Sadoul - La storia della fantascienza



LORENZO BARBERIS

Ho letto di recente "La storia della fantascienza" di Jacques Sedoul, in preparazione del nuovo anno scolastico (la fantascienza è un genere affrontato in prima, e ne accenno sempre anche in quinta, facendo la letteratura del Novecento). Sedoul è ritenuto il massimo esperto europeo di sf (così Riccardo Valla nella prefazione) e indubbiamente l'opera è un compendio notevole della tradizione fantascientifica.

Molto ampia la parte di riassunto di opere significative e ritenute di difficile reperimento, meno sviluppata forse la parte - che sarebbe per me stata molto interessante - di "cornice" nella ricezione della SF nelle varie opere. Nonostante la cover con Melies, ridotti i riferimenti al cinema: vero che si tratta di letteratura, ma qualche accenno sulle reciproche influenze sarebbe stato d'interesse. La struttura è piuttosto tradizionale, e incentrata sulle varie riviste di SF come riferimento principale per il canone, cosa che del resto è sostanzialmente corretta per la sf classica, e nel 1973 quando l'opera è composta la situazione poteva ancora sembrare prevalentemente quella.

Interessante, nell'introduzione, il rivendicare da parte dell'autore di essersi avvicinato alla SF tramite Flash Gordon e Brick Bradford, conosciuti sul Topolino rivista francese negli stessi anni in cui, poco dopo l'apparizione, trionfavano anche in Italia. Interessante, però, proprio perché in seguito questi due riferimenti importanti restano poco analizzati nelle interazioni letterarie, come per il cinema, di cui abbiamo detto.

Interessante invece il ragionamento sulla storia antica della SF (il titolo originale francese, "Histoire de la science fiction moderne", rende ancor più ragione della questione). Infatti, in controtendenza con la scelta "nobilitante" dei primi studi, dismette con un certo scetticismo l'eccessiva ricerca di "padri nobili" nel fantastico, si tratti di Omero o addirittura dei primi graffiti rappresentanti scene difformi dal vero.

Per contro, però, ammette la "Storia vera" di Luciano di Samosata, e la sua "riedizione" in Munchausen, unitamente a qualche citazione scelta dei testi di viaggi fantastici nello spazio che nel '600 seguivano alle scoperte galileiane. Quindi qualche testo d'utopia / distopia settecentesco e infine il Frankenstein di Mary Shelley che però, a differenza di Brian Aldiss, non ritiene un particolare spartiacque, ma in continuità con le opere precedenti.

La fantascienza "moderna" è dunque quella che - pur ripartendo da Poe, Verne e Wells, "i tre grandi avi"  - si identifica con l'età delle riviste (con un encomiabilmente scarso nazionalismo, per un francese, che potrebbe rivendicare con buone ragioni Verne come starting point - io lo ritengo tale per molti aspetti, come primo autore sistematicamente di fantascienza).

Sadoul tuttavia si concentra sulle riviste, distinguendo tra una nascita tra 1911 e 1925, periodo che va dal sorgere delle prime riviste "tecniche" di Gernsback alla creazione di Amazing nel 1926 (e quindi all'autore è data una notevole centralità, come landmark di tutta la "prima era"), e un primo consolidamento nell'età di predominio di questa fondante rivista.

L'era di mutamento (1934-1938) è sostanzialmente quello in cui si afferma Astounding prima dell'arrivo di Campbell nel 1939 (la rivista nasce nel 1930), e conduce al periodo di piena fioritura sotto la sua regia (1939-1949), nel segno della hard science fiction di rigorosa estrapolazione scientifica. Come Gernsback, Campbell è quindi assunto come secondo vero autore-cardine, per la sua attività di animatore della rivista della fase successiva.

La fase di espansione degli anni '50 (1950-1957), col successo del genere e il boom delle riviste nella nuova età atomica, di prosperità ma anche di paranoia, fantascienza ingenua al cinema (un po' trascurato, forse, nel saggio, più incentrato certo sul letterario) e di SF sociologica su Galaxy, fino alla crisi con lo Sputnik (1957), che è a suo avviso il landmark della fine d'interesse per la SF che "diventa reale" (uno dei rari riferimenti al "mondo reale"). 

Comunque, dopo una recessione (1958-1966), egli vede nel 1966-1971 una ottimistica ripresa, collocandosi - pur con equanimità - a favore della New Wave di stampo umanistico, in un ulteriore diluizione della componente "hard science" dell'estrapolazione rigorosa che ancora ispirava la SF sociologica, la quale si limitava di fatto ad affiancare le scienze umane - sociologia in primis, ma anche economia e storiografia - a quelle esatte. Il passaggio è meno esplicitato, ma è l'anno in cui il New Worlds di Moorcock, direttore dal 1964, ottiene fondi statali per l'intercessione di Aldiss, consolidandosi roccaforte della New Wave. Rispetto allo Sputnik ha meno rilievo (forse, perché più vicino, per l'autore, e difficile da sondare nelle conseguenze) lo Sbarco sulla Luna (1969), anche connesso al 2001 (1968) di Kubrick, altro spartiacque in ambito però filmico (che Sadoul non indaga molto nemmeno "a margine").

Sadoul invece aggiunge, in una postilla, le opere del 1973-75 intercorse prima della pubblicazione del libro: capisaldi come "The Gods themselves" (1973) di Asimov e "Scorrete lacrime, disse il poliziotto" (1974) di Dick.

Più romanzi ormai che riviste, come coglie anche la nota finale sull'Italia del prefatore Valla, che tratta naturalmente di Urania rivista, ma evidenzia anche come la SF stia "rientrando in libreria".

Naturalmente, dove Sadoul ci lascia con la New Wave, oggi introdurremmo il cyberpunk il quale pone il nuovo tema del computer e della mind-machine interface con prepotenza, in una visione nichilistica che anche nominalmente ha un debito col punk storico (1975-1976).

Una fase che si sarebbe conclusa nel 1991 quando, con lo Steampunk de "La macchina della realtà", Gibson e Sterling sciolgono l'avanguardia proprio mentre rete e realtà virtuale paiono affermarsi come fenomeni di massa (in verità, solo la rete avrebbe trionfato nel trentennio seguente).

Se dovessimo identificare nuovi landmark, sarebbero perlomeno filmici (se non addirittura videoludici: ma il genere, il più vitale, è meno unificante generazionalmente): il Matrix dei Wachowski nel 1999, che divulga certi temi del cyberpunk enfatizzando l'eredità di Philip Dick, è certamente uno dei punti fermi, che segna la decade del "cyber" susseguente; e certo meno facile è identificare un elemento unificante di questi anni '10 (la "nuova fantascienza filmica" di Nolan, come paradigma?)

In ogni caso, l'opera di Sedoul è un vademecum fondamentale per l'appassionato del genere, una sistemazione della materia ricchissima di rimandi che diviene una preziosa miniera di informazioni per lo studio delle evoluzioni del genere.

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