Le sirene della multicultura



LORENZO BARBERIS


Ieri si è diffusa la notizia che la Disney ha deciso di affidare a Halle Bailey il ruolo di protagonista nel live action de La Sirenetta (1989). La cosa in sé mi sembra normale: la Disney vuole allargarsi a un pubblico di "minoranze" che, in realtà, sul piano mondiale in cui la multinazionale spera di muoversi, sono "maggioranze" che, chiaramente, si identificheranno maggiormente con una protagonista non-wasp.

La cosa ha però scatenato una reazione "difensiva" nei fans nostalgico-disneyani che è interessante. A un primo livello, molti hanno analizzato la cosa come una delle tante "battaglie di retroguardia", nell'immaginario, con cui il pubblico "bianco" cerca di opporsi alla perdita della propria posizione dominante.

Naturalmente, le reazioni stizzite sui social sono amplificate: ma, da appassionato dell'immaginario fumettistico, ho constatato che sono state lievemente più alte del solito.

Probabilmente la cosa non dipende solo dalla Sirenetta del 1989 o da Andersen, ma entra in gioco un archetipo ben più profondo. Le sirene appaiono nel fondamento della cultura occidentale, l'Odissea, recuperando leggende greche ancestrali. Qui le sirene, letali  donne uccello (non ancora pesci!) adescatrici col loro canto seducente e la loro bellezza senza pari, sono una proiezione del matriarcato sconfitto in tempi relativamente recenti (per alcuni, l'ultimo assestamento è nel corso del medioevo ellenico: due secoli prima dell'opera omerica), e quindi dipinto letterariamente come terrificante: come la maga Circe o le Arpie (che delle sirene sono la versione "imbruttita", decaduta), Medusa, le Gorgoni e altre creature ancora.

(sirene, "Physiologus" del 1000 d.C. circa)

Le sirene si legano ovviamente alla sfera del mare, centrale per i greci: da qui la transizione, nel medioevo, a donne pesce (complice la figurazione ambigua della parte non-umana, come qui sopra). Del resto, i greci avevano Tritone, figlio prediletto e araldo di Poseidone-Nettuno, che possedeva tale conformazione (e non a caso torna come padre di Ariel nel cartoon disneyano). La sua figura derivava dal babilonese Dagon, dio-pesce padre di Baal e importantissimo soprattutto per i navigatori Fenici, da cui i greci lo ripresero.

Dagon

Tritone

Tritone tra l'altro ha - già nelle figurazioni classiche, come quella qui sopra - due propaggini separate (cosa che ha anche più senso nell'immaginare una creatura marina antropomorfa e dotata di due sessi, tra l'altro), e questo torna sia nella figurazione delle sirene medioevali, ma anche in quella di Abraxas, la principale divinità gnostica nell'età dell'Impero romano, che ha due serpenti al posto delle gambe.




La fortuna della figura della sirena nelle cattedrali romanico-gotiche (la figurazione del mosaico di Otranto, verso il 1163 d.C., è tra le più antiche) le dota di una duplice coda, sul modello di Tritone ma con evidente connotazione di lascivia erotica (presente già in Omero, ma meno plateale).



A tale dimensione della lussuria rimanda anche l'osservarsi allo specchio (carattere della Lussuria nell'iconologia medioevale, narcisisticamente sedotta dalla seduttività del proprio corpo), elemento che talora appare (più nei manoscritti che nelle arti visive).




Un simbolo quindi potente della sessualità femminile, condannata nel medioevo, ma ripresa poi nell'Ottocento in una chiave più positiva, sulla scorta di Andersen (1837) naturalmente, che la rende più malinconica, facendone una vittima e non un mostro seduttore. Il Decadentismo però, a fine secolo, accentuò nuovamente la componente seduttiva ma con meno enfasi sulla malvagità.

E a suo modo si allinea anche il film del 1989 a questo stile (la Disney aveva già recuperato da Barrie, 1904, le sirene di Peter Pan, nel 1953: pure seduttrici dispettose): con una certa consapevolezza, credo, di adattare un mito più ampio.



La sirenetta Ariel - nome dello spirito elevato, maschile, della Tempesta shakespeariana, opposto al materico Calibano - è rossa di capelli non tanto per fissazione wasp o per archetipo filologico, ma perché deve simboleggiare l'emergere della sensualità adolescenziale (naturalmente tutto rimane sul piano simbolico) che la fa sentire fuori posto nell'ambiente marino, con una seduzione per la fiamma e il peccaminoso (nel fotogramma sopra, quasi subliminale, nel dipinto c'è la Maddalena, cosa in cui Dan Brown vide complessi simbolismi nel suo Da Vinci Code).

Però il meccanismo è fatto per funzionare bene, perché si fonda (non per occultismo come vuole il Brown, ma per efficacissimo marketing) su archetipi, come abbiamo visto, profondi. E da qui nascono queste reazioni esacerbate, probabilmente, da parte di chi vuole resistere ad ogni costo, legato all'albero dell'occidentalismo, alle sirene della multicultura.








Post più popolari