Dampyr 222 - Il suicido di Aleister Crowley



LORENZO BARBERIS

L'ultimo numero del Dampyr bonelliano si segna per un'interessante guest star, annunciata fin dal titolo: il grande Magus del '900, Aleister Crowley.

Non si tratta di una novità assoluta: Crowley era già apparso nella serie nel 192, intitolato "La Grande Bestia", il nome d'arte (occulta) scelto da Crowley, che si identificava con il 666 dell'Apocalisse (di questa prima apparizione avevo scritto qui).

Come notiamo fin dalla cover, c'è un secondo ospite sulla testata bonelliana: lo scrittore portoghese Fernando Pessoa, che nel 1930 collaborò con Crowley a una misteriosa burla: l'apparente suicidio del mago durante una sua visita alla città.

E proprio questo episodio viene riscritto in quest'albo dal curatore Mauro Boselli, per i disegni di Michele Cropera. Se già il precedente albo era riuscito - ma scontava, agli occhi del lettore occasionale come me, una continuity piuttosto stretta - questa seconda incursione è ancor più affascinante.

Già la cover, sempre di Enea Riboldi, aggiunge qualcosa di più esoterico in questa spirale nera verso il basso che istiga una leggera vertigine al lettore (la cover del 192, impeccabile, era più tradizionale, e muovendo l'occultista verso lo sfondo e aggiungendo in primo piano l'eroe con una pistola in pugno, avrebbe potuto apparire su una cover di un classico Tex).


Il segno di Michele Cropera, sottile e preciso, è perfetto a calarci nelle atmosfere paranoiche del mistero crowleyano e lovecraftiano, che qui appaiono intrecciarsi ancor più che nell'albo precedente.

Secondo una leggenda ermetica - ovviamente "falsa" se la guardiamo con gli occhi della filologia storica, ma significativa per quanto svela sui due autori, sarebbe stato proprio Crowley a passare indirettamente il Necronomicon a HPL, tramite la possibile comune conoscenza della scrittrice Sonia Greene, incontrata da Crowley a New York nel 1910, e poi divenuta amante di Lovecraft. 

Trovo questo materiale narrativo perfetto per l'orrore bonelliano, perché si adegua perfettamente a un segno minuzioso e dettagliato come - nelle varie declinazioni personali - quello di casa Bonelli quasi sempre è, come anche nel caso suddetto di Cropera. 

Basti pensare che uno dei massimi sceneggiatori mondiali come Alan Moore, nell'affrontare - con Neonomicon e Providence - il tema lovecrafiano, negli anni '10, si è avvalso di un disegnatore come Jacen Burrows, ancora agli esordi quando lo coinvolse nel progetto (2002), e che aveva come punto di forza proprio la minuziosità del segno.

Ad ogni modo, Boselli costruisce come suo solito una perfetta macchina narrativa, in cui indagine razionale ed esperienze mistiche avanzano in parallelo a portare alla scoperta della verità dietro il rituale. Notevoli anche alcuni giochi linguistici profondamente rivelatori, come quello su Pessoa / Persona / Personne, che non sarebbe dispiaciuto proprio a Crowley, il quale su complessi bizantinismi di pseudoetimologie rivelatorie aveva basato il suo magick. Viene addirittura il sospetto che la scelta del 222 come albo per il secondo avvento del "666" su Dampyr non sia del tutto casuale, ma un ulteriore gioco letterario (qui forse però cadiamo nella classica sovrainterpretazione).

Verso la conclusione, il manifestarsi dell'orrore si accompagna a due ottime doppie splash page: da notare che nell'albo precedente esse erano comunque con margine, mentre qui sono ormai smarginate, con un effetto forse ancora più grandioso e comunque (cautamente) meno tradizionalmente bonelliano. L'albo ha invece per il resto una impostazione di griglia molto classica, "a mattoncino", che serve bene una storia di investigazione intensa, e per contrasto rende ancora più spettacolare questa "violazione della regola".

Insomma, un albo decisamente interessante, che conferma il fascino dell'esoterico applicato al bonelliano. In mezzo alle due storie, tra l'altro, è passato anche il crossover Dylan - Dampyr: e se là l'incontro era giocato sul tema vampirico, molto fa pensare che il nuovo "ciclo della meteora" ormai imminente su Dylan Dog si giochi soprattutto su orrori cosmici vicini al Ciclo di Chtulhu. Vedremo se sarà così e, nel caso, se e come questo influirà sul nascente multiverso bonelliano: certo questo tema, su Dampyr, non è affatto una novità.





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