Caput Mundi II - Episodio 3 / 3



LORENZO BARBERIS


Con questo terzo numero, giunge alla sua conclusione anche il secondo arco narrativo di Caput Mundi, la serie italiana prodotta dalle Edizioni Cosmo e basata su un riuscito mash up tra il romanzo criminale nostrano e l'immaginario dei mostri classici, partendo dal vampiro Battaglia di Recchioni, centrale nella prima stagione, per emanciparsene in questa seconda, più breve, che si regge interamente sui nuovi personaggi introdotti.




Su Lo Spazio Bianco è disponibile una bella anteprima, qui, che ci mostra l'avvio di questo terzo albo permettendo anche di apprezzare il segno di Pierluigi Minotti, estremamente efficace e perfettamente in linea con le caratteristiche della serie. Un "blog del cazzo per cospirazionisti segaioli" (definizione bellissima, che mi sarebbe piaciuto usare per la prima versione di questo blog, quando erano più frequenti ironici scritti sui grandi classici del complottismo stile "Pendolo di Foucault") ha scoperto che il Vaticano è sotto il controllo di un "Dracula millenario", ma naturalmente la cosa va a finire malissimo.



Il segno di Minotti, cupo, nero, rapido ed immediato, dopo l'intro lascia spazio a quello di Giorgio Spalletta, il quale si colloca in un solco simile ma con un tratto più dettagliato.




In una continuity serrata col numero precedente, continua lo scontro tra molteplici organizzazioni criminali - molte delle quali coinvolgenti creature mostruose dai poteri sovraumani - per sostenere o affossare, e comunque controllare, i due principali candidati: un calvo barbuto che proviene dall'esercito e che ricorda da vicino qualche esponente dell'estrema estrema destra, contro un candidato apparentemente rispettabile - Santarelli, il "santo dei negri" come lo scherniscono gli avversari - ma anch'egli naturalmente ricattabilissimo (vengono in mente Marrazzo, Sircana e vari altri casi simili di meteore del centrosinistra, cadute per motivi extra-politici risibili in giochi di potere mai pienamente chiariti). 

La struttura dell'albo è particolarmente interessante, perché giocata su un alternarsi eccezionalmente frenetico di salti temporali: una tecnica che ci pare particolarmente gradita a Dario Sicchio e Michele Monteleone (che, con impostazione comunque diversa, vi aveva fatto ampio ricorso in Elvis).

Nell'impostazione di tavola, pur non mancando tagli verticali (p.23, ad esempio, subito dopo i "titoli di testa" che sono un classico di questa serie), prevale una impostazione orizzontale, forse sull'influenza del webcomics, frequentato dai due autori, che ha spesso una predilezione per tale soluzione dal sapore "cinematografico" (si ritrova spesso ad esempio su un bel portale come "Wilder").

Per quanto siano presenti belle soluzioni innovative (vedi ad es p.33, con il movimento della tavola che infrange i contorni delle vignette), al dinamismo temporale pare corrispondere comunque una griglia più classica, dove si ritorna spesso alla classica gabbia bonelliana. Le stesse splash sono presenti (anche una bella doppia, 82-83) ma in modo meno insistito che altrove.

Interessante la gustosa citazione da Wolverine, fatta con l'inserimento intradiegetico di un suo fumetto nella storia, di cui i personaggi parlano apertamente: è vistosa una certa corrispondenza tra lui e Nero (eroe ancora più dark e incontrollabile, decisamente più segnato dal lato oscuro, come vuole lo stesso nome), soprattutto in un elemento che ha un suo potente rilievo narrativo, che la citazione evidenzia. Del modello supereroico, infatti, nei Mostri di Roma ritorna soprattuto la capacità rigenerante, che consente loro di sostenere credibilmente (grazie al contesto fantastico) scontri di incredibile truculenza, uscendone massacrati fino all'indicibile ma comunque superstiti, anche quando perdenti (espediente usato anche nell'albo in questione, più volte).

In sostanza, del supereroico non vengono ripresi tanto i superpoteri attivi (benché fortissimi, gli eroi in questione hanno solo parossistiche capacità di fondo umane: forza, agilità, occultamento...) ma quelli passivi quale, sopra tutti, la costituzione sovraumanamente coriacea (ma non immortale, per lasciare un margine di tensione nel costante tritarcarne di corpi che è la serie).



In questo, spicca in modo interessante il percorso della Meravigliosa Creatura, che si guadagna una delle tavole visivamente più belle e l'arco di evoluzione personale psicologicamente più intenso.

L'arco narrativo principale, invece, è quello del protagonista Nero, che giunge a una logica conclusione anche etimologica (in base alla derivazione del suo nome da Nerone), pur in un finale che si conferma apertissimo.

In generale, una seconda trilogia efficace, con una maggiore brevità consentita anche dall'aver già introdotto i principali attori nella prima parte del precedente arco narrativo. 


L'uso del nero nei disegni è indubbiamente stato un punto di forza della serie: ma ho spesso accennato alla mia curiosità di vederla a colori, e - limitatamente a una tavola di questo albo - Francesco Segala ci offre la possibilità di immaginare il risultato, che a mio avviso è indubbiamente potente.

Caput Mundi si conferma così una serie decisamente interessante, anche in questa seconda edizione che lascia in sottofondo il tema dei "misteri del Vaticano" (che personalmente avevo trovato un leitmotiv interessante, qui di fatto accantonato) e, in parte, anche l'approfondimento del "mondo dei mostri", per mettere al centro, come detto, un romanzo nero italiano ancor più spietato e sarcastico proprio grazie alla sovraumana eccezionalità dei suoi protagonisti.




Credits:

Caput Mundi 3 - Caduta dal paradiso

Soggetto e Sceneggiatura: Dario Sicchio e Michele Monteleone
Disegni: Giorgio Spalletta e Pierluigi Minotti (tav.3-15)
Susanna Mariani layout tav.122-142 
Copertina: Marco Mastrazzo
Lettering: Maria Letizia Mirabella

In edicola, fumetteria e libreria dal 10 gennaio

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