Tricolore Ermetico



LORENZO BARBERIS

Oggi è l'anniversario 222 della nascita del tricolore, apparso per la prima volta il 7 gennaio 1797 come emblema della napoleonica Repubblica Cisalpina, sul modello della bandiera della rivoluzione francese, dove il blu prendeva il posto del verde.

Una vulgata vuole che il colore verde sia derivato dalle bandiere napoleoniche scolorite da mille battaglie, ma in verità questo triplice simbolo era ben precedente. Interessante comunque anche il simbolo centrale, con tamburo, fucile, faretra, picca e cannone, ma anche il fascio littorio caro alla Republique, che tornerà poi anche nel fascismo.

Il 12 luglio 1789, due giorni prima della presa della Bastiglia, data simbolo della rivoluzione, il giornalista Camille Desmoulins, mentre arringava la folla parigina alla rivolta, chiese ai manifestanti quale colore adottare come simbolo della rivoluzione francese, proponendo il verde speranza oppure il blu della rivoluzione americana, e fu preferito il primo colore, per distinguersi dalla "rivoluzione gemella" del 1776. 

Subito dopo prevalse invece il blu, a dare un senso di continuità tra le due rivoluzioni: rosso e blu erano del resto colori massonici, indici dei gradi dell'ordine (Rosso, Nero e Bianco, indici dei gradi più alti sono inoltre i colori alchemici di Rubedo, Albedo e Nigredo). 

Nella fattispecie, gli ordini massonici sotto il profilo cromatico sono i seguenti:
Massoneria Azzurra: massoneria di base.
Massoneria Rossa: comprendente i Gradi dal 4° al 18°, detti anche di Perfezionamento fino al 14° e Capitolari dal 14° al 18°;
Massoneria Nera: comprendente i Gradi dal 19° al 30°, detti anche Filosofici.

Massoneria Bianca: comprendente i Gradi dal 31° al 33°, detti anche Sublimi.

Va anche detto che i colori bianco, rosso e blu americani sono quelli già della bandiera inglese, l'Union Jack, che nasce nel 1606 dalla fusione delle corone di Scozia e di Inghilterra: la prima aveva la croce a X di sant'Andrea bianca su sfondo azzurro, la seconda la croce di San Giorgio rossa su fondo bianco.

Una prima coccarda del tricolore italiano comunque appare a Genova il 21 agosto 1789; la cosa curiosa è che poco prima, nei pressi di Albenga, una bandiera tricolore era apparsa nel quadro di un pittore-sacerdote, Pietro Balestra, morto proprio nel 1789.



Questo stendardo tricolore aveva un valore religioso, rimandando alle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.
La Fede è associata al Bianco, da sempre colore di purezza incontaminata, come pura dev'essere la Fede assoluta.
La seconda è associata - anche nel parlato comune - al Verde, colore dell'erba che si rinnova a Primavera (Primo vere, primo verdeggiare, appunto).
La terza, infine, è associata al Rosso, colore del sangue, del cuore e quindi dell'Amore.




Tale triade è oltretutto presente, in modo centrale, nella Commedia dantesca, dove tale simbolismo cromatico (che appare già nell'arte bizantina ravennate, dal 500 d.C. in poi) diviene centrale nella raffigurazione delle tre virtù teologali come allegorie personificate, e poi di Beatrice stessa, che nell'Eden, al culmine del purgatorio, diviene la nuova guida di Dante.

Le stesse tre cantiche possono corrispondere cromaticamente ai tre colori: il Rosso dell'inferno non è certo quello del fuoco dell'Amore ma del suo rovescio, quello infernale dell'odio demoniaco (e non vi è mai verdeggiare nell'inferno, perché non vi è speranza); nel Purgatorio prevale invece il verde della speranza, e nel Paradiso brilla la teologia della Luce, il bianco abbacinante della rivelazione divina. O forse, più precisamente, potremmo associare Nero inferno, Verde purgatorio e Bianco paradiso, mentre il Rosso è colore trasversale: fiamma distruttrice all'inferno, purificatrice nel purgatorio, fiamma d'amore nel paradiso. L'elemento non a caso si associa a Dante stesso, effigiato sempre vestito di rosso nelle figurazioni tradizionali del poema.

Tale lettura dantesca del tricolore venne ripresa da molta critica letteraria risorgimentale, volta a trovare in Dante - a torto o a ragione - il fondatore non solo della lingua, ma del sentimento nazionale. In questo senso, per alcuni, vi è una corrispondenza anche nella scelta del giorno del 7 gennaio, il giorno dopo l'Epifania religiosa, quasi ad affiancarsi e sostituirsi nell'Epifania nazionale. Giosué Carducci inoltre associò il bianco alle nevi dell'arco alpino, il verde alle erbe delle pianure e il rosso alla lava dei vulcani del Sud, in un simbolismo geografico che si affianca alla tripartizione delle tre cantiche (basso = rosso / medio = verde / alto = bianco).

Difficile dire quanto tali speculazioni abbiano reale fondamento, ma di sicuro, come tutte le bandiere, anche il tricolore italico è ormai divenuto un archetipo potente, in grado comunque sia di risignificare i propri simbolismi passati, dando loro nuova vita.

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