Pop Alchemico: Nuova Era di Jovanotti


LORENZO BARBERIS

Disclaimer: gioco letterario in stile "Pendolo di Foucault".

L'altro giorno mi è capitato di parlare dell'ultimo video di Rovazzi, che a suo modo ha diversi elementi cyberpunk, da Black Mirror, fossi un complottista direi "da New World Order". 

Ecco: ho visto l'ultimo video di Jovanotti, che un mio lettore di vecchia data mi ha sempre segnalato come esoterico, e si intitola direttamente "Nuova Era"Una collaborazione con Dardust, che avevo apprezzato molto a Mondovì durante una sua performance nel 2015; e Dardust suona decisamente vicino a Stardust, "polvere di stelle", coerente col tema "spaziale" del video.

Premessa

Con Jovanotti ho un rapporto complesso: dire amore/odio è troppo forte, perfino attrazione/repulsione. Di base, sarei indifferente al tipo di musica che fa, ma forse mi colpisce il nome, che ci accomuna ("Il mio nome è Lorenzo / potrebbe non aver senso / ma da quanto sono nato / dico quello che penso", in "Attaccami la spina", 1994) e il fatto che abbia, in sostanza, dieci anni esatti più di me, essendo nato a fine settembre 1966.

Ricordo la prima volta che lo vidi, in tv, al Sanremo del 1989, i tempi disimpegnati de "La Mia Moto", "Vasco". Mi stavo predisponendo a detestarlo come nuova propaggine della stupidità paninara dominante negli '80, quando il padre di un mio compagno, professore di lettere passò nella stanza, lo guardò e sentenziò lapidario, con un sorriso di scherno: "Questo la prossima estate se lo sono già tutti dimenticati". Naturalmente, fu pessimo profeta, e altrettanto naturalmente, mi suscitò un moto di simpatia per quel tizio che faceva il buffone in mutande stelle e strisce. In fondo, mi dissi, si vedeva che era almeno consapevole di quello che stava facendo: mentre quello stimato docente, con la sua cultura accademica, non era in grado di valutare oggettivamente la cultura pop. Fu uno di quei momenti in cui decisi che non avrei dovuto diventare così, non avrei dovuto guardare con disprezzo nemmeno quella cultura pop che non apprezzavo.

La svolta "de sinistra" nel 1994 mi convinse poco, devo confessare: e lì vidi il simmetrico attacco dei progressisti "duri e puri" che frequentavo a Palazzo Nuovo, per i quali era di nuovo un opportunista (e non sarebbe durato, di nuovo, naturalmente).

Poi, mentre il suo pubblico di fan diveniva maturo, un ripiegarsi sui temi dell'amore coniugale, della famiglia, coerentemente col suo target che, però, continuava anche a rinnovarsi. Dovevo ammettere che era bravo: qualcuno dei lettori del mio blog mi segnalò anche che ci potevano essere delle sfumature esoteriche nelle sue canzoni, tra il serio e il faceto, e ci scrissi questo pezzo qui.

In fondo, Lorenzo Cherubini era un perfetto nome per una popstar illuminata. Se proprio dovevo trovare un filo conduttore, era un esoterismo ovviamente blandamente new age, e con un frequente riferimento ai temi spaziali, Sole e Luna (dicotomia molto alchemica, presente nella sua etichetta), il più grande spettacolo dopo il Big Bang e così via (nel pezzo linkato sopra c'è tutto in modo più organico).

Ecco: mi ha colpito come questa canzone sviluppi in modo pieno quei temi che nelle cose precedenti erano accennate: e in un senso dal gusto innegabilmente, esplicitamente "New World Order", fin da titolo. Il testo della canzone, letto in questa chiave, mi sembrava piuttosto raffinato, e così ho deciso di dedicarci una piccola analisi.


Nuova Era di Jovanotti: l'analisi.




Jovanotti in stile cartoon (realizzato da Dan e Dav) ci appare a bordo di un'astronave diretta nello spazio, naturalmente sulla Luna, nel mezzo secolo festeggiato con grande enfasi, giustamente, dagli scientisti e, in parallelo, dai cospirazionisti "kubrickiani", che vedono lo sbarco come un fake girato dal grande regista con la scusa di "2001 Odissea nello spazio" (1968).

Le foto che ti prendo di sorpresa 
Quando non ti metti in posa 
Sono sempre le migliori perché
Colgono la verità 
Così com'è e tu lo sai 
Nonostante tutti i guai 
È la strada più diretta verso il cuore delle cose
Che è sempre un cuore che batte 
Come un tamburo che annuncia la vittoria 
La tua gloria in un millesimo di secondo 
Fermo immagine del mondo e tu regina 
Richiami a grande imprese 

I pazzi come me

Il testo è almeno a un primo livello la solita canzone sentimentale di Jovanotti: l'io poetico maschile - coincidente col cantante - che scatta le foto alla compagna di nascosto perché sono più belle e più spontanee, lei sembra non gradire perché egli coglie, così, i segni dell'età (vedi più avanti): e partendo da questo spunto Jova le eleva un canto d'amore (che, come sempre nell'autore, diviene anche, innegabilmente, un canto d'amore a sé stesso).

L'aspetto brillante è che il testo si presta a un secondo piano di lettura, in cui l'amata è la Luna: la Regina del Mondo che richiama a grandi imprese i grandi visionari come l'autore (entro la fine della prima strofa Jova deve divenire protagonista, chiaramente) che, a rigore, diverrebbe - quale amante della Luna - potenziale generatore del Moonchild, direbbe Crowley.

E quando io ti guardo mentre passi 
Fai vibrare pure i sassi 
Col tuo semplice procedere così sicura di te 
Mi fai sentire un poeta 
Anzi di più un profeta 

Che annuncia al mondo l'inizio di una nuova era 
Stiamo pensando alla stessa cosa io e te 

Nello stesso momento 

Il moto della Donna/Luna stimola Jova, che si sente assurto a un compito di Poeta/P(r)o(f)eta, con la consueta modestia. Va riconosciuto al mio illustre omonimo Lorenzo Cherubini di essersi studiato la tradizione stilnovista meglio di quanto faccia intendere la sua ipersemplificazione.

Se Poeta Vate Jova lo era stato sempre, in connessione alla Donna Lunare sembra volersi porre quale Vate della Nuova Era: potremmo ipotizzare, quella della "Luna scientifica" opposta alla pura "Luna poetica" uccisa da Armstrong, il braccio forte del NWO americano. Se Marinetti chiedeva di uccidere il chiaro di luna nel 1909, Giovanotti nel 2019 ne trae le conseguenze, in un secolo e un decennio in più.

Tra l'altro, la sua Donna Luna, l'Iside della Scienza, ha anche ora dei nuovi nemici da cui difenderla: i complottisti kubrickiani, di cui si è detto, oggi allargatisi nei terrapiattisti, che estendono il complotto dal 1969 al 1609, quando Galileo portò alla vittoria, col cannocchiale, la tesi eliocentrica (esaminando anche le macchie lunari).



Notare come il video proietta tutto ciò che Jova attribuisce alla Donna-Luna sull'autore stesso all'interno del cartoon (del resto, lui e la donna "pensano la stessa cosa nello stesso momento"): mentre parla del suo incedere sicura, vediamo Jova che avanza baldanzoso sul suolo lunare. Quando si afferma il ritornello, "L'inizio di una nuova era", Jova stampa la sua impronta sulla Luna: e le scarpe portano il suo marchio conquistatore.
Inizia una Nova Era, anzi: una Jova Era.

Jova pianta quindi la bandiera del Jova Beach Party, l'evento jovanottiano di questa estate, e il satellite esplode in un guazzabuglio psichedelico, cui segue la ripartenza del razzo.

Non imparare mai quanto sei bella 
Acqua fresca sale e terra 
E quei segni di batoste 
Che il tempo ha scritto su di te 
Sulla tua pelle il riflesso di immigrazioni 
Di bellissime ribellioni 
Di problemi e soluzioni 
La deriva dei continenti ci avvicina 
Con un salto siamo in Cina 
Verso i Tropici e poi qui 


Anche qui, è da notare come i segni del tempo possono rimandare al retargeting di cui si diceva prima (un pubblico femminile sui 40-50, cresciuto con l'autore) e le "migrazioni" ad un'estetica migrante progressista: oppure di nuovo ad essere cantata è la Luna, le immigrazioni sono quelle delle missioni lunari, i segni quelli prodotti da queste ma anche i crateri di una storia ancestrale.

Divertente parlare di "Bellissime ribellioni" quando il concerto di Jovanotti, salvo una certa estetica "di sinistra", offre condizioni di lavoro perlomeno discutibili, da capitalismo terminale (vedi qui il noto pezzo su Jacobin). Diventa pericolosamente ambigua "con un salto siamo in Cina": non quella del Comunismo che era vicina nel ''68 (le bellissime ribellioni, nella metafora lunare, sono probabilmente quelle del '68 e della rivoluzione maoista dell'anno prima), ma quella del superlavoro odierna. Insomma, una "rivoluzione colorata" che presenti come "fighissimo" il nuovo mondo capitalistico del lavoro a gratis.

Comunicare non basta 
Con te mi sento una cosa sola 

Due sillabe della stessa parola
È una reazione chimica 
È l'eterno movimento 
Come in cielo così in terra 
Come fuori, così dentro 
Stiamo pensando alla stessa cosa io e te 
Nello stesso momento 
Lo senti, lo sento
E quando io ti guardo mentre balli 
Vedo in cielo i pappagalli 
Che compongono nell'aria mia perfette geometrie 
Mi fai pensare alla luna 

Solitarissima luna

L'ultima strofa palesa la metafora. Due sillabe della stessa parola sono LU-NA, naturalmente, cui si allude con la danza, il movimento, la corrispondenza ermetica tra alto e basso, cielo e terra, fuori e dentro, rende la donna amata correlativo oggettivo della Luna stessa. Dicendo che essa è super-solitaria, però, non c'è solo la citazione leopardiana, ma in chiusa Cherubini sembra angelicamente strizzar l'occhio ai complottisti kubrickiani.




Il rimando ai Pappagalli, abbastanza criptico, potrebbe far pensare a "Pachidermi e pappagalli" di Gabbani, che l'anno scorso era stato un inno ironico al cospirazionismo, di cui avevo parlato qui. I Pappagalli multicolori, mi suggerisce un lettore, potrebbero rimandare ai colori dell'alchimia: sicuramente è rilevante che il primo sia coperto di occhi, come un pavone "illuminato", seguito da uno rosso (rubedo) e uno nero (nigredo), e alla fine uno multicolore. 

Nel corso della nuova strofa Jovanotti atterra su un nuovo pianeta dotato di palme, che è il Jova Beach Party. Pianta la bandiera, e questa volta funziona (il viaggio sulla luna quindi era onirico: per Jova, o è un'illusione in assoluto, e la luna è sempre "solitarissima"?). 




Jova (che suona quasi come Jeova, ma non penso che si arrivi a tanto nella pur consistente autostima del "profeta") inizia il concerto davanti a una folla di alieni festanti. Ci sono i grigi, ci sono gli omini verdi, le scimmie dell'omonimo pianeta, i cervelloni di Mars Attacks, e non manca nemmeno un alieno che ricorda i "Blue" dell'omonima canzone degli illustri torinesi Eiffel 65.

Insomma, il Jova Party come luogo iniziatico della New Age, nuovo punto di aggregazione della sinistra culturale del paese. Nel 1996, nel fare l'Ulivo, Prodi aveva prediletto "La canzone popolare" del colto Fossati a "Io penso positivo" del Jovanotti neo-convertito al progressismo. 

Forse oggi quella di Jovanotti è una mano tesa per una Nuova Era, nel momento in cui Obama è la prima twitstar per follower seguito da un codazzo di Popstar illuminate, e in cui, da destra, simmtricamente, qualcun altro usa la musica da spiaggia per il suo Papeetee Satan Aleppe.



Insomma, rileggendo l'analisi mi rendo conto che non è cambiato il mio rapporto con il mio infinitamente più illustre omonimo: un po' di irritazione per una certa piacioneria e spavalda esagerazione, l'ammirazione per una indiscutibile e perfin poco riconosciuto abilità a giocare con le parole. In attesa, ancora una volta, della prossima canzone.


Il mio nome è Lorenzo potrebbe non aver senso 
Ma da quando sono nato dico quello che penso 
Dico quello che vedo mi guardo in giro utilizzo 
Questo ritmo nero e funky e duro e carico di 
Bassi e su di lui io costruisco sintassi e frasi
E storie strada dove vivo muovi la mano con 
La quale io scrivo e dammi la carica dammi 
L'energia molta cattiveria poca melodia
Un due tre via un due tre via questa non vuole 
Essere una forma di poesia ma è rap semplicemente 
Senza pretese un suono e una parola che arriva 
Palese e ti muove e non c'è discussione non è 
La musica che fa la rivoluzione al massimo può 
Essere una colonna sonora un modo per accendere 
Un passaparola microfono si accende va su 
L'adrenalina attaccamilaspina
Chiamala come ti pare chiamala arte chiamala 
Chiasso questa è la mia parola che si fonde 
Col basso è il suono cittadino del rap e del 
Funky e no che no ti stanchi ritmo e parola 
Pane e companatico supercalifragilisti suono 
Molto pratico e violento al cento per cento 
Muove la mia dialettica con il divertimento 
E mi fa venire voglia di dire "alza alza"
Ascolta il suono del basso che incalza; la musica 
Che faccio mi serve come scudo mi barrico dietro 
Al microfono per non sentirmi nudo di fronte alla 
Mia insicurezza non ho né presunzione né manie di 
Grandezza non faccio né comizi né falsa demagogia 
Io sono un accumulatore di energia che poi ritorna 
Fuori sotto forma di adrenalina tacatacamilaspina
Facci vedere cosa sai fare facci sentire cosa sai fare
So fare poco, ma ciò che faccio provo a farlo ben
Semino il seme del frutto raro dello stare insieme 
Organizzo feste in giro per la mia nazione sono un 
Guerriero della comunicazione la musica va avanti 
E io gli vado appresso se pure questo ritmo sembra 
Sempre lo stesso è qui che io mi sento come fossi 
A casa mia io sono un accumulatore d'energia che 
Poi ritorna fuori sotto forma d'adrenalina 

Attaccamilaspina

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