Dylan Dog 393 - Casca il mondo


LORENZO BARBERIS


E' uscito lo scorso 30 maggio 2019 il numero 393 della serie regolare di Dylan Dog, ad opera della sceneggiatrice Barbara Baraldi e dello storico disegnatore Bruno Brindisi, autore di alcuni degli albi "di svolta" della serie (spesso in cooperazione con la prima, storica autrice di Dylan, Paola Barbato). Data l'inevitabile possibilità di spoiler, consiglio comunque di leggere prima l'albo.

"Casca il mondo", come evidente fin dal titolo, affronta il tema del terremoto, inserito nel ciclo di distruzione apocalittica causata dall'avvento della Meteora: un tema sicuramente non neutro per Barbara Baraldi, che ha vissuto in prima persona tale evento, come scritto da lei anche pubblicamente, sul suo blog (vedi ad esempio qui).


La Baraldi si adegua qui a una delle tradizioni implicite del personaggio, quella forse più inquietante e a suo modo "mistica": fin dal suo fondatore Tiziano Sclavi, la scrittura dylaniata sembra richiedere allo sceneggiatore, per dare il suo massimo, il sacrificio di qualcosa di autentico di sé, oltre alla pura qualità della scrittura in senso tecnico, naturalmente indispensabile. Per Sclavi è stato il tema dell'alcoolismo, per Recchioni la malattia, per la Baraldi appunto il terremoto.

E pagato questo tributo, in effetti, anche la storia della Baraldi risulta particolarmente convincente. La cover di Gigi Cavenago, al solito, è di grande efficacia visiva. In alto, in un cielo rosso fuoco solcato dalla meteora, vediamo collassare Londra in una linea dell'orizzonte che si fa lievemente concava nel suo sprofondare nella terra nera, in cui si rannicchia, in posizione fetale, Dylan, la cui camicia rosso sangue riflette il cielo di porpora.



La terra concava, nera, che accoglie le teste coronate cadute è un tema che ritorna nell'Arcano XIII dei Tarocchi, associato alla morte come simbolo di trasmutazione. Non credo qui vi sia una citazione intenzionale, pure è curiosa la simmetria visuale.

La storia inizia con una notevole tavola di pura astrazione (5), che riprende in tavole seguenti di poco più veristiche il manifestarsi della Meteora come araldo apocalittico, serpente edenico e dragon rouge, in un trionfo introduttivo di tavole a taglio orizzontale alternate a due splash pages (ne tornerà poi una, singola, nel finale di p.98, a suo modo collegata a queste prime).

Si torna poi ad una griglia più tradizionale con le sei vignette quadrate di p.9, dove Brindisi mostra la scelta dei retini per lo sviluppo di quest'albo, a evocare un effetto chiaroscurale che accentua il realismo delle scene evocate. Spesso variata la composizione della griglia nelle pagine seguenti, sempre in una struttura di base regolare, ma piuttosto libera nell'alternare vignette verticali, orizzontali e quadruple, come avverrà in tutto l'albo.

Basti citare, sulla transizione di metà albo, l'efficace e originale p.49, o la tavola bipartita 54, una magnifica muta come 59, p.69, solo per fare qualche esempio.



"Casca il mostro, casca la terra, tutto giù per terra", come nella filastrocca evocata dal titolo (richiamato apertamente in 12.iii). 




Alla fine della sequenza, l'incontro con Lucy Hamilton, che non saprei se citazione della pianista dei No Wave On Mars, protagonista dell'albo che da lei prende nome (L'annegamento di Lucy Hamilton, traducendo). 


Il simbolismo del drago apocalittico irrompe nelle paure di Lucy come causa del misterioso terremoto, in una tavola chiave che - come numerosi punti dell'albo - acquista un diverso sapore in una indispensabile rilettura.

Del resto, nell'Apocalisse sono frequenti i rimandi al terremoto come momento dello sviluppo della fine del mondo, a partire dal sesto sigillo, dove è pure collegato alle meteore, altro grande classico della distruzione finale.

Quando l'Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?

Il terremoto accompagna anche la rottura del settimo sigillo, reso famoso dal film omonimo; nella sesta tromba appare molto simile al terremoto circoscritto di quest'albo:

In quello stesso momento ci fu un grande terremoto che fece crollare un decimo della città: perirono in quel terremoto settemila persone; i superstiti presi da terrore davano gloria al Dio del cielo.

(letta aprés Sclavi, la conclusione del passo sa di beffardo sarcasmo, ovviamente nell'originale assente).

Terremoto e grandine precedono l'apparizione del Drago cavalcato dalla Donna Scarlatta, e un terremoto precede la sua caduta nella piana di Armagheddon.

Insomma, i simbolismi evocati nell'albo sono naturalmente appropriati; inoltre, la Baraldi crea un efficace set up del colpo di scena dell'albo (che non sveleremo, pur non essendo particolarmente radicale per chi abbia un po' di dimestichezza col genere) che si può anticipare in 25.i come in altri punti. 

Potente la citazione di Alda Merini che ci accompagna nel quartiere devastato: il globo che cade dalle spalle di Atlante (31) è un nuovo simbolismo della "caduta del mondo".



Stando a Brindisi, è casuale questo simil-Recchioni che serve da bere ai complottisti (che citano le parole di Carpenter e dello Sclavi di Vampiri: "Vivono tra noi") in 34.iv. Però è così perfetto che fa parte della diegesi dell'albo, come insegnava il buon Eco parlando del suo Pendolo di Foucault.

Colpisce invece in 35 la rappresentazione del fondamentalismo cristiano mai così esplicita dai tempi di Sclavi (in particolare, Maelstrom, ma anche altrove). Il rimando non è uno sbotto anticlericale gratuito (solitamente assente nella Baraldi), ma un rimando, purtroppo, a vere affermazioni fondamentaliste (vedi qui) effettuate in occasione di terremoti reali, e recenti. Colpisce non solo la caricaturalità che assume il diabolico prete (35.iv, con deformazione inusuale in Dylan), ma anche con citazione esplicita ai rimandi evangelici usati (in Bonelli, solo Luca Enoch, su Gea, aveva potuto azzardare tanto nel camminare sul filo di questo rasoio).

Il fatto che la "ragazza del mese", Arya, sia una volontaria europea, con tanto di logo delle dodici stelle (36-37) potrebbe essere una pura annotazione grafica, oppure un sottile rimando contro le spinte disgregatrici dell'Unione (tra brexit e altre chiusure).




Quello che colpisce, nel prosieguo dell'albo, è il notevole equilibrio formale ormai raggiunto dalla Baraldi: tutto è collocato con una delicata precisione che rafforza l'efficacia, dai siparietti comici di Groucho, particolarmente efficaci, alla citazione di Bansky (59) - in originale, un rimando alla devastazione della Siria - e di T.S.Eliot.

Viene rafforzato il ruolo di eroe di Dylan, sia dalla confusa profezia delle due homeless (che non si riferisce, è chiaro, solo all'albo in corso), ma anche alla sequenza amorosa, che si svolge nel castello di un parco giochi, con un tema cavalleresco molto esplicito (65, iii).

L'orrore degli sciacalli è un ultimo passo della climax verso il drammatico finale; particolarmente efficace 67.iv, dove il furto miserabile si dota di una sfumatura blasfema (anche la loro eliminazione, a ben guardare, si può collegare alla rivelazione conclusiva).

Il finale giunge così all'apice di una ben costruita tensione narrativa: viene in mente, per alcuni aspetti, il "Lungo Addio", ma rielaborato in modo differente e originale, con una simile tensione emotiva (sul tema, anche "Uno strano cliente", ma con uno sviluppo meno efficace). La connessione con la blanda continuity del ciclo della Meteora può quindi richiamare anche Esercizio N.6 della Barbato, che ci aveva mostrato come l'avvicinamento del corpo celeste solleciti i poteri Esp presenti sul nostro pianeta.

Insomma, un tassello essenziale della disgregazione dylaniana nell'avvento della Meteora: ma anche un albo dotato di una particolare forza autonoma, per molti versi il migliore - e più passionale - della Baraldi, e una storia destinata a restare nell'immaginario del personaggio.


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