, per ora, rinunciato al fumetto extra-western, ma non al tratto comico. Forse anche perché poco prima un maestro del calibro di Jacovitti aveva creato, con Cocco Bill (1957) per il Giorno dei Ragazzi (supplemento del Giorno di Enrico Mattei), un western-comico che riprendeva certo il western in generale, ma soprattutto quell'epopea italiana del west che era ormai, con un decennio alle spalle, Tex.




Nel 1959 (ma uscirà poi solo nel 1963) lo stesso Sergio Bonelli idea una sua serie western, Il giudice Bean, dove se vogliamo è particolare la scelta dell'eroe in questione - il giudice, figura carissima al western ma solitamente non al centro dell'azione - ma, per il resto, è in linea col resto della produzione bonelliana del periodo. 

La vera innovazione verrà poi con la decade successiva, quando Sergio Bonelli lancia il primo personaggio a distanziarsi dal western classicamente inteso (salvo i caduchi esperimenti delle origini di cui abbiamo appunto parlato), il secondo personaggio bonelliano per longevità dopo Tex: ovvero, naturalmente, Zagor. Ma siamo ormai nel 1961, appunto, e ne tratteremo nel capitolo seguente.

Appunti per un canone Bonelli. La serie completa:
(ogni articolo copre una decade della casa editrice).

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-40.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-50-da.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-60-da.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-70.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-80-il.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-90-la.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-00.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-10.html

Bibliografia:

Luca del Savio, Graziano Frediani, "Bonelli - La fabbrica dei sogni", SBE 2017.

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