Dylan Dog / Batman


LORENZO BARBERIS

La nascita di un universo integrato tra Bonelli e DC Comics era stata introdotta già a Lucca 2018 (ne avevo scritto qui). All'inizio, si era parlato di un incontro tra Flash e Zagor: il velocista della DC Comics è uno dei supereroi che occasionalmente viaggia nel tempo, e ciò consentirebbe l'incontro diretto tra lui e l'eroe bonelliano, le cui avventure sono ambientate nel West.

Ma il primo team up a vedere la luce è stato quello ben più interessante tra Dylan Dog e Batman, le testate di primo piano delle due editrici e, in misura diversa, due pilastri dei rispettivi mondi fumettistici, come evidenzia la bella prefazione di Adriano Barone a questa edizione da edicola dell'incontro (dopo lo speciale lucchese, con doppia copertina, "eroi" e "villain"). Barone realizza anche i dettagliati testi di raccordo per ogni storia.

In questa versione da edicola, con la bella copertina di Emiliano Mammuccari, troviamo "Relazioni pericolose", la storia ideata dal curatore Roberto Recchioni per le matite di Werther Dell'Edera e le chine - e i colori - del copertinista Gigi Cavenago. Un team eccezionale per un'operazione cruciale per Via Buonarroti, che realizza con questa storia il suo biglietto da visita su questa nuova ribalta globale. 

Il segno congiunto dei due autori è quello che subito salta agli occhi per la raffinatezza delle scelte: Dell'Edera e Cavenago, infatti (e anche il copertinista Mammuccari potrebbe rientrare nel discorso) sono contraddistinti da un segno di potente sintesi che ha innovato il realismo più piano tipico della Bonelli, che proprio in Dylan Dog ha avuto le sue prime vere e significative eccezioni (Stano, e poi Roi, Dall'Agnol, Mari...). In entrambi i casi, con sintesi diverse, si tratta di un segno angoloso, scaleno, spesso - specie in Cavenago - contraddistinto da netti contrasti cromatici antinaturalistici, dalla forte valenza simbolica.

Un segno moderno ma coerente con il recente "rinascimento dylaniato" (cosa che, anche a livello di eventuale riproposizione sul mercato americano, è ovviamente ottimale), ideale per incontrarsi con il supereroismo americano - sia pure quello particolare, weird, gothico di Batman - senza adeguarsi pedissequamente ad esso ma fornendone una lettura "europea" agli occhi del lettore americano.





Recchioni usa la sua rilettura maggiormente variata della gabbia bonelliana, riprendendone la natura ortogonale ma variandone lo schema 2 X 3 con equilibri grafici sempre diversi. Torna l'abolizione della squadratura della vignetta, che ha segnato molte delle sue storie dylaniate in tandem con Cavenago, come Mater Dolorosa. 

E anche all'interno della vignetta il segno di contorno è, se non completamente superato, spesso abbandonato in favore di un puro contrasto di colori (ma adottato quando consente una maggiore efficacia iconica, come nel Joker in 7.iv).

La Retcon operata da Recchioni (11-12) sul Joker, nella prima parte della storia, è molto interessante, perché dimostra come questo incontro non è così occasionale, ma potenzialmente incide in profondità sulle due storie delle origini. Xabaras e Joker sono del resto molto più affini di Dylan e Batman, almeno al primo livello percettivo: due mastermind in grado di piani complessi, contorti, machiavellici. Certo, nel Joker prevale una pura, gratuita follia, un Amor Chaos che in Xabaras è celato, razionalizzato.

Se vogliamo, c'è una possibile matrice comune esoterica (chiaramente siamo nell'ambito di un mio gioco letterario, una voluta sovrainterpretazione). Sclavi scelse Xabaras come derivazione di Abraxas, che nel mitologema gnostico è fusione di Ahriman e Ahura Mazda, divinità malvagia e benevola del mazdeismo, il dualismo persiano, e simboleggia l'unità globale del cosmo, associato numerologicamente al 365.

Un simbolismo, quello della fusione di bene e male, rilevante per il personaggio, come sa chi ha letto il numero 100 di Dylan Dog, "l'ultimo numero sullo scaffale": e sviluppato in modo dichiarato dal ciclo del Pianeta dei Morti di Bilotta, dove si fa esplicita menzione di Abraxas.





Similmente, il Joker è il Fool dei Tarocchi, unico Arcano Maggiore sopravvissuto anche nelle più semplici carte da gioco. Simbolo del caos per eccellenza, l'Arcano Senza Numero è in quanto tale primo e ultimo, Alfa e Omega degli Arcani Maggiori, e quindi coincidentia oppositorum - sebbene sottilmente diversa - proprio come Abraxas. Su questo, per inciso, molto ha ragionato
 Jodorowski, che ha studiato accuratamente la tarologia sia saggisticamente che fumettisticamente, nel suo monumentale Ciclo dell'Incal con Moebius.

Del Batman di Recchioni è da annotare lo sforzo nell'evitare il tributo e debito più ovvio, quello col cavaliere oscuro di Frank Miller. La sua apparizione è minima, cauta, misurata, e prelude alla seconda Retcon con cui si chiude l'albo: quella delle origini di Dylan. Recchioni torna al numero 1, come già fatto nella Nuova Alba dei morti viventi, dove dava un significato in continuity al "bondism" della custodia esplosiva del clarinetto (storia allegata come terza di questa pubblicazione). Recchioni tornerà inoltre su un "nuovo numero uno" al 401, un 400+1 che riprende, a quanto è dato sapere, la stessa situazione di partenza in un "nuovo inizio" del Dylan post-meteora.

Anche qui, la riscrittura del mito delle origini è condotta con minimalismo: una telefonata, che però inserisce nel passato dylaniato un germe potenzialmente importante di contaminazione.




A queste due storie di Dylan, utili per il lettore americano (o non italiano, comunque) a inquadrare il personaggio, si associano due storie americane. Quella seminale, del 1940, in cui il Joker appare per mano di Bill Finger, coi disegni di Jerry Robinson.

Interessante anche la quarta storia presentata, di Dennis O'Neil e Neil Adams, nel 1973. Come ricostruito dall'accurato editoriale, sempre di Barone, il Batman camp del telefilm 1966-1968 avevano reso Batman noto ma edulcorato, cartoonesco, inoffensivo.  Dal 1970, il loro ritorno all'oscurità si accompagna anche alla rinascita del Joker, che qui trionfa nello splendore della sua follia, poi molto ampliata dalla decostruzione degli '80 (Moore e Miller su tutti) e da quella cinematografica, da Burton/Nicholson in poi (fino al recentissimo patetismo di Phoenix). 

In qualche modo, la strutturazione delle storie citate crea una sorta di canone essenziale, una staffetta dal 1940 al 1973, e dal 1986 al 2019. Il Dylan di Sclavi, nel suo background di pulsioni dark aveva anche, magari in modo subliminale, l'eterna rinascita del Cavaliere Oscuro, che in quel 1986 vede inoltre la sua decostruzione per mano di Frank Miller (così come Dylan è, per certi versi, una decostruzione dell'eroe bonelliano).

Chiudo dunque con una nota sul titolo, particolarmente efficace, Relazioni pericolose. Non appare casuale la citazione del romanzo settecentesco di Laclos, che narra di un diabolico, carnale, rapporto di amore-odio tra libertini: un rimando all'amore-odio che segna il rapporto tra Dylan e Xabaras (di stampo malatamente paterno, come noto) e tra Batman e Joker (quasi sottilmente omoerotico, come spesso alluso da autori e critica). L'intrecciarsi di queste due perverse storie d'amore è foriero di interessanti sviluppi.




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