Samuel Stern #2 - Il Mausoleo Nero - Un'analisi


Cominciamo il nuovo anno con una nuova recensione, a tema sia fumettistico che esoterico.

Il Samuel Stern della Bugs Comics è stato la novità del dicembre 2019: il ritorno di un bonellide in edicola, dove latitavano da tempo. Ho avuto modo di scriverne qui, su Nerdcore.

Ora la testata è giunta al numero 2 e affronta il suo primo anno di vita, con la sfida di cercare di dimostrare se il 2020 sia l'anno di Samuel Stern. Alcuni hanno ipotizzato una connessione con il Dylan Dog classico, ma i presupposti narrativi sono diversi in molti aspetti. Tanto è postmoderno il Dylan Dog di Recchioni (con un'accelerazione in occasione di questo numero 400, di cui ho parlato qui), tanto Samuel Stern sceglie invece una via bonelliana abbastanza tradizionale nella forma espressiva, ed è al limite avvicinabile ad Outcast di Kirkman. I rapporti col curatore bonelliano, inoltre, sono più che amichevoli, come mostra questo divertente video.



La scelta di Edinburgo come variatio rispetto a Londra appare sostanziale in questo numero: se la Londra di Sclavi è un luogo totalmente immaginario, a parte i landmark obbligati, qui si riprende in modo preciso dal folklore della città scozzese, con luoghi che non sono iconici per il lettore italiano e gli risultano quindi nuovi (e, spesso, inquietanti).

Il Greyfriars Kirkyard al centro della storia è un luogo reale, come reale è la sua pessima fama di cimitero infestato, in particolare in connessione al Mausoleo Nero che dà il titolo all'albo, quello di George MacKenzie (vedi ad esempio qui).
La storia, sviluppata dal curatore Massimiliano Filadoro e da Gianfranco Fumasoli, per i disegni di Luca Lamberti, esplora in modo filologico tali orrori.

Potente come la precedente la cover di Valerio Piccioni, Maurizio di Vincenzo ed Emiliano Tanzillo, che è sicuramente un punto di forza su cui questa testata punta per spiccare nel mercato scelto (in modo esclusivo), quello dell'edicola, anche grazie al bel logo di Paolo Altibrandi di cui abbiamo già detto.

Di impatto anche il frontespizio di Antonio Mlinaric, che riprende il suo Incubus dalla celebre incisione di William Blake:


L'esordio dell'albo quindi richiama le vicende storiche che contribuiscono al mito di MacKenzie, con una ripresa puntuale e dettagliata dei luoghi interessati. Il disegnatore Luca Lamberti (che ci ha fatto pensare, per un attimo, a Duca Lamberti, il celebre investigatore di Scerbanenco, il padre del nostro noir) sono piuttosto differenti da quelli di Formisano nel primo numero.

Se là si puntava su una maggiore sintesi visuale, qui si adotta invece un tratto più naturalistico e dettagliato (che si presta bene, va detto, a una storia più fondata sui "misteri scozzesi", dove ha una sua importanza la rappresentazione minuziosa dei rimandi storici e architettonici).

Il montaggio di tavola si conferma piuttosto moderno, all'americana (vedi p.7, p.12...) e l'uso - ormai comunque consueto - di frequenti splash page (p.8, p.16...), pur nella presenza anche di tavole a gabbia italiana più classiche. Non manca una discreta dose di splatter nelle sequenze orrorifiche, alternate comunque a quelle di indagine e contestualizzazione storica.



Per quanto non manchi qualche esempio di referenzialismo (p.20, ad esempio, cita la Castle Rock di Stephen King), l'uso sembra nel complesso piuttosto moderato. Così come la presenza di qualche intermezzo umoristico tra il protagonista e il sacerdote che l'assiste, come necessario momento di alleggerimento nella trama horror, resta piuttosto contenuto e il tono del fumetto resta complessivamente piuttosto cupo.

L'orrore della possessione e della infestazione che si manifesta sotto la patina della normalità - un classico che modernamente deriva da L'esorcista (1971) di William Peter Blatty - è ben rappresentato nei vari interrogatori dell'indagine informale. Particolarmente azzeccato ho trovato la figura della desperate housewife di p.42-43 e la giovane occultista imprudente di 45-47 (mi divertirebbe rivederla in un prossimo episodio, in cui naturalmente, per una regola di setup/payoff, mi aspetterei l'incontro con i demoni che tanto ambisce di trovare).

Il personaggio di Quincey è divertente (ricordo siparietti simili in Supernatural, dove i veri esperti di occulto incontrano il dilettante mediatico) e, potrebbe diventare un controcanto comico interessante.

Le teorie parapsicologiche che vengono messe in campo sono interessanti, e si apprezza lo sforzo di costruire una variazione sul puro tema esorcistico. Da appassionato di esoterismo (sia chiaro, come ribadisco sempre: solo sul piano letterario e finzionale) non mi dispiacerebbe però in alcune storie un riferimento più corposo alle teorie demonologiche classiche, magari con una certa filologia nella riproduzione di diavoli, sigilli e quant'altro (che disegnatori come Lamberti, appunto, potrebbero rendere con accuratezza, come dimostra la bella illustrazione "fuori storia" qui di seguito, col sigillo di Astaroth).




La linea prescelta sembra fino a qui invece quella più "razionalista". Ma naturalmente non si può escludere che tale sviluppo appaia in seguito: il prossimo numero, Legione, cita apertamente l'Esorcista, e fa ben pensare in questo senso.

Interessante, infine, il QR-Code che, come nel numero precedente, permette l'accesso a contenuti speciali. Un'idea che permette di inserire nei fumetti un elemento di "realtà aumentata", che per ora - qui come altrove - si limita alla parte "esterna", di contorno al fumetto. Sarebbe interessante vedere una interconnessione più forte, magari con più QR-Codes e inseriti all'interno della storia, magari per esplorarne delle piccole diramazioni. 

Ma questo, naturalmente, trascende il giudizio su Samuel Stern, che resta un fumetto promettente. Vedremo se nel corso del 2020 saprà consolidare il suo riuscito esordio.

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