L'indice dei fumetti proibiti



LORENZO BARBERIS


Leonardo Gori, su Giornale Pop, fa uno studio accurato del Vittorioso dell'immediato dopoguerra.

https://www.giornalepop.it/craveri-e-landolfi/

https://www.giornalepop.it/jacovitti-il-vittorioso/

Uno studio accurato e prezioso, perché il Vittorioso fu effettivamente una rivista di alta qualità fumettistica, che meriterebbe davvero riscoprire e studiare ancora oggi dettagliatamente.

Gori riporta anche, nel contesto di questi articoli, un paio di guide diffuse dal mondo cattolico per indicare quali fumetti erano accettabili e quali no, in modo simile a quanto si andava facendo col cinema e a quanto, da sempre, si faceva con i libri.

Una sorta di Indice dei fumetti proibiti, insomma, esasperando un po' la questione: e, a suo modo, era il segnale di un'attenzione doverosa a un medium così importante. Si tratta di due opuscoli simili per contenuto, risalenti al 1951. "L'Indicatore della stampa per ragazzi" è un puro elenco (e, già dal titolo, un "Indice"...) senza commenti, rivolto più forse ad addetti ai lavori cui bastava trasmettere ordini: esattamente come i prontuari dell'indice, che non si premurano di spiegare le motivazioni.

Avevo già trattato qui deldel rapporto tra mondo cattolico e fumetti, in un mio studio trasversale alla rivista cattolica della mia diocesi; ma questo è probabilmente il testo seminale della questione.

Curioso notare che viene anticipata la battaglia di Wertham in USA, che è del 1954 (ne ho scritto qui): è una battaglia parallela e in larga parte autonoma, su direttive in parte differenti, puramente "morali" e non anche cognitive, come in Wertham (per il quale anche i fumetti teoricamente etici comunque deformavano le capacità di lettura).



Più interessante invece “Mammina me lo compri?”, rivolto chiaramente alle madri di famiglia, che oltre ad indicare testate incluse ed escluse, va a dare a volte qualche breve commento.

Ne parla anche la Guida al Fumetto Italiano, qui:

http://www.guidafumettoitaliano.com/edicola-e-dintorni/questa-vignetta-non-s-ha-da-vedere

Composta da padre Benedetto Ellier Caporale, la guida sostanzialmente proibisce tutto ciò che non corrisponde alla produzione cattolica: gli unici testi consigliabili sono i suoi. Un po' come i volantini elettorali (ne ho ancora visti, da ragazzo), per cui solo il voto alla DC era quello legittimo, mentre - se il partito comunista, allora, era da scomunica "latae sententiae" - anche i partiti alleati di governo erano comunque sconsigliabili.

Che poi, chiariamo: il Vittorioso, allora, era comunque tra il meglio che si poteva ottenere come fumetto (il Giornalino, nato nel 1924, ne avrebbe raccolto l'eredità negli anni '60). Il resto sono testate da poco conto, solitamente "per l'infanzia" e non strettamente fumettistiche.



Poca roba anche ciò che è leggibile, pur senza essere consigliato. Spicca tra questi soprattutto il Corriere dei Piccoli, la testata "laica" del liberale Corriere della Sera, e il Topolino della Mondadori.




Ma vediamo quindi di spulciare l'elenco, soffermandoci soprattutto sugli albi di cui il censore elabora un giudizio critico o particolarmente severo. Non parlerò degli "escluso" con sentenza laconica, poiché è l'ordinaria amministrazione.

Gli Albi d'Oro sono esclusi, eccetto Topolino, che è una delle poche testate a godere di tolleranza, con un lungo excursus che spiega come - proprio in quanto apparentemente innocui - si tratta invece di testate infide, perché inoculano con più efficienza valori non cristiani quale, sopra tutti, quello della vendetta, tipico in effetti dei western.

Questo è un modo comune di ragionare della mentalità inquisitoriale: se la diabolicità è evidente, anatema; se difficile da provare, è segno dell'abilità diabolica dell'esaminato nel dissimularla, quindi peggio ancora.

Anche sugli Albi Nerbini si deve spendere qualche riga in più: sono editori di un certo rilievo, e la condanna non può essere solo enunciata, ma va anche motivata. Qui si condanna un certo gusto "giallistico": delitti impuniti, pupe sensuali, un certo nichilismo smagato dei protagonisti.

Si spendono due parole anche per l'Albo Tricolore, per evitare che il gusto nazionalista sia fuorviante per qualcuno.



Amok (1946) beneficia di una stroncatura totale: "del tutto negativo", e in effetti, stante la palese ispirazione all'Uomo Mascherato, si percepisce un gusto misterioso più accentuato.


Pessimo, ovviamente, anche Arsenio Lupin (1946), ben prima di Diabolik e di Monkey Punch, che dimostra un certo fervore del fumetto nero già allora.

Interessante notare che dell'Asso di Picche di Hugo Pratt (dichiaratamente ispirato a Batman, dal 1945), oltre alla condanna per gli omicidi compiuti dal vigilante, la critica "disegni scadenti". Evidentemente, allo sguardo classicista del censore la sintesi di Pratt (il più autorevole artista italiano del fumetto) era difforme dai canoni del "bel disegno".

La "Audace", ovvero l'attuale Bonelli, è criticata - violenza a parte - per il "segno americano".

L'analisi degli albi Avventura evidenzia la critica anche della cultura fantascientifica: mondi ultrafuturistici, civiltà aliene, armi e macchine avveniristiche sono comunque male perché mostrano al ragazzo un "mondo irreale", in sé diseducativo (come si vede anche nell'immagine in copertina.


I tre elementi centrali nella censura appaiono tre: da un lato la violenza e la crudeltà; dall'altro la sensualità (pericolosissima: la condanna maggiore avviene verso i fumetti che usano qualche elemento) e infine anche l'elemento fantastico, magico ma anche tecnologico. Anzi, l'impressione è che in questa fase sia soprattutto quello tecnologico, anche se in realtà è poco presente: per criticarlo, si mostrano delle astronavi, non, che ne so, una immagine di Mandrake (comunque condannato). Forse si percepisce che la magia oscura è ormai un retaggio del passato, e molto più pericolosa è la fascinazione per la tecnologia, che oltretutto in quegli anni è un valore centrale per il comunismo filosovietico e filostaliniano.



La cosa curiosa è che, se in effetti sesso e violenza non appaiono sul Vittorioso e in modo comunque edulcorato poi sul Giornalino postconciliare, la fantascienza vi ha sempre avuto cittadinanza. Si consideri solo questa magnifica cover di Kurt Caesar sul Vittorioso di quegli anni (è del 1952):


Ma andiamo avanti. "Avventura Film", invece, è criticabile non solo in quanto western, ma perché la morale sembra meno rigorosa ancora, scegliendo qualche volta la parte dei fuorilegge (sul modello dei futuri spaghetti western). Forse perché, come "Avventuroso film", sono legati all'immaginario filmico, rivolto agli adulti e non solo ai ragazzi.


Con questo, finisce la lettera A: il recensore in seguito sarà più sbrigativo, quasi avesse calcolato male la struttura del suo indice fumettistico.

Big Bill è condannato come western perché la violenza coinvolge addirittura le donne: in generale, ogni segno di una donna diversa dall'angelo del focolare è oggetto di una condanna particolarmente severa.

Bob Reporter, singolare caso di giornalista a fumetti (ma qualcuno occhieggia qua e là), è uno dei pochi a essere solo sotto "cautela": forse, in quanto meno avventuroso come professione, offre meno spazio alla violenza.

Capitan Mistero è "assolutamente escluso", anche se il Mistero del titolo non rimanda all'esoterismo, come avrei sperato, ma all'avventura d'Oriente, stando alle cover (forse più esotica e meno legalitaria del western).



Anche il Corsaro Mascherato viene condannato con particolare forza, e in effetti si coglie a volte un po' di splatter già in copertina.



Interessante la presenza di un fumetto dedicato a Carnera, ovviamente escluso, ma senza enfasi. La cosa curiosa è che Primo Carnera sarebbe tornato in un eccellente fumetto di Filippo Scozzari, uno dei pilastri dell'avanguardia di Cannibale legata ad Andrea Pazienza e soci (non c'entra direttamente con il post, ma qui un bell'articolo su Scozzari).



Particolare condanna anche per la Dama di Picche (forse derivante dall'Asso di Picche...), come per ogni personaggio al femminile del resto.

Dick Lepre, clone di Dick Fulmine, ha "personaggi da ergastolo", come pure per Dray Tigre, di ambientazione orientale. I fumetti di ambientazione "hard boiled" (definita "gialla") o orientale sono più condannati dei western, che forse hanno in qualche modo una violenza più "codificata", a suo modo più legalitaria.



Forse è anche il fatto che la violenza con le armi da fuoco, ovviamente più grave, può essere solo simulata nei giochi infantili a "indiani e cowboy", mentre gli scontri fisici (simili a quelli supereroici, per certi versi) possono dare idee peggiori, come scagliare il cuginetto giù dal tetto del condominio, come Dray Tigre.

Forte la condanna anche per i fotoromanzi di Duemila, che in effetti, forse, sono rivolti più agli adulti che ai ragazzi, come in generale il fotoromanzo, che non consente la sintesi cartoonesca e, per contro, strizza più l'occhio al cinema.





Condanna eccezionale anche per Il fantasma verde, una rara pubblicazione con carattere apertamente orrorifico, da quanto pare dalla copertina.



Interessante la condanna della fantascienza che viene iterata, con un tema (quello dello spionaggio atomico) di una certa attualità. Dick Fulmine è escluso quanto la sua copia precedente, ancora di più, se possibile, per la sua maggiore notorietà: un gorilla senza cervello brutale e rozzo.



Gey Carioca, "pessimo", non solo "escluso", è di nuovo un fumetto al femminile, in questo caso davvero blandamente erotico.

Di nuovo, di questa parla ampiamente Giornale Pop:

https://www.giornalepop.it/gey-carioca/

Escluso anche Gim Toro, esclusa anche l'eroina femminile Kitty, ma con meno foga delle altre eroine al femminile. E dire che la pupa tira sventole niente male.



Ampia e dettagliata la condanna per l'Intrepido, per la buona fattura e per i protagonisti nella fascia d'età dei giovani lettori. Come al solito: quando la qualità è alta e tutto sommato non vi è un'evidente immoralità, la condanna è altrettanto implacabile perché il prodotto rischia di "ingannare" il gregge meno indottrinato.



Esclusa Jane Calamity, il classico western sensuale, ovviamente; ma escluso Mandrake, che ha addirittura un vago gusto satanico per via delle sue arti magiche (l'assistente Lothar, pur tratteggiato ancora in modo ingenuo, è probabilmente uno dei primi eroi di colore del fumetto eroico).

Di Marines si condanna la violenza bellica. 




Condannato, ma senza particolare enfasi, un proto-supereroe italiano come Misterix, il cui potere, in modo interessante, si basa su un dispositivo atomico (alla Iron Man, quasi!).

(sui proto-supereroi italici ottimo articolo qua:
https://www.glamazonia.it/old/articoli/superita/superita.html)

Miss Diavolo non è più condannata delle altre donnine procaci, nonostante il nome: "pessimo" e basta. In effetti non è un fumetto dal blando gusto esoterico, come speravo da una prima copertina (la terza), ma un "diavolo d'avventuriera" tutta azione sexy.





Lunga la stroncatura di Pecos Bill, proprio perché western apparentemente "per ragazzi" (e dunque più pericoloso). Per la stessa ragione condannato Piccolo Sceriffo, con una condanna però più blanda e che riconosce una buona qualità tecnica alle storie.

Ovviamente condannata Pantera Bionda, la prima e più celebre eroina sexy (per l'epoca...) del fumetto italiano.

Anche qui, ampio servizio su Giornale Pop:

https://www.giornalepop.it/le-curve-pericolose-pantera-bionda/

Le riviste per ragazzi di area comunista sono etichettate come "antireligiose", come il Pioniere.

"Rizza, manina d'acciaio" è l'ennesima fanciulla dalle maniere forti, in questo caso di ambientazione gangsteristica, come al solito condannato con forza.




La condanna di Sciuscià è similmente articolata, per criticare con maggior ragionamento la critica a questo fumetto neorealista, che guarda quindi a una corrente molto temuta anche in letteratura e al cinema, in quanto grimaldello (apparentemente "neutro") dell'ideologia comunista.




Tex è ovviamente escluso. All'epoca, è ancora un western come altri, ma l'autore sente la necessità di riportare il florilegio di pittoresche esclamazioni, un classico del Tex di Gianluigi Bonelli dove si vede la brillantezza dello scrittore. 

Tra i bonelliani dell'epoca anche Plutos, eroe mascherato dalla tuta diabolica, è condannato senza particolare enfasi.

Dei Bonelliani anni '40 e '50 avevo parlato qui:

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-40.html

http://barberist.blogspot.com/2018/08/un-canone-per-la-bonelli-gli-anni-50-da.html

Chiude la sequela di fumetti notevoli l'Uomo Mascherato, la cui condanna articolata prende di mira anche il "culto del superuomo". Non sono ancora esaminati i supereroi veri e propri, forse in quanto non ancora apparsi su una testata autonoma.

In generale dunque appare una condanna a tutto campo del fumetto, che ci fornisce al contempo una vasta ricognizione. Per dire, rispetto alla mia percezione, emerge confermata l'egemonia del western e la presenza marginale del supereroico: ma c'è più "giallo-noir-hardboiled" di quanto avrei detto (periferico, ma esistente, prima di Diabolik che rilancerà il genere) e molto fumetto sexy, oltre la capostipite Pantera Bionda (ovviamente, tutto molto castigato). 

Sulla condanna, come detto, è così ad ampio raggio che non diviene nemmeno significativa: condannato il western, peggio il giallo, più violento e meno "morale", peggio il supereroico e il fantascientifico, che aggiunge l'irrealtà; lasciamo perdere le eroine, che aggiungono ancora la componente sexy. Peggio di così c'è solo leggere le riviste di area comunista, scomunica latae sententiae assicurata.

Al limite, si ribadisce una considerazione scontata: gli anni '50 ci possono apparire come una golden age per il fascino di essere la fase seminale del fumetto italiano odierno, con la nascita di Tex e molti fermenti che si sarebbero sviluppati in seguito. Ma la lotta che i fumetti hanno dovuto fare per la legittimazione, oggi in larga misura vinta, vedeva un avversario potente e spietato, forse più forte del professor Wertham americano, in quanto fondato su un potere secolare.

A loro modo, dunque, anche i fumetti contribuirono alla laicizzazione dell'Italia: un aspetto che divenne più evidente nella decade successiva, su cui si potrà forse in futuro tornare.

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