Rolls Royce



LORENZO BARBERIS

Come da tradizione, Sanremo ha un vincitore reale e un vincitore morale. Partiamo da quest'ultimo: Achille Lauro, nome d'arte che omaggia due icone pop, tra loro collegate: l'armatore e politico omonimo, "Il comandante", al centro di un consenso di tipo populista, scomparso nel 1982 e la nave omonima al centro di un famigerato sequestro nel 1985.

Lauro porta la trap a Sanremo nell'anno che ha seguito la sua notorietà di massa, tra Young Signorino e Sfera Ebbasta. Nell'immaginario pop, non contano tanto le sottigliezze, e quindi sono percepiti come dei gangsta-rap con tatuaggi anche in volto (elemento ancora sotto la soglia dell'accettabilità sociale, in quanto non mascherabile all'occasione).




Lauro da un lato soddisfa le aspettative, in un testo studiato per suscitare polemiche. La Rolls Royce del titolo - e del video - è infatti la macchina di lusso omonima, ma anche un tipo di extasy (l'iconica statuetta era infatti detta Spirit of Extasy: l'estasi, ovviamente, della velocità). 

Naturalmente l'autore nega il parallelo, ma è evidente anche in base alle citazioni successive di personaggi celebri quasi tutti con problemi di stupefacenti.

Sdraiato a terra come i Doors
Vestito bene Michael Kors
Perdo la testa come Kevin
A ventisette come Amy




Dei Doors inutile dire, se non sottolineando come fin dal nome rimandino alle "Doors of perception". Michael Kors (spesso online i testi recitano "Via del Corso": forse è un marchio che è pericoloso citare) si autodefinisce "I'm like fashion Xanax"; Kevin è il protagonista di Mamma ho perso l'aereo, che ha avuto problemi di questo tipo, e Amy Winehouse è l'ultimo membro del club dei 27, popstar morte a quell'età precisa. E i riferimenti proseguono, con un particolare riferimento all'immaginario del rock, per cui è quasi scontata la connessione con sex e drugs. Fa eccezione Paul Gascoigne, calciatore e allenatore anch'egli connesso a questioni alcooliche.

Da notare la citazione, in tutta la canzone, del vecchissimo espediente di modernizzazione del pop italiano inventato da Celentano (alla ribalta in questi giorni per il terribile "Adrian" a cartoni animati) in "Il mio bacio è come un rock": per dare un gusto d'esotismo inglese, le parole in rima tronca erano tutte inglesi. Come la citazione di Vasco in seguito, questa seconda ampiamente colta dai commentatori, ha il senso di porsi in continuità con il pop, in una rottura e una provocazione che è solo apparente. Va in questo senso anche il video, che ripercorre lo stile della televisione musicale italiana dagli anni '60, in bianco e nero optical, ad oggi.



Rolls Royce

Si come Marilyn Monroe
Chitarra in perla Billie Joe
Suono per terra come Hendrix
Viva Las Vegas come Elvis

Rolls Royce

No non è vita è Rock’n Roll
No non è musica è un Mirò
È Axl Rose
Rolling Stones

No non è un drink è Paul Gascoigne
No non è amore è un sexy shop
Un sexy shop si si è un Van Gogh

Interessanti le due citazioni artistiche, che paragonano la canzone a un capolavoro, scomodando Mirò e, più implicitamente, Van Gogh (connesso, questi, al tema dell'eccesso personale). Al tempo stesso, però, la sottolineatura "è un'opera d'arte" vale in due sensi: l'autoesaltazione, ma anche il carattere finzionale dell'opera. Un disclaimer interno che si ricollega a quello - in parte diverso - che apre il video: "La moda riflette sempre i tempi in cui vive, anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo" (Coco Chanel). In questo caso, il concetto è che Lauro rispecchia i suoi tempi, non li crea.




Voglio una vita così 
Voglio una fine così
C’est la vie
Non è follia ma è solo vivere
Non sono stato me stesso mai
No non c’è niente da capire
Ferrari bianco si Miami Vice

Qui appare l'evidente citazione di Vasco Rossi, che proprio a un festival portò la sua "Vita spericolata", resa qui ancora più apertamente autodistruttiva, sostituendo a Steve McQueen il pantheon suddetto di popstar "negative" (ma, in ogni caso, Vasco aveva sviluppato una simile "canzone allusiva" dedicata alla Coca. Cola). Negare che ci sia "niente da capire" serve a rifiutare la lettura subliminale di Rolls Royce come droga: è semplicemente una macchina di lusso, come il Ferrari Bianco alla Miami Vice (che però è un altro riferimento "ambiguo" sotto questo profilo): il cantante la porta tatuata su di sé, tra l'altro.

Di noi che sarà 
Amore mio sei il diavolo
Che torni ma
Solo per dare fuoco al mio cuore di carta
Dio ti prego salvaci da questi giorni
Tieni da parte un posto e segnati sti nomi
Rolls Royce




L'evocazione finale, se non letta come un incongruo inserto sentimentale, è una dichiarazione d'amore per la Rolls Royce, strumento di estasi ma anche di distruzione. L'invito a "segnarsi questi nomi" pare rivolto a Dio per spedirli all'inferno, come esempio di questi "Strange Days" di decadenza del nuovo impero romano: ma certo suona anche come un'allusione a "segnarsi i nomi" della canzone per decifrarla.





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