Samuel Stern #3 - Legione / Un'analisi




Venerdì 30 gennaio vedrà l'uscita il nuovo numero di Samuel Stern, "Legione". Siamo così giunti al terzo albo di questa nuova serie, che come noto ha scelto la via esclusiva dell'edicola. Qui avevamo parlato dei primi due capitoli della serie, su Nerdcore e sul blog:




https://barberist.blogspot.com/2020/01/samuel-stern-2-il-mausoleo-nero.html


Dopo l'exploit positivo dei primi numeri, realizzato anche grazie a una efficace campagna su internet, il personaggio di Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro giunge quindi - in questo e nei prossimi numeri - alla sfida di fidelizzare il suo pubblico di lettori.

Efficace come al solito la cover di 
Piccioni, Di Vincenzo e Tanzillo, che sceglie ancora una volta una camera molto angolata e una scena scarna di dettagli in favore della forza dell'impatto visivo.

Il titolo, "Legione", evoca l'antagonista del celebre romanzo di William Peter Blatty, "L'esorcista" (1971), da cui sarebbe stato tratto il film di William Friedkin con sceneggiatura dello scrittore. Ma, naturalmente, il rimando è anche ai Vangeli, dove Gesù scaccia uno spirito immondo che si presenta con tale nome: e in questo caso forse si rivela ancor più pregnante questo riferimento alla fonte iniziale.

Come si intuisce fin dalle prime puntate, nei prossimi episodi della serie ci verranno probabilmente rivelati poco a poco alcuni dettagli sulla storia del nostro protagonista. In questo albo, ad esempio, finalmente faremo la conoscenza di Angus Derryleng, il proprietario della libreria dove lavora Samuel, cui sono attribuiti i filosofici testi in apertura (nello scorso numero, era apparsa per la prima volta la meccanica Penny). E a Derryleng spetteranno anche nell'albo molti dialoghi metafisici con il protagonista, mentre in precedenza il taglio era stato più "teologico", come è ovvio, avendo un "braccio destro" che è sacerdote.

Pur rimanendo fedele alla sfida di un "horror classico da edicola", in questo numero di Samuel Stern vediamo anche qualche piccolo accenno di continuity coi numeri precedenti. In ogni caso, una continuità blanda, di stampo "italiano", e non quella stringente tipica della serialità fumettistica americana. Il focus resta sul "caso del mese", che rivelerà numerosi colpi di scena, dopo due casi più "tradizionali".

Anche il segno del disegnatore di questo numero, Marco Perugini, confermano - in un segno naturalmente personale - la scelta del secondo numero per un disegno piuttosto classico, che sfrutta bene (vedi la sequenza sotto) il bianco e nero come elemento di inquietudine.




Alcuni elementi potrebbero sembrare simili al Dylan Dog classico (il the col cliente, il diffidare del caso proposto, l'essere trattato dalla stampa con diffidenza), ma si tratta più che altro di stilemi: ci mostrano il protagonista come gentile, non interessato economicamente, con una missione difficile e isolata.

Gli autori hanno giustamente tenuto molto a sottolineare l'indipendenza del progetto dalla storica testata horror (e molto più) bonelliana, e la cosa sembra confermarsi col proseguire: in Dylan Dog l'horror è un pretesto, che col tempo si è sempre più sfumato nel surreale, abbandonando lo splatter comunque spesso giocoso delle origini. Qui siamo nell'ambito di un horror piuttosto cupo e disperante.



(Immagine di Letizia Cadonici)

Si vede, come già detto, il debito da Outcast di Robert Kirkman e Paul Azaceta per lo spunto iniziale, ma il diverso modulo produttivo (la continuità orizzontale stretta americana là VS il prevalere della dimensione verticale dell'albo) permette anche di svilupparlo in modi differenti, come in questo albo che presenta un caso piuttosto originale.

In attesa di ulteriori sviluppi, non resta che confermare la cura del progetto. Ci rimane la curiosità di vedere se e come sarà trattato (anche in chiave "laicizzante", secondo i principi della serie) il tema della tradizione esoterica relativa alla demonologia; tema che occhieggia più in singole illustrazioni e omaggi al personaggio che, per ora, nella serie.

Ma è ancora presto, e Samuel Stern è ancora lontano dall'aver visto tutti i suoi incubi.

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