Caput Mundi - Imperium


LORENZO BARBERIS

Caput Mundi è una serie molto interessante, di cui ho spesso avuto modo di scrivere (vedi qui). Nata dal personaggio del vampiro Pietro Battaglia ideato da Roberto Recchioni, se ne è ampiamente emancipata dando vita a un vasto e complesso universo narrativo, che unisce la crime story in salsa nostrana all'immaginario orrorifico più classico, opportunamente rimasterizzato. Una specificità che l'ha portata alla nomination al Comicon 2019 (scalzata poi dall'ottimo Mercurio Loi per l'ennesima volta vincitore).

Appare una curiosa sincronicità che negli stessi giorni dell'uscita di questo Caput Mundi, proprio Recchioni si occupi di una (ancor più radicale) distruzione di una Roma corrotta da parte di un nuovo terribile Nero/ne, in un graphic novel a colori (ovviamente molto diverso come concezione): "Roma sarà distrutta in un giorno".


Questo nuovo capitolo in uscita a Lucca Comics della saga di Caput Mundi - curata da Giulio Antonio Gualtieri - vede invece la realizzazione uno speciale autonomo di 128 pagine inserito nella continuity globale della serie. Si presenta quindi una forte novità che personalmente trovo molto interessante, come avevo già scritto, auspicandola, in tempi non sospetti (ad esempio qui): l'adozione del colore

Del resto, è proprio questa "corrente romana del fumetto" ad aver portato nel mainstream italiano la rivoluzione del colore (con "Orfani" di Recchioni, appunto, per Bonelli).

Un elemento particolarmente significativo dunque il colore: perché, simmetricamente all'ambientazione italiana e romana in particolare, la serie adotta questo linguaggio narrativo chiaramente ispirato al fumetto americano (non tanto quello supereroico, ma quello, per dire, di certa produzione Vertigo, qui reso ovviamente in chiave ancor più cupa e splatter), sia pure declinato con forte autonomia dagli autori. E il colore, ovviamente, è elemento caratteristico del linguaggio di questo fumetto: elemento che finora era assente, e adesso viene inserito.

Appare quindi affascinante cogliere come la novità del colore sia stata sfruttata in tutte le sue potenzialità espressive, a partire dalle prime tavole, in tricromia, con l'inserimento del solo rosso sul netto contrasto di bianchi e neri (una scelta che ricorda il Frank Miller di Sin City: e che, appunto, potrebbe essere, a ben pensarci, un'ulteriore strada sperimentale): un leitmotiv che ritorna sovente nell'albo a contrappuntare certe scene cruciali.

Seguono ovviamente subito tavole grandiose di distruzione, rese più immaginifiche dal colore; e anche in seguito, le ossessioni di uno dei personaggi protagonisti divengono ancor più inquietanti effigiando a colori fiammeggianti i suoi demoni interiori. La minaccia posta dall'Imperium riesce a essere una credibile per personaggi che, ormai, sono pienamente ai livelli del supereroico americano come livello di poteri, e non è quindi facile inserire dei nemici in grado di contrastarli con efficacia: ma qui la sfida è vinta.

Dario Sicchio si muove particolarmente bene nell'universo narrativo della serie, ormai complesso e strutturato dopo due stagioni in stretta continuity. Lo sceneggiatore, del resto, ha sempre seguito la serie fin dagli esordi, assumendo progressivamente un ruolo più centrale fino all'assoluto controllo su questo terzo atto in forma nuova (e quindi potenzialmente insidiosa) di graphic novel.
L'elemento più interessante sotto il profilo della trama è come Sicchio accentui in modo dichiarato la mostruosità morale dei personaggi, andando oltre ogni possibile "romanticismo criminale" (o, se vogliamo fare i fighi, "rauberromantic", nel termine originale), mostrando Nero per quello che realmente è: uno spietato moderno capomafia, "senza burle né ciance".

Il formato di romanzo a fumetti autoconclusivo pare adattarsi inoltre alla serie in modo ottimale, in quanto permette a Sicchio di addensare in uno spazio narrativo ristretto l'azione concitata che in una stagione più ampia sarebbe stata decompressa su un arco narrativo più vasto. Tornano tutti i personaggi più importanti (quelli ancora vivi, perlomeno), ognuno con un proprio interessante percorso di evoluzione, e molti dettagli precisi degli scenari precedenti; ho apprezzato in particolare il ritorno del richiamo a Caravaggio, che nelle scorse stagioni era stato un elemento chiave per interpretare una certa romanità sofferente, marcia, corrotta - e però bellissima. Forse sarebbe stato interessante, ora che il colore lo rendeva possibile, un inserto di stampo apertamente pittorico; o, addirittura, un più ampio ricorso al pittoricismo, magari contrappuntato a uno stile iconico (torna in mente, appunto, RSDIVG citato prima).



Ben supportato dai disegni di Lorenzo Magalotti e dai colori di Claudia Giuliani, Sicchio in ogni caso gioca sul montaggio di tavola con soluzioni visive particolarmente avanzate per il fumetto italiano popolare. Se le tavole più irregolari sono ben dosate per i momenti cruciali della storia, c'è comunque un montaggio piuttosto frenetico che alterna con frequenza tagli verticali e orizzontali della tavola, integrati con la classica griglia bonelliana e soluzioni americane con varie vignette sovrapposte, e un frequente uso della splash page (in un caso pure doppia, ovviamente di grande impatto).

Disegnatore e colorista sono entrambi ai loro esordi sulla serie. Per quanto riguarda Lorenzo Magalotti, il segno si amalgama bene con quello delle passate stagioni, sintetico ma efficiente soprattutto nel dare la giusta enfasi all'azione che domina frenetica il dipanarsi della storia. La recitazione dei personaggi, similmente, riesce a rendere con efficacia la cupa, opposta disperazione dei due protagonisti principali. In particolare, la follia di Nero(ne), giunto all'apice del potere e della sua tendenza all'autodistruzione, è affascinante per la cura espressiva.




Il supporto del colore di Claudia Giuliani è ovviamente indispensabile e, come detto, costituisce la novità specifica di questo terzo capitolo della saga. La scelta prevalente pare essere quella di opporre una città cupa nei predominanti toni del nero e del blu (complici le molte scene in notturna) con il dirompente dilagare dei rossi del sangue e del fuoco che disintegrano e purificano la città. Soluzioni che riecheggiano, in parte, l'efficacia anche cromatica della sempre azzeccata cover di Marco Mastrazzo. Impeccabile come al solito il lettering di Maria Letizia Mirabella.

Nonostante la storia abbia una sua compiutezza, molti fili restano da annodare, restituendo un finale aperto che apre a una possibile prosecuzione della storia, magari in questa nuova incarnazione a colori.

Nel complesso, dunque, un lavoro godibile, impreziosito dal colore e reso ancor più frenetico dalla forma unitaria del "romanzo fumettistico". 


Caput Mundi: Imperium.

Sceneggiatura: Dario Sicchio
Disegni di Lorenzo Magalotti.
Colori di Claudia Giuliani.
Cover di Marco Mastrazzo.
Lettering di Maria Letizia ML Mirabella.

A cura di Giulio Antonio Gualtieri.

Formato: 17x26
Pagine: 128
Colore: Colore

Caratteristiche: Brossurato
Prezzo: € 12,90

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