Un borghese piccolo piccolo: una rilettura esoterica.


"Un borghese piccolo piccolo" (1977) è uno dei più celebri film di Monicelli, con Sordi in una delle sue più alte imprese attoriali. Tratto dal romanzo di esordio di Vincenzo Cerami (1976), sceneggiatore cinematografico dal 1967 (soprattutto di spaghetti-western), è l'opera che chiude amaramente la stagione della commedia all'italiana secondo unanime giudizio, una satira spietata della piccola borghesia e dei suoi (dis)valori.

Rivedendolo di recente - dopo un quarto di secolo, circa, dalla mia prima visione, e un maggior approfondimento della cultura esoterica - mi è venuta la tentazione di una rilettura che non è altro, ovviamente, del classico gioco letterario che conduco nel mio blog: quello della (sovra)interpretazione ermetica, solitamente applicata al fumetto. Naturalmente, da qui in poi spoiler sulla trama del film, consistenti, poiché serve per questa rilettura. Consiglio, davvero, di vederlo. E poi tornare qui.

C'è, ovviamente, almeno un elemento che supporta una lettura esoterica: l'adesione alla massoneria del protagonista. La P2 è nel pieno della sua operatività: non è stata ancora scoperta - lo sarà nel 1980 - ma si parla già di logge occulte che mirano a controllare segretamente la vita della Repubblica. La sua presenza nel film non è un elemento spurio: ma è molto insistito, apparendo costantemente nello sviluppo della narrazione.

Come noto, il piccolissimo borghese Giovanni Vivaldi, che lavora in un Ministero a Roma, vuole sistemarvi il figlio, appena diplomato ragioniere. Per fare questo, entra nella Massoneria su consiglio del proprio capoufficio, che ne fa parte. In questo modo, egli ottiene il tema d'esame che il ragazzo deve fare: ma mentre si recano all'esame, il ragazzo rimane ucciso durante una sparatoria per una rapina.

La moglie quindi diviene catatonica per lo shock, e il padre non riesce nemmeno a far seppellire il figlio, neppure con gli appoggi massonici (che vengono nuovamente citati). A questo punto, quando riconosce, in un confronto all'americana, il killer del figlio, decide di ucciderlo: lo porta nella sua catapecchia in campagna, dove però muore troppo presto per concedergli l'agognata vendetta.

Ottiene quindi - grazie, in questo caso, ai confratelli - la pensione con un lieve anticipo: la morte della moglie lo lascia libero da impegni, e a questo punto (una delle poche differenze rispetto al romanzo, che è però determinante) decide di tornare a uccidere un coatto che l'ha insultato per strada.

Il piccolo borghese è diventato un serial killer.

La cosa interessante, però, è che c'è un parallelo abbastanza plausibile tra l'iniziazione massonica e la "vera iniziazione", quella del dolore.

0. Vivaldi, nome simbolico?

Probabilmente è casuale, ma va annotato che Vivaldi potrebbe avere come nome valenza simbolica. Non era massone Vivaldi, a che ne sappiamo: ma il primo massone italiano iniziato era di quella generazione di musicisti.

Francesco Saverio Geminiani, allievo di Arcangelo Corelli, virtuoso del violino, teorico della musica, uno dei maggiori compositori di musica strumentale della generazione di Händel, Bach e Vivaldi, fu iniziato a Londra in una Loggia atipica, formata da soli musicisti, la Philo-Musicae et Architecturae Societas Apollini, nata per iniziativa della loggia londinese Queen's Head con sede in Hollis Street

http://rdyork.blogspot.com/2009/02/il-primo-massone-italiano.html

Nel giustificare la massoneria alla moglie, cattolica superstiziosa, Vivaldi si fa forte del nome di un altro uomo di musica, Toscanini: e a Toscanini è intitolata, almeno nel romanzo (nel film non mi pare si capisca) la loggia cui egli aderisce.

1. La prova del fuoco

La prima prova massonica è la "prova del fuoco": nello scialbo rituale, gli viene solo posto un accendino sotto una mano per qualche secondo. La "vera prova del fuoco" è la morte del figlio, che cade sotto i proiettili ("il fuoco") dei rapinatori; e la contestuale catatonia della moglie, per lo shock della notizia udita alla TV. Un doppio vulnus che Vivaldi non può sanare: la moglie pesa su di lui, e non ottiene nemmeno una carrozzella (che arriverà, ma dopo l'inizio della sua lucida follia), il figlio resta insepolto (dichiaratamente, per colpa del mancato aiuto dei fratelli). 

In certi riti iniziatici massonici o paramassonici, il postulante è chiuso in una bara da cui "rinasce a nuova vita" con l'apertura di questa. Tutto il "vero rito" avviene per interposta persona (pur facendo soffrire il protagonista in modo ancor più viscerale): in questa fase egli è "imprigionato nella bara" (insepolta) col figlio - e per volere dell'ordine, finché non decide di agire.

Il padre aveva rivelato al figlio che era a posto per il concorso: su di lui veglia "il grande incognito", il capo supremo della massoneria. Si tratta, ovviamente, a un livello di cupa ironia, a un presagio del Caso (o del Caos) che porterà invece il ragazzo alla morte. Anche se pensiamo il "grande incognito" come un Dio personale (quello cristiano, o il supremo architetto dell'universo del teismo massonico) potrebbe essersi scagliato contro Vivaldi. Egli infatti, per "tenere il piede in due scarpe", diviene massone, ma prima del rito rivolge a Dio una preghiera di scuse (resa ancor più blasfema dall'averla fatta sul water: la fa in bagno perché non vuole mostrare questa sua debolezza alla moglie, superstiziosa cattolica, che egli irride).

Le sette penne che il figlio aveva comprato per prudenza assumono una valenza simbolica abbastanza precisa: evocano infatti i "sette dolori", le sette spade che trafiggono il cuore della Madonna. Sono, ovviamente, legate alla morte del figlio innocente (che qui viene trasfigurato in direzione, ovviamente, opposta).

2. La prova della spada

La seconda prova massonica è "la prova della spada": nel mediocre rito, viene toccato sul petto con una spada. Nella vera iniziazione della vita, è lui a dover "usare la spada", nella fattispecie il cric, contro il suo avversario, scegliendo la vendetta personale (il cavaliere Kadosh e la vendetta templare sono tema altamente massonico...) invece della fiducia nell'inettitudine della burocrazia statale.



Da notare che, nel suo passare all'azione, nel compiere una scelta, sullo sfondo appare un graffito urbano dell'MSI. A quei tempi, l'MSI invocava la reintroduzione della pena di morte, in particolare contro il terrorismo rosso (non viene precisato, anche per i rischi connessi a un'aperta critica ai terroristi: ma potrebbe benissimo essere una rapina di "autofinanziamento").

Tra l'altro, il protagonista, per chiudere la pensione dopo un periodo 1945-1977 (molto insistito, con un evidente valore simbolico sulla storia repubblicana) deve riscattare "il periodo della resistenza", su cui è sempre molto vago. Nell'ipotesi in cui lo valutiamo un inetto, potrebbe semplicemente essersi imboscato. Però, nella sua reticenza, potrebbe invece aver combattuto nelle formazioni fasciste - poi dissimulandolo (con ogni probabilità, almeno per un periodo prima dell'8 settembre avrà combattuto comunque la guerra mussoliniana). Non a caso, in casa definisce Mussolini "un uomo con le palle così", esaltando il suo "molti nemici, molto onore" (che sarà poi la sua scelta nel finale, di fatto). Inoltre, fin dalla scena iniziale, in cui uccide il pesce catturato con brutale efficienza, c'è nel protagonista una freddezza che aspetta di venire alla Luce, e anche in seguito è molto efficace nel suo agire. In fondo, anche Hitler era un "borghese piccolo piccolo" che aveva trovato il suo scopo in guerra.



Quando insegue il ragazzo, l'autobus che questi prende ha una pubblicità con una scacchiera. Il segno dell'inizio di una "partita a scacchi": ma, nell'iniziazione massonica, l'attraversamento di un pavimento a scacchi fa parte del rito (che, come si vede sopra, riguarda anche Vivaldi nella sua modesta iniziazione). Si può leggere anche come un "andare oltre al bene e al male", al "bianco" e al "nero".

3. La prova della morte.

La terza prova massonica è "la prova della morte": egli deve bere da un bicchiere che gli viene dato, anche se gli viene ritualmente detto che è un veleno (in verità è Amaro Montenegro). Anche qui, la "prova della morte" avviene in modo speculare nel reale: egli infatti uccide probabilmente, senza volerlo (lo vuole torturare ancora per molto tempo) l'assassino del figlio versandogli malamente in gola dell'acqua (lo ha legato al muro anche col collo, impedendogli di spostarsi). 

Rafforza inoltre il trauma della moglie facendola assistere da sola al decesso dell'omicida (come anche, prima, il lasciarla davanti alla TV, che le ha dato la notizia del figlio): ed è una modifica significativa rispetto al libro - in questo modo, aumenta la sua colpa verso di lei. Appare possibile una voluta contraddizione tra l'atteggiamento amorevole (l'imposizione sociale cui si presta - solitamente con ipocrisia) e il desiderio di liberarsi di lei. 

Nell'aiutarlo massonicamente ad ottenere la pensione, il capufficio dichiara: "la madre ricorda sempre i suoi figli", con rimando ai massoni come "figli della Vedova". Però, con la sua gaffe anticipa anche la morte della moglie, collegando anche questa al "rituale".

La condanna dura e insolita del sacerdote al funerale della moglie può avere valenza "metafisica": di solito il suo evocare il giudizio universale sugli uomini si legge, correttamente, così. Ma parla anche al marito, che sa essere massone, cosa che disapprova con forza e non può dire (parla apertamente del fatto che la sua condanna deriva da ciò che ha saputo in confessione: e la moglie, si rivela nel corso del film, aveva rivelato l'adesione massonica del marito in tale sede). La condanna è legata probabilmente a un sacerdote "pre-conciliare" che vede i massoni come nella libellistica ottocentesca, tutti feroci omicidi rituali. Ma, nel caso di Vivaldi, ha per ironia ragione.

4. Le tre prove e la trasmutazione iniziatica.

La triplice prova, dunque, avviene in tutti e tre i casi per procura: il figlio subisce "la prova del fuoco", "la prova della spada" colpisce l'assassino, ed è la moglie a non superare "la prova della morte" (quella dell'omicida, che priva del gusto della vendetta). Privo di energie, Vivaldi le ritrova invece improvvisamente dopo lo scontro col buzzurro che gli dà nuova vitalità. In tutti e tre i casi, comunque, ad essere colpito è Vivaldi: rispettivamente privato del figlio, privato della (relativa) innocenza, privato di ogni senso della propria vita.

La sua trasmutazione è così compiuta: lo era già, forse, nel suo ritorno al casolare la seconda volta. La prima aggressione poteva essere letta come istinto del momento, e la mancata uccisione immediata dell'assassino del figlio potrebbe indicare addirittura una remora ad uccidere. Il ritorno ci aveva svelato che non era così: è un ritorno calcolato, a mente fredda, con Vivaldi che mangia dei pasticcini mentre osserva l'agonia dell'assassino. 

Quando esce dal bar dove li ha ordinati, la locandina cinematografica è significativa. Ci sono molti film dell'epoca, ma i più vistosi per carattere tipografico sono titoli molto significativi: "Porgi l'altra guancia" (siamo agli antipodi), "La terra dimenticata dal tempo" (la catapecchia in campagna - dove inizia e finisce il film - è un luogo sospeso, come dice lo stesso figlio all'inizio della storia). "Uomini e squali" è una buona sintesi della tramutazione ormai quasi compiuta, come pure "Terremoto" la evoca.


5. Conclusioni.

Insomma, la storia di una iniziazione oscura?
Difficile a dirsi. 

Esagerando su questa via, si finirebbe a far dirigere virtualmente il film ad Alan Moore, e il piccolo borghese diverrebbe From Hell, la massoneria macchiettistica coprirebbe un vero ordine iniziatico (del resto, gli iniziati in Neonomicon di Moore sono macchiettistici, ma custodiscono anche veri segreti iniziatici), che avrebbe agito sotterraneamente per tramutare l'inetto protagonista nell'assassino rituale che è destinato a diventare (una storia che è anche stata scritta, negli stessi anni, sul più famigerato serial killer italiano, il Mostro di Firenze).

Di tutti i simbolismi, quello più inquietante al proposito è la netta svolta della forza dell'immagine. Al di là del registro comico, nella prima parte il film è quasi disturbante nell'evocare la ributtante sciatteria celata dei piccoli borghesi, che nascondono sotto il perbenismo della giacca e cravatta il disgusto di case non miserabili in sé, ma sciatte, grottesche (inquietante anche perché, a meno di non far parte dell'élite economica e culturale, o di essere di una raffinatezza maniacale, in parte lo spettatore si riconoscerà). 

Ecco: man mano Vivaldi sceglie il suo destino di killer, il contorno visuale si fa non solo tragico, ma anche relativamente "alto" come registro visivo. Esce dalla sua assenza di stile, e diviene, come omicida seriale, dotato di una sua nobiltà visuale nel finale nel giardinetti ai caduti della Grande Guerra (un'ultima nota storico-simbolica del film, che collega violenza personale a violenza collettiva, in sottofondo). Pronto a cogliere nuove Occasioni.


O almeno, questo è quello che mi ha trasmesso in più questa nuova visione: una lettura di cui non ho trovato molti riscontri in rete (se me ne segnalerete, invece, li linkerò), e che ho giudicato interessante annotare.

Note finali

Altri spunti sull'esoterismo di quest'opera si possono trovare qui:

http://www.ilmoralista.it/2014/02/09/miseria-dellesoterismo/

https://www.900letterario.it/autori-di-successo/un-borghese-piccolo-piccolo-parodia-memento/

Da notare che Cerami prima, dal 1967, sceneggiava Spaghetti Western, incentrati sul tema della vendetta. Passato nel 1974 a film autoriali, la sua opera parallela, "Difficile morire" (1977), parla di un anarchico che nel 1911 si oppone alla guerra in Libia, ma che per complesse traversie diviene un gerarca fascista, suicidandosi nel 1944. Il "borghese" lavora dal 1945 al 1977 (lo si sottolinea in modo insistito, visivo, nella scena della pensione), e finisce la sua storia in un giardinetto della prima guerra mondiale.

In seguito, Cerami lavorerà con diversi grandi (Bellocchio, Bertolucci) del cinema italiano, ma soprattutto con Benigni, di cui sceneggia i film più famosi da "Il piccolo diavolo" (1988) in poi.

Interessante anche la sua biografia televisiva del "giovane Mussolini" (1993).




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