Appunti di letteratura al femminile: le trovatrici e Beatriz de Dia

 


Appunti di storia letteraria.

La letteratura al femminile è un filone che andrà sempre più indagato in futuro, per ripensare un canone letterario oggi troppo sbilanciato al maschile.

Il punto di partenza in ambito scolastico, probabilmente, sarà all'interno dell'ambito della letteratura provenzale, che costituisce in effetti il punto di rinascita della letteratura occidentale, e da cui si inizia di fatto lo studio letterario nella terza superiore.

Potrà essere bene quindi introdurre, al fianco dei trovatori, il fenomeno parimenti presente delle Trovatrici, dato che la donna di corte del '200 doveva essere in grado di suonare, cantare, e anche comporre poesia.

Le Trovatrici erano molto apprezzate: alcune di esse, nobildonne di alto rango, nell'era crociata si trovarono a reggere i possedimenti dei mariti impegnati in estenuanti guerre in Terrasanta; ma al di là di questo ruolo politico (che si riflette, in parte, nel ruolo che negli scacchi assume il ruolo usualmente assegnato al Vizir, il primo ministro, negli scacchi indiani e arabi: la Regina) la Trovatrice è stimata. Nel Fin Amor, l'amore raffinato cortese, non si apprezza della Donna (Domna, "Signora", cui va posta devozione) solo la bellezza idealizzata - e poi angelicata dagli stilnovisti - ma anche l'intelligenza superiore.




La più celebre trovatrice è Beatrice, Contessa di Dia (vissuta intorno al 1150): cosa che è curiosa, data la ripresa di Dante del modello trobadorico (per superarlo), con frequenti citazioni nella Commedia. Ovviamente Beatrice dantesca è Beatrice di Folco Portinari, da un lato, e l'angelica potenza "Beatrice" di Dio (e, apparendo nell'Eden avvolta di bianco, rosso e verde, fede, carità e speranza, per i risorgimentali era anche l'Idea d'Italia, ovviamente in modo falsato). Ma viene da chiedersi se non vi sia un riflesso almeno della massima trovatrice (curiosa anche la suggestione del gioco Dia/Dio).

Certo quello della Beatrice poetessa è l'amore profano, quello che la Beatrice dantesca stimola il proprio innamorato a superare. Qui invece ci sono canzoni anche sensuali dedicate all'amante adulterino, Rimbaud d'Orange (curiosa la corrispondenza col nome del più noto poeta maledetto), che mostrano tutta la finezza retorica della dama. In fondo, se vogliamo, la sua razionale critica all'amante restio è simmetrica alla critica che la Beatrice dantesca rivolge a Dante: la prima rimprovera lo scarso amore terreno, la seconda il suo scarso amore spirituale.

La lirica, tradotta da Francesca Santucci, la cito da qui:


Devo cantar qui ciò che non vorrei cantare

poiché molto devo lagnarmi di colui di cui sono l'amica.

Io l’amo più di tutto al mondo,

ma non mi giovano presso di lui

né grazia, né cortesia, né la mia bellezza, né la mia intelligenza.

Io sono ingannata, tradita, come dovrei essere

se non avessi la minima attrattiva.


Una cosa mi consola: mai ebbi dei torti

verso di voi, amico, al contrario, vi amo,

più di quanto Seguis ami Valensa,

e molto mi piace vincervi in amore,

amico, poiché voi siete il migliore di tutti.

Ma voi mi trattate con arroganza nelle parole e negli atteggiamenti

mentre siete ben così amabile verso gli altri.


Sono sorpresa dell’arroganza del vostro cuore,

amico, ed ho ben motivo d’esserne triste.

Non è affatto giusto che un altro amore vi allontani da me,

qualunque sia l’accoglienza che vi riservi

che vi ricordi dell’inizio

del nostro amore. Dio non voglia

che finisca per colpa mia!


Il grande coraggio che alberga nel vostro cuore

ed il vostro grande merito sono per me causa di affanni

dato che non conosco donna, vicina o lontana,

e desiderosa d’amore, che non sia attratta da voi

ma voi, amico così di ben giudizio,

dovete ben riconoscere la più sincera.


Ricordate la nostra intesa?

La mia dignità e la mia nobiltà, la mia bellezza,

ed ancor più la sincerità del mio cuore, devono soccorrermi.


È per questo che vi mando, laggiù,

questa canzone, che mi servirà da messaggero.

Io voglio sapere, mio bello e dolce amico,

perché con me siete così duro ostile:

è orgoglio o indifferenza?

Ma voglio, messaggero, che tu gli dica,

che a molti troppo orgoglio può nuocere .


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