Salvini In Dalivision


LORENZO BARBERIS

Come noto, di recente un liceo artistico di Pisa ha realizzato un fotocollage di navi naufragate nel Mediterraneo che compongono il volto di Salvini (il quale, a quanto pare, non ha particolarmente disprezzato). Vedi qui Repubblica al proposito.

La scelta del fotomosaico è piuttosto interessante, forse al di là dell'intenzione dei realizzatori (curiosamente, di nuovo un atto scolastico di critica su Salvini, poco dopo il caso della docente palermitana e dei suoi allievi).

La tecnica è infatti inaugurata da Salvator Dalì nel 1974, riprendendo analoghi studi avvenuti in ambito scientifico, che studiavano la psicologia della percezione. Abbiamo un ritratto di Gala che osserva il Mediterraneo (curiosamente ricorre...) a venti metri, e ponendoci a venti metri si forma l'immagine di Lincoln.


Nel 1973 infatti in ambito scientifico si era scomposto lo stesso ritratto di Lincoln per vedere quando esso cessava di essere riconoscibile, esaminando così la capacità della mente umana di elaborare inferenze su bassi livelli di informazione visiva.

Tuttavia la citazione di Lincoln come abolitore dello schiavismo non è casuale: tanto è vero che Dalì riprese questo tema in un nuovo, molto simile dipinto nel 1976, per il centenario degli USA, sorti nel 1776. La litografia, intitolata Lincoln in Dalivision, celebrava anche le Brigate Lincoln, combattenti contro il franchismo nella Guerra di Spagna. Una celebrazione doverosa, che avveniva tuttavia l'anno seguente al crollo del regime per la morte del Generalissimo; in precedenza l'atteggiamento di Dalì era stato piuttosto ambiguo.


Di scorcio, in alto, si intravvede anche l'immagine di questo crocifisso del 1951 (che nel 1954 l'autore tramutò in Ipercubo, con una non dissimile pixellatura 3D).


Ma anche un'altra opera si connette al Lincoln di Dalì, visivamente (e concettualmente?) ambiguo: il suo ritratto di Voltaire che appare da un mercato di schiave (connesse alla nudità femminile che ritorna in Gala nel dipinto di Lincoln).


Il busto è quello di Jean-Antoine Houdon, del 1778, due anni dopo la rivoluzione americana; e nel 1971 questa prima illusione ottica del gran maestro del surrealismo sarà ripresa dai nascenti studi sulla percezione visiva.

Il senso dell'ambiguità visiva rimanda in questo caso all'ambiguità del grande personaggio, fondatore dell'Illuminismo ma anche, ad esempio, antisemita e dai giudizi spesso sprezzanti. I surrealisti amavano decostruire Voltaire, contrapponendogli provocatoriamente l'altro illuminismo, quello sulfureo di De Sade, celebrato da Man Ray ma dallo stesso Dalì.

Lo stesso Lincoln, antischiavista ma possessore di schiavi, non sfugge all'equazione.


Senza ancora il tema dell'illusione ottica, nel 1933 era stato Lenin ad essere effigiato come questo iperfallico padre problematico nell'Enigma di Guglielmo Tell (eroe rivoluzionario medioevale e padre freudianamente più che castrante, nel celebre episodio del figlio e della mela). 


Ecco quindi che il ritratto di Salvini - che forse vorrebbe essere solo critica - assume un significato ambivalente, di critica ma anche celebrazione al tempo stesso, al di là del significato originario. E per questo, credo, non gli è stato sgradito.

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