Providence / Torino, sola andata



Rileggendo "Providence" di Alan Moore e Jacen Burrows, noto sul finale questa scena, e mi rendo conto che potrebbe richiamare il celebre episodio in cui Nietzche, a Torino, vede un carrettiere fustigare il suo cavallo e interviene abbracciando l'animale. L'episodio è il punto di rottura verso una piena follia da cui non si riprese più. Il parallelo è stringente: il protagonista, Robert Black, è ormai caduto pienamente nella follia, una follia che deriva dall'aver visto chiaramente l'esistenza delle orrende creature lovecraftiane. E la citazione più nota di Nietzche, naturalmente, è "Se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te." Quello che capita a lui e Black, insomma.


In quella inglese si suggerisce un altro parallelo, quello con "I quattro stadi della crudeltà" (1751) di William Hogarth. Moore aveva citato il dipinto del quarto nel suo "From Hell". La corrispondenza è piuttosto precisa sotto il profilo grafico, quindi è altamente plausibile che questo riferimento ci sia. 

https://factsprovidence.wordpress.com/moore-lovecraft-comics-annotation-index/providence-11/comment-page-1/

Moore è un maestro però del "citazionismo stratificato", che si collega alla sua concezione della scrittura come atto magico. Quindi, dato che Hogarth è seminale nel fumetto (i quattro quadri costituiscono una storia), è un modo di evidenziare come tale suo fumetto ha anticipato dei forti archetipi culturali come quello di Nietzche.



Un saggio interessante sul fumetto di Hogarth è quello di Ventura / Eschaton, apparso su Fumettologica:

https://www.fumettologica.it/2015/02/eredita-di-hogarth/

La cosa interessante della "sintesi narrativa" di Hogarth che Ventura analizza (e che è un portato del dover narrare le sue storie sequenziali in pochi riquadri) è che porta l'autore inglese a costringere il lettore a una lettura accorta del quadro/vignetta. I particolari non sono mai decorazione, ma aggiungono significato.

Una cosa tipica dell'arte tradizionale dal rinascimento all'Ottocento, che poi il fumetto toglie (andando verso la sintesi grafica essenziale, anche quando con segno realistico) e che Moore (soprattutto in Watchmen, 1986) rimette. Lo sfondo va studiato con attenzione.

Il fumetto di Hogarth si può trovare qui, accuratamente commentato:

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Four_Stages_of_Cruelty

E possiamo notare come è ricco di dettagli intriganti. L'eroe, tra l'altro, si chiama Tom Nero, allusione a Nerone oppure a No-Hero; ma anche un'ulteriore link al Robert Black del fumetto di Moore. 

Il fatto che il giovane che intervenga per fermare l'atto di crudeltà somigli a un giovane Giorgio III, il sovrano regnante allora, ha probabilmente affascinato il Moore di "From Hell" (dove si riprendono, in modo ovviamente non lineare, le tesi che collegano The Ripper alla monarchia). La crudeltà gratuita contro gli animali è del resto ritenuto l'inizio del processo di formazione del serial killer.

A sua volta, il dipinto riprende stilisticamente una tentazione di Sant'Antonio di Callot, come il secondo dipinto (ripreso da Moore), riprende L'asina di Balaam di Rembrandt. Il citazionismo stratificato di Moore quindi si radicherebbe ulteriormente nel passato e negli archetipi biblici.

Nella seconda vignetta la violenza contro gli animali diviene una violenza contro gli umani, con una transizione simboleggiata dal fatto che Nero, divenuto carrettiere, bastona il suo cavallo fino a far cadere anche i gentiluomini che conduce. Anche sullo sfondo emerge la continuità tra violenza sugli animali e violenza contro gli umani: si annuncia una lotta tra galli (come quella del primo quadro) ma anche un sanguinoso match di pugilato (un rimando che potrebbe essere colto da Moore, che in Watchmen ha mostrato l'intrinseca violenza dei "vendicatori mascherati" e dei loro match, che hanno una netta derivazione "pugilistica").

Nel terzo quadro vi è il delitto (molto simile a quelli compiuti da Jack The Ripper) e nel quarto quadro (citato in From Hell) Tom Nero è giustiziato e il suo cadavere usato per la dissezione anatomica (e le frattaglie date a un cane, in una circolarità con l'inizio, dove egli ne torturava uno). Ovviamente in questo caso Moore sarà rimasto affascinato, oltre che dal proto-fumetto, dalla corrispondenza con il suo ipotetico omicida, che è un medico chirurgo (secondo una vasta tesi sul Ripper).

La ripresa di quest'opera di Hogarth crea una connessione significativa tra le due opere: in From Hell, The Ripper e la massoneria operano nel 1888 un rituale per estendere il dominio patriarcale e delle classi dominanti anche in tutto il Novecento; nel 1919, il rito lovecraftiano serve a produrre il trionfo totale di tali forze demoniache col nuovo millennio (e forse non a caso Moore cessa di scrivere fumetti nel 2020, stando a quanto annunciato).

Ma perché penso che ci sia un rimando a Nietzche? 
Innanzitutto, l'aneddoto è così noto che "un uomo che picchia un cavallo" tra XIX e XX secolo fa pensare a quell'episodio. Inoltre, l'evento avviene nel 1889: un ulteriore collegamento interessante con i riti del Ripper, che sono incentrati, in Moore, sull'anno precedente, 1888.

Inoltre, come accennato, questa visione precede la definitiva discesa nella follia, in entrambi i casi, con la visione dell'Abisso. Una follia che Nietzche assorbe nel 1889 (un anno dopo "From Hell") e lo porta alla morte nel 1900 esatto, con data simbolica richiamata nella duplicazione nel 1919 lovecraftiano.

Altre connessioni "italiane", per quanto improbabili (ma con Moore, non si può mai sapere) sono quelle col concetto di Provvidenza, centrale in Manzoni, che nei "Promessi Sposi" crea il grande romanzo cattolico dell'800: Moore ovviamente cita la Provvidenza in modo rovesciato, come disegno provvidenziale, ma di Azathoth.

Anselmo d'Aosta a sua volta è citato nel college che sostituisce la Miskatonic University e con ogni probabilità ciò avviene per il rimando alla prova ontologica dell'esistenza di Dio, che qui si ribalta nell'esistenza di Azathoth: parimenti perfetto, ma non della perfezione che conviene a noi umani (l'ingenuità di Leibnitz schernita da Voltaire in Pangloss, per cui questo è il "migliore dei mondi possibili").

Non so se Moore abbia tracciato un triangolo esoterico Torino-Milano-Aosta, insomma. Ma credo almeno di aver trovato qualche connessione tra il grande capolavoro esoterico a fumetti degli ultimi anni e il mio Piemonte esoterico. E quindi sono soddisfatto.

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