Di Moby Dick, di fumetto e di barbieri.




LORENZO BARBERIS

Ieri era il duecentenario di Melville. Per l'occasione, ho scritto un post sul mio blog letterario sullo Spazio Bianco (che avevo già intenzione di scrivere da un po'): ovvero della particolare importanza di Moby Dick nell'ambito degli adattamenti letterari a fumetti.

L'articolo è qui:

https://www.lospaziobianco.it/comeunromanzo/mobydick

In sostanza, ritengo che sia perché unisce due caratteristiche: è considerato il Grande Romanzo Americano per eccellenza, ed è comunque un'alta sintesi dell'ideale di romanzo avventuroso a un primo livello.

Qui nell'articolo una ricostruzione più dettagliata, in cui cerco di dimostrare quest'influenza (se avete altri adattamenti melvilliani da suggerire, siete i benvenuti).

Durante le mie ricerche per il recente articolo su Moby Dick nel fumetto mi sono imbattuto in uno scambio tra Akab e Manfredi sulla Bonelli, a suo modo interessante.

L'articolo è questo:

https://conversazionisulfumetto.wordpress.com/2012/07/18/akab-vs-manfredi-di-stronzi-di-stalker-e-di-tutto-il-resto

La cosa che mi ha più colpito è questa definizione del fumetto di Bonelli, riportata da Manfredi:

"Sergio aveva un gusto raffinatissimo in fatto di grafica, ma riteneva che la sua mission storica fosse quella di rivolgersi a quelli che lui chiamava “lettori da barbiere”. Questo ha insegnato una maggiore umiltà a noi autori che non venivamo affatto dalle barbierie, perché più o meno tutti (incluso Sclavi) eravamo piuttosto alternativi."

Come sa chi mi segue su questo, ho chiamato il mio blog sul fumetto "Barberist" proprio in onore alle "letture a fumetti sulla sedia del barbiere" con cui ho cominciato a interessarmi dei comics. La definizione quindi mi fa particolarmente piacere.

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