Maledizione dei seccatori



Vecchia poesia che ho ritrovato riordinando casa su un foglio volante.  Si tratta di un esercizio di un vecchio corso di scrittura creativa (oppure seguendo il manuale di scrittura creativa di Giulio Mozzi, non ricordo bene). Dovendo scrivere un sonetto, ho evitato le tematiche amorose più ovvie e ho provato a stendere un'invocazione-maledizione contro i seccatori. Un tema sempre attuale. Provate anche voi, se volete, e fatemi sapere (a scrivere un sonetto, dico: non a lanciare l'anatema. Non funziona come dovrebbe, purtroppo).

O grandissima Dea della Sfortuna,
Tu che comandi la traversa Luna,
Soccorri questo sventurato figlio
che da tua pietade chiede appliglio.

L'orrendo Seccator che mai non tace
Giammai permette sì che io sia in pace:
il blaterar che fa tanto è infinito
che mi sovvien di compier questo rito.

O Tu che sei si Bona e sì Potente
Conced'a me di tal piaga ristoro
Poiché di tua Bonta se' coerente:

Libera quindi me or da costoro
La vile razza ch'è sì strafetente
ch'ammorba il mondo con il proprio coro.

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