Cthulhu - L'abisso della ragione


LORENZO BARBERIS

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te. (Friedrich Nietzsche)

Questa nuova serie di Editoriale Cosmo dedicata a Cthulhu si apre con questo "Il richiamo delle tenebre" di Giulio A.Gualtieri e Marco Nucci, per i disegni di Valerio Befani. (possibili spoiler minori).

La bella cover in stile pittorico di Pietrantonio Bruno sembra quasi guardare, per certi versi, a certe copertine dei fumetti erotico-noir d'antan, con un gusto vintage anni '60, pur essendo presenti i corretti riferimenti all'immaginario del Maestro di Providence, ospitato in effigie: la follia e i - fin abusati - tripudi di tentacoli (richiamati con una certa eleganza anche dalla grafica del titolo). Le donnine svestite invece non erano una prerogativa di H.P.L., tra il sessuofobico e l'asessuale (come ha ben indagato, nel fumetto, l'Alan Moore di "Providence"), ma la narrativa popolare, nel riprenderlo, ve le ha da sempre aggiunte generosamente, del resto.




Il titolo della serie è la fusione di due citazioni: l'abisso di Nietzche, e il sonno della ragione di Goya. Il richiamo della foresta di Jack London, invece, diviene inevitabilmente tenebroso.

Gualtieri e Nucci giocano poi spesso con le citazioni dark-pop nelle pagine dell'albo, fin dalla prima: l'arrivo all'Innsmouth Asylum non può non ricordarci che il manicomio criminale di Gotham City in Batman, fin dagli esordi negli anni '40 di Bob Kane, è l'Arkham Asylum in omaggio all'Arkham lovecraftiana.

La sequenza "prima dei titoli di testa", come di consueto, ci introduce nel vivo nella narrazione con il primo macabro accadimento che dà il destro per l'indagine successiva. 








Un esordio lovecrafianamente classico, che è perfetto per dare il destro a Befani di immergerci subito nelle atmosfere lovecraftiane con l'Opera Al Nero che la narrazione richiede. All'interno di un disegno italiano complessivamente classico-bonelliano, il tratto dell'autore riesce a raggiungere un equilibrio interessante nella gestione dei dettagli, riuscendo a dare il giusto di indefinito che evoca la sensazione di mistery, e il giusto di dettaglio che scatena la curiosità esoterica ("Providence" di Moore, ad esempio, giocava - magistralmente - soprattutto sul secondo polo, con lo stile iperdettagliato di Jacen Burrows).

Ambienti goticheggianti, espressione dei volti, dettagli occultistici: tutto è ottimale nell'evocare il giusto clima, con un gusto vagamente retrò che risulta tutto sommato appropriato alle atmosfere anni '30 tipiche dell'autore (presenti anche nei giochi di ruolo e nei videogame da lui ispirati, ad esempio, sia pure in modo diverso).

Va anche riconosciuto un merito: rileggendo l'albo una volta a conoscenza dell'inevitabile colpo di scena del finale (che non sveleremo), notiamo indizi testuali, ma anche grafici - in particolare, nell'interpretazione visuale dei personaggi - coerenti con la svolta conclusiva, che giunge così adeguatamente, potremmo dire quasi subliminalmente preparata, con maggior effetto.



Giunti così ai titoli di testa, conosciamo il protagonista, con una sequenza onirica di grande effetto, dove viene sfruttato in massimo grado il contrasto netto tra bianchi e neri (per capirci, "alla Sin City" di Frank Miller, anche se qui la declinazione è complessivamente diversa, meno sistematica e meno "geometrizzante"). Ampio uso viene dato qui anche alla splash page, che massimizza questo effetto, ma che risulta più efficace proprio in quanto sapientemente dosata in una griglia tutto sommato tradizionalmente all'italiana, cosa che dà più risalto alle "rotture" ben congegnate.

L'indagine si avvia quindi su binari molto classici, Gualtieri e Nucci sfruttano tutti i topoi dell'hard boiled e dell'horror, fino a rasentare lo stereotipo: ma è una scelta consapevole, per spiazzare il lettore e coglierlo con la guardia abbassata quando, più avanti, le cose si faranno più complesse, più deliranti e più interessanti.
Anche il montaggio delle inquadrature, sapientemente movimentate, con una variazione d'inquadratura frequente e spesso sottilmente straniante, costruisce al crescendo dell'inquietudine (e, anche qui, si potrebbe leggere tra le righe un riandare a certe scelte cinematografiche del noir classico, in quel ben dosato gusto old style che pervade l'albo).




Si sussegue dunque la graduale sparizione dei vari personaggi (naturalmente, tutti potenziali sospetti cultisti), secondo lo schema classico di "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie o, nell'ambito del fumetto horrorifico italiano, dello sclaviano "Sette anime dannate". Nella loro brillante classicità, sono pagine che vanno assaporate come un buon scotch, perché nell'ineluttabilità degli eventi l'elemento principale di interesse ci paiono essere, ancora una volta, le cupe e raffinate occasioni visive che vengono offerte su un piatto d'argento.

Per certi versi, pur senza nessuna derivazione diretta (al limite, alcune suggestioni, evocate in modo differente e a tratti diametralmente opposto), l'albo mi ha fatto pensare a "I peccatori di Hellborn" di Faraci e Roi. Là l'horror carcerario era declinato in una sorta di "opera al bianco" del Roi del dylaniato, in un segno sottile e acuminato: qui la scelta è invece quella più logica del predominare dei toni del nero e di un tratto denso e spesso (per limitarci alla differenza del disegno, coerente comunque con le simmetrie testuali).

Non manca, come promesso fin dalla cover, l'elemento erotico, che aggiunge anche un coerente grado di disturbante.



Sul finale dell'albo, quando ormai ci attendiamo una chiusura lovecraftiana classica, Gualtieri e Nucci calano il classico asso di bastoni, con un bel rovesciamento ispirato in parte a un celebre racconto di Edgar Allan Poe (ben risistemato in questo ambito lovecraftiano).

A questo punto il finale prosegue comunque secondo i canoni classici, ma il rovesciamento operato porta a un rafforzamento dell'elemento grottesco consequenziale, in fondo, al mood del racconto di E.A.P., che non guasta comunque nel mash up con H.P.L.. C'è a tratti un gusto quasi sclaviano nel bilanciare con precisione horror, umor nero e, nella dissolvenza finale, la giusta depressiva malinconia nera. Non si esce dal lovecrafiano, per un verso, ma dall'altro se ne offre una declinazione personale e tutto sommato inedita rispetto al maestro del New England.

Attendiamo quindi con interesse i prossimi capitoli di questa discesa agli inferi degli Old Ones, con Gualtieri e i suoi come oscuri mentori virgiliani.


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CTHULHU, L’ABISSO DELLA RAGIONE.

Il richiamo delle tenebre.


Soggetto e Sceneggiatura: Giulio A.Gualtieri e Marco Nucci

Disegni: Valerio Befani

Copertina: Pietrantonio Bruno

16x21, B, 144 pp, b/n

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