Love, Death And Robots. Il transumanismo alchemico


LORENZO BARBERIS

L'esperimento recente effettuato con "Love, Death and Robots" di Tim Miller è forse una delle cose più promettenti di Netflix in questo 2019.

La recensione italiana migliore è, a mio avviso, quella del sempre puntuale Giovanni Scrofani (vedi qui);  il punto di vista critico (che può avere le sue ragioni) è ben rappresentato da Lorenzo Fantoni di N3rdcore (qui).

Aggiungo due righe mie di analisi per soffermarmi maggiormente su una interessante dimensione "alchemica" di questa serie, in fondo coerente con lo spirito cyberpunk che lo pervade (un genere, non a caso, che ha fra le sue opere fondative "Neuromancer", il negromante neurale di Gibson).

Esplicitamente alchemico era poi un modello che anche Scrofani cita, quello di Heavy Metal (1981): prudentemente Miller se ne tiene a cauta distanza, e infatti là vi era una struttura unificante tramite il tema del misterioso Loc-Nar, con tratti simili (anche se più semplificati, inevitabilmente) all'Incal Nero di Jodorowski.



Qui si rinuncia a un tema unificante palese, anche se vi sono numerose sottotracce di rimando tra le varie storie (tutte tratte da classici minori del racconto breve di fantascienza). 

Un elemento evidente è quello dei simboli della serie, cuore, croce e quadrato a rappresentarne i tre componenti: essi variano all'inizio di ogni episodio (in una sigla che richiama certi aspetti di quella di Black Mirror: ma producendo ogni volta una struttura diversa), sintetizzandolo in tre segni che ne riassumono il contenuto. 

Una sorta di sigillo alchemico, verrebbe da dire, come quelli diffusi nei manuali dell'arte regia antica e moderna: e già alchemico è il rimando a Love and Death, Eros e Tanathos (con l'aggiunta appunto moderna dell'elemento cyber della macchina).

I singoli episodi sono poi disposti in modo, pare, diverso, almeno per regioni di fruizione Netflix (tutti gli italiani di cui ho letto riproponevano la stessa sequela che ho visto io). Tuttavia, se non un senso palese, vi è un senso implicito che il lettore pare sfidato a trovare, una sorta di Decameron Nero high tech.



IL VANTAGGIO DI SONNIE (I), con cui si apre la serie, dichiara apertamente il genere cyberpunk di fondo (da cui singole storie si separeranno). Il logo ha il simbolo di un serpente, accanto a Love e Death: coerente col tema degli esseri rettilici collegati mentalmente agli operatori, ma carico di un certo gusto "diabolico" o perlomeno esoterico (il serpente come portatore di conoscenza). Anche la rosa gialla all'occhiello del proprietario del ring clandestino è curiosamente simile a una stella a sei punte, con possibile rimando al sigillo di Salomone, non come simbolo ebraico ma come segno della Coincidentia Oppositorum, "Love" e "Death" appunto. Certo, è possibile sempre sovrainterpretare, ma vedremo che altrove i simboli celati non sono casuali. Appare qui per la prima volta il tema transumanista, che sarà ricorrente, della trasposizione salvifica della mente umana nella macchina.


TRE ROBOTS (II), la storia numero due, evoca il tre, e triplica l'elemento "robots" del titolo. Si introduce il tema felino, che ricorre anche in altre storie, e introduce il tema apocalittico in modo più vicino alla fantascienza classica, con l'estinzione degli umani cui sopravvivono solo i robot. Il robot più astratto nella forma non può non richiamare la Piramide Illuminata (nel logo dell'episodio è ancora più evidente), e anche quello più umanoide, il cui volto è un teschio con un occhio solo, può avere un gusto da "illuminati". Da notare che, nel poco che si dice di questi robot, non è possibile escludere che alcuni siano eredi anche degli umani neurodigitalizzati, ormai dimentichi di sé.



LA TESTIMONE (III) introduce invece il tema della circolarità della visione (simboleggiata nel logo dal serpente come Ourobouro e dall'Occhio) e, ancora una volta, conduce a un "finale a sorpresa", tipico della SF breve (era il marchio di fabbrica di Frederic Brown) ma nella serie molto accentuato: praticamente ogni corto ha questa struttura. Torniamo all'ambtio cyberpunk del primo episodio, e molti elementi del locale rimandano a una generale estetica da "MTV degli Illuminati" (che del resto riprende quest'immaginario proprio dal cyberpunk, che a sua volta lo derivava dalla sottocultura BDSM immaginata divenire in un futuro mainstream). Qui il tutto sembra però evocare non il carnevale bizzarro, decadente e seducente del cyberpunk classico, ma una umanità giunta in un futuro ormai prossimo al suo declino morale.
Se vogliamo, poi, il racconto potrebbe evocare un senso di circolarità tra i vari episodi, da ricollegare a una simmetria immediatamente assente.

TUTE MECCANIZZATE (IV) introduce l'esoscheletro potenziato, in un modo molto analogo al grande classico di Heinlein, "Fanteria dello spazio" (anche i mostri alieni hanno l'aspetto di aracnoidi, come nel suo romanzo): una prima tappa della fusione nella macchina, cui segue il cyborg e poi il riversamento integrale della mente nei bit.

La cornice narrativa è però decisamente da fantascienza anni '50 (come in Heinlein, appunto), con tanto di rovesciamento finale in questo caso proprio alla Brown.  Si conferma il tema caro all'Agente Smith di Matrix, l'umanità come un virus incontrollabile (nel film dei Wachowski, romanticamente, è la posizione del cattivo. La SF classica, più cinicamente, la dà come verità).


IL SUCCHIA-ANIME (V) è uno dei cartoon meno fantascientifici, anche nella scelta dello stilema da cartone animato tradizionale. Può avere appunto la valenza del sottolineare il tema sotterraneamente esoterico, la "evocazione di demoni" in chiave moderna (oltre a scritte misteriose, il demone possiede anche un suo sigillo, non immediatamente "figurativo"). Torna il tema dei gatti (che può essere anche il facile acchiappa-like su internet per antonomasia). Gli alieni in generale appaiono in quest'opera connotati in senso negativo, simbolo speculare, quasi, di quell'elemento animalesco ("il cervello rettile"...) che l'umano deve abbandonare per unirsi ai robot.

IL DOMINIO DELLO YOGURT (VI) è una delle narrazioni più riuscite, che chiude questo primo terzo della serie (di complessivi 18 episodi). Ancora una volta, con un segno ora minimale (interessante anche, al di là della maggiore o minore riuscita, la costante variazione grafica, che assieme alla brevità contribuisce a tener vivo l'interesse) torna il tema dell'incapacità dell'umanità a guidarsi. Interessante anche lo sviluppo - ironico - del tema del Bianco, dell'Albedo alchemica (e lo stesso Yogurt assume qua un aspetto "alchemico" nella sua misteriosa auto-fermentazione) che porta all'inevitabile separazione dall'arretratezza umana.



Il corpus centrale (VII-XII) non è particolarmente riuscito. OLTRE L'AQUILA (VII) declina il Cyberpunk in chiave spaziale, nel design iperrealistico che prevale in questi episodi militar-futuristici, con un inserto "erotico" francamente poco ben sviluppato. BUONA CACCIA (VIII) serve a introdurre lo steampunk, altrimenti assente nella panoramica fantascientifica, ed è la più valuda di questa parte centrale, altrimenti fiacca (pare quasi si siano concentrati gli episodi migliori o almeno più interessanti all'inizio e sul finale). Anche qui, comunque, in un ambito fantasy-steampunk, torna il tema della positività della fusione nella macchina come unica sopravvivenza degli antichi principi magici nella nuova tecnomanzia.



LA DISCARICA (IX) è invece il classico raccontino di SF anni '50, con un gusto, nello sviluppo, blandamente alla Stephen King (e con alieno divertentemente cattivissimo). MUTAFORMA (X) riprende Dog Soldiers (2002); la presenza di un testo-base costituisce un rimando comune, e come "Buona caccia" sottolinea la difficile sopravvivenza dei residui di un mondo fantastico nel mondo high-tech che sta arrivando. HELPING HAND (XI) ritorna al filone della fantascienza spaziale "dura" in stile iperrealistico. LA NOTTE DEI PESCI (XII), da Landsdale, è quello più eclettico rispetto alla fantascienza e al fantastico in generale, e chiude questa seconda tranche di sei racconti con un tono che vuol essere colto ma che qui risulta solo "midcult" (un registro che invece sarà ripreso nel modo giusto in Zima Blue).




LUCKY 13 (XIII) ha almeno l'elemento interessante di veder corrispondere titolo e numero dell'episodio (significativo anche perché il 13 non è qui numero casuale, ma numero superstizioso di derivazione tarologica, dove il XIII è l'Arcano della - non nominata - morte). La morte è, del resto, uno dei tre fili conduttori del titolo. Si ritorna su una fantascienza spaziale "dura", uno dei due filoni prevalenti assieme al cyberpunk urbano e a una generale SF pessimista-filosofica sulla possibilità / opportunità della sopravvivenza della razza umana.



Si arriva così a ZIMA BLUE (XIV), che in modo pressoché unanime è ritenuto l'episodio più riuscito, probabilmente (direbbe Umberto Eco) anche per un certo gusto "midcult" (molto ben sviluppato, ovviamente): il tema dell'arte, e qui il tema della possibilità di una casuale evoluzione dell'intelligenza artificiale che si esprima in questa forma ritenuta tipicamente umana. Il rimando pare ad essere a Luciscultura, uno dei più apprezzati racconti dei robot di Isaac Asimov, che mette al centro lo stesso tema con riflessioni simili, anche se meno "appariscenti" nella disposizione. Buono qui, comunque, l'inserto sufficientemente garbato di citazioni colte: il quadrato blu del suprematismo, l'impacchettamento alla Christo su scala cosmica. Ritorna anche qui, comunque, e in modo centrale, un certo gusto "transumanista" di fondo della serie: l'umanità merità di estinguersi, per necessità e per merito ci sopravviveranno i robot.
Appare suggestivo che l'episodio più curato, quello che tratta di trascendenza robotica, giunga proprio dopo quello che ha al suo centro il tema della morte, il XIII.

PUNTO CIECO (XV) torna quindi sul tema cyberpunk, con la classica storia di cyborg. In questa posizione, dopo l'ottima transumanista Zima Blue, questa storia discreta ma meno appariscente passa in secondo piano: ma è da notare come il tema della sopravvivenza tramite neuroduplicazione digitale dell'umano (il tema già del primo episodio, del resto) ritorni dopo aver esaltato l'immortalità digitale del robot (che muore per rendersi gloriosamente eterno, come già il Bicentenary Man di Asimov) 



Seguono, prima del finale, due storie dove il racconto di SF diviene accelerato esperimento di ingegneria sociale.

L'ERA GLACIALE (XVI), mostra di nuovo l'inevitabile destino delle "sorti progressive": o distruzione, o trascendenza nella macchina. ALTERNATIVE STORICHE (XVII), invece, è un divertissment sul classico tema del viaggio nel tempo (finora non trattato) per uccidere Hitler. Interessante che sia qui ripreso lo stilema da classico "old toon", sia nelle situazioni comico-grottesche proposte, sia nel tema antihitleriano sarcastico, oggi censurato nei "banned toons" anni '40 che si possono riscoprire su Youtube.


GUERRA SEGRETA (XVIII) è la conclusione dell'opera, di nuovo in un registro di SF militare in uno stile - è il caso di dirlo - da "realismo sovietico", quello meno "riflessivo" e più di intrattenimento.

Ma qui troviamo (con un fermo immagine rapidissimo nella scena del rito) il simbolo esoterico più palese celato nell'opera. Appare evidente un rimando al chaos magick, unito al tema della svastika (nazista, in questo caso, ma anche più in generale come elemento di trasmutazione). Non appare casuale che questo racconto si ricolleghi al tema della svastika, appena trattato in modo sarcastico nell'episodio comico precedente (c'è perfino il tema, prima in modo comico, poi in modo serio, dei riti di oscuro sex-magick nazista). Una circolarità, volendo, che è quella che connette fra loro le storie (come chiarito agli inizi, forse, in Testimone).

Il tema dell'evocazione demonica richiama in parte il tema del succhia-anime, ma anche, in fondo, il tema dell'alieno come demone che ricorre in prevalenza nella serie (gli umani sono inutili e obsoleti, ma gli alieni sono demoni sempre ostili e distruttivi, che avvenga in forma animalesca oppure subdola e raffinata).


Insomma, l'uscita dal ciclo di Love and Death, dell'eterno alternarsi di Rubedo e Nigredo, è possibile solo nell'ascesa all'algida Albedo robotica, come pare indicare lo stesso titolo della serie? Una prospettiva possibile, anche se, ovviamente, è sempre presente il rischio di sovrainterpretazione.

In ogni caso, un esperimento gustoso, che mostra la ricchezza di stimoli della serie antologica breve di fantascienza, e che spero sia il punto di partenza per ulteriori esperimenti, riprendendo il filone aureo della ricchissima miniera sepolta negli Urania da bancarella (ovviamente, nei loro equivalenti americani).


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