Dylan Dog 236 - Vittime designate


Tra questi Dylan del passato che mi ero perso, il 236 - "Vittime designate", di Michele Medda è forse il più interessante. L'autore - uno dei tre creatori di Nathan Never - porta sul personaggio una sua visione interessante.

Se le tre storie nei "primi cento" sono realizzate assieme agli altri due componenti della "banda dei sardi, Serra e Vigna, quelle dopo il 100 sono in piena autonomia. Medda mantiene uno stile argutamente provocatorio, che appare anche in quest'albo. 



Medda offre anche modo a Freghieri di soffermarsi nella seduzione di personaggi femminili procaci per cui il disegnatore è famoso.



L'elemento più interessante forse è l'introduzione del cellulare, in un'epoca non sospetta, dato che sarà in futuro il fulcro della riforma di Recchioni su Dylan Dog. Un tema già introdotto sul 176 di Sclavi, "Il Progetto", mentre su "Un pugno di sterline" (173), sempre sclaviano, Bruno Brindisi aveva ipotizzato "per paradosso" un Dylan modernizzato in versione "millennium". Siamo infatti lì nel 2001, all'inizio del nuovo millennio. 



Qui, con Medda, siamo nel 2006, a metà strada con la riforma che poi realmente avverrà (e che nacque, stando a Recchioni, proprio da un confronto con Barbato e Medda). 



Tra l'altro, si sfruttano funzioni piuttosto moderne del cellulare, inclusa la videocamera per catturare prove durante l'indagine.



Interessante anche la morale che appare in Medda, che non segue la posizione più ovvia, ma va a indagare anche le responsabilità della vittima nella situazione. Lo stesso finale non è per nulla conciliatorio, e risulta piuttosto originale - e con un pizzico di originale cinismo.

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