Appunti esoterici - Il Cubo Nero di Saturno




Disclaimer: divertissment sulle note del Pendolo di Foucault.

Nella tradizione ermetica, ha una particolare rilevanza il tema del Cubo Nero. Simbolo della materia, viene associato a Saturno, emblema della pesantezza del mondo materiale. La forma esagonale del cubo lo mette ovviamente in relazione con il sigillo di Salomone, la stella a sei punte che indica la Coincidentia Oppositorum, simbolo della realtà naturale (compenetrazione di Terra-Aria, Acqua-Fuoco). 

La forma cubica vale poi in opposizione alla forma sferica, spirituale, come simbolismo della materia (intrinsecamente infera) rispetto all'elevazione dello Spirito (celestiale). Tale elemento è diffuso anche nella cultura orientale, nelle due dimensioni: lo Yin del quadrato nero della materia e lo Yang del cerchio bianco dello spirito.

In ogni caso, l'associazione ha un fondamento plausibile, come simbolismo, nel reale, in quanto in effetti vi è ai poli di Saturno un vortice elettromagnetico dalla singolare forma esagonale (vedi qui per dettagli). Una pura coincidenza, certo, ma anche una sincronicità curiosa di quelle su cui indagava Jung.



Nell'identificazione tra il Cubo e Sat-urn, non è mancato chi ha compiuto un collegamento in due direzioni: da un lato, il Seth egizio, che sarebbe l'antesignano di Saturno (è, in effetti, il Dio Sole oscuro, detronizzato da Osiride e poi da Horus) e, dall'altro lato, la connessione con Sat-an, l'Avversario biblico (che a sua volta molti connettono a Seth).


Tra molti articoli approssimativi, uno dei pochi validi è questo circa tali questioni relative al culto egizio (e la sua subliminale permanenza in quello greco).



Non mancano poi associazioni del Cubo Nero con il percorso delle Sefiroth ebraiche, dove apparirebbe nei due schemi delle Sefiroth inferiori (includendo la sefiroth "vuota", Daath) e in quello delle superiori. Se consideriamo il Cubo Nero come simbolo della Materia, potremmo intenderla soprattutto come connessa al grado inferiore, prima di fare il salto alla sfera più elevata e spirituale.




Ancor più specificamente, il Cubo Nero della Materia si associa nell'esoterismo ebraico a Metatron, il più potente degli angeli, che forgiò il Cubo con la propria stessa anima. Il simbolo diveniva un sigillo di protezione, e ritorna anche nell'alchimia e nell'arte cristiana.




Nel mondo greco, il culto del Cubo come simbolo di perfezione sacra geometrica appare soprattutto legato al tema dell'altare pagano che, fin da Pitagorici e Platonici, associa al cubo un valore di perfezione, secondo solido platonico dopo il tetraedro (che, in modo spurio, potrebbe essere alluso nella Piramide). Notiamo che, dopo il tetraedro di sezione triangolare, e prima della sfera spirituale che ne è il vertice, tutti i solidi platonici hanno sezione di forma esagonale (vedi illustrazione sopra).



In particolare, relativamente al cubo, il problema dell'Altare di Delo è una questione matematica che, nel mostrare l'impossibilità di una duplicazione perfetta richiesta dagli dei per far cessare una peste (nera?), sottolinea anche l'impossibilità di un controllo perfetto sul divino (vedi qua il problema). Un cubo dunque oscuro perché irrisolvibile. Il Cubo, inoltre, deriva il suo nome dal greco Kubos, che indica l'osso astragalo, di tale forma e usato come Dado all'interno dei riti sacri (e poi anche nel gioco profano), per la divinazione. Un rimando alla matrice "casuale", oscura della sua sacralità.



Anche nel cristianesimo il tema platonico (che si conserva anche nell'alto medioevo, sia pure come proprio di una ristretta elite monacale) si somma al valore negativo dei Dadi come strumento del martirio (con essi i soldati si giocano le vesti di Cristo), che in alcune figurazioni dell'Arma di Cristo divengono centrali, come in questa figurazione - rinascimentale - di Tesero, in Trentino. Dadi come "cubi oscuri" per il loro essere strumento di - casuale - spoliazione cristica. Va aggiunto che - come ricorda Eco nel Nome della Rosa - quel passo era centrale per stabilire Cristo come proprietario, contro le eresie pauperiste: quindi marginale ma di rilievo strategico.






Il cubo nero più celebre nell'edilizia sacrale è ovviamente però quello edificato alla Mecca intorno alla Pietra Nera, la Kaaba (la stessa Pietra Nera, di origine probabilmente meteoritica, sarebbe stata un frammento di una Kaaba in pietra originaria). Il rimando appare essere sempre a un culto litico di età pagana, antecedente quindi il 600-700 d.C..



Presso la massoneria, la Pietra Cubica è il simbolo dell'iniziato che, da Pietra Grezza, viene sgrossato a un primo livello prima di compiere una completa trasmutazione in pietra lavorata. Tale rito, pur codificato in modo definitivo solo dai primi del '700 dalla massoneria speculativa, rimanda alle tradizioni muratorie già alto-medioevali, dai Mastri Comacini alle Corporazioni massoniche originarie, che del resto lo derivavano dalla tradizione romana dei costruttori di ponti, interconnessi con la scena sacrale del Collegio dei Pontefici.



Una nuova, piena rinascita del culto dei solidi platonici (e delle geometrie pitagoriche), mai del tutto abbandonati nel medioevo, avviene nel Rinascimento: nel 1515 un primo "quadrato nero" potrebbe essere quello magico che appare nella Melanconia del Durer, dove appaiono molti rimandi, del resto, anche ai solidi platonici. Il Quadrato Nero invece, tipico del suprematismo del '900, affonda le sue radici nell'alchimia secentesca, apparendo già nel 1617, come ho indagato qui


Nell'Ottocento si ha un ulteriore sviluppo dei "cubi inquietanti": il matematico Necker (1832) codifica il paradosso del cubo ambiguo della prima figura, di cui non si può capire quale faccia stia davanti. Su questa base Escher elaborò, dal 1958 in poi, un cubo impossibile che sta alla base di molte sue opere.




Nel 1882, esce il romanzo Flatlandia di Abbot, che descrive il modo con cui un quadrato di un mondo bidimensionale giunge a pensare il concetto di Cubo. 

L'anno seguente Allais, pittore bohemien, ipotizza in modo ironico un dipinto come rettangolo totalmente nero (1883), che riprende dalla figurazione della Nigredo in opere alchemiche e anticipa (ravvicinatamente) il quadrato nero del suprematista Malevich (1911).

Nel 1888, intanto, viene per la prima volta teorizzato il concetto di Ipercubo, che avrà poi grande successo nella fantascienza.








"La casa nuova" (1941) di Heinlein, tra le prime opere su un Cubo "esoterico" nella fantascienza, descrive appunto un edificio costruito come ipercubo, che si ripiega su sé stesso in seguito a un terremoto e diviene un singolo cubo.




Curioso che siano gli stessi anni in cui si compie la costruzione dell'EUR, il colosseo quadrato che avrebbe dovuto celebrare la grandezza di Roma fascista nell'expo del 1942. Avviato nel 1938, interrotto per il conflitto, completato nel 1953, l'imponente edificio cubico, certo bianco (ma "nero" nell'ideologia ispiratrice), razionalizza il Colosseo trasformandolo in una massa regolare.




L'anno seguente (1954) appare l'Ipercubo di Dalì, che riprende la natura mistica (e negativa: è la croce che cerca di imprigionare Cristo) di tale paradosso matematico.



Di lì a poco, nel 1955 Time, celebrando Jung (1875-1961), gli dedica una copertina in cui un cubo nero è a fondamento della pianta della sua sapienza. Nel 1958 è Escher a lavorare sui suoi cubi paradossali.



Star Trek, sorta nel 1966, celebra anch'essa il cubo nero come astronave-madre dei Borg, i cyborg che appaiono più avanti nella serie. Notare che tale astronave appare proprio vicino a Saturno, in una delle sequenze.



Del 1968 (ma progettato nel 1964) è il monolito nero del film di Kubrick e Clarke: non un cubo, ma comunque un parallelepipedo, spesso colto in inquadrature ambivalenti, come quella sovrastante. Nella versione originaria, pare che un monolito dovesse apparire anche nel postremo confine del sistema solare "classico", su Saturno appunto.



Nel 1987 il tema del "black cube" appare nel fortunato ciclo di Hellraiser di Clive Barker (che continua tutt'oggi, con nove film complessivi finora), tratto da un suo romanzo del 1986. Negli anni '80, appare possibile anche una "riscrittura al nero" di un simbolo coloratissimo come il Cubo di Rubik, rompicapo identitario della decade.






Solo negli anni '90 avviene che molti edifici moderni siano costruiti con una ispirazione al cubo nero, che di sicuro affascina anche per la sua elegante semplicità: è a questi che si ispira l'attuale discorso "complottista". In generale, il Black Cube è un luogo comune per indicare un museo di concezione moderna, che appare verso gli anni '90 del Novecento (vedi qui), e si oppone alla concezione del "White Cube" di inizio Novecento, dove il museo doveva essere uno spazio modernista, "neutro", per dare massimo risalto alle opere (nell'Ottocento, secolo in cui nasce, il museo era ancora un luogo simbolicamente "carico", tradizionalmente decorativo). Il Black Cube, oltre all'uso del Nero in senso proprio come sfondo, mira più alla spettacolarità che alla neutralità scientifica (mentre il "muro bianco" è una sorta di "pagina bianca", lo spazio nero evoca mistero e dona valore quasi esoterico al reperto).



Nel 1997 è The Cube, iniziatore di una fortunata serie di fantascienza, a riprendere con successo il tema del cubo maledetto anche nella fiction, nel momento in cui ormai il tema ha ripreso a prosperare direttamente in architettura: e di lì in poi vi è un vasto florilegio filmico che si potrebbe anche più ampiamente ricostruire (diamo alcuni esempi).







Il tema del cubo continua difatti il suo successo anche negli anni 2000, apparendo nella saga di Transformers (2007) e in quella della Marvel, come il "tesseract", e in altri film di minor successo.

Insomma, al di là della sua valenza di simbolo iniziatico-alchemico, o più semplicemente di immagine dalla grande potenza grazie alla sua essenzialità, il Cubo Nero è un tema ricorrente nella cultura pop a indicare un artifatto di grande potere.




Post più popolari