L'impero romano non è mai finito.



Disclaimer: gioco letterario sulla falsariga del Pendolo di Foucault. Da non prendere troppo sul serio...

In un post precedente esaminavo l'iceberg delle cospirazioni:

http://barberist.blogspot.com/2020/10/liceberg-delle-cospirazioni.html

cercando di elaborare una impossibile dottrina unificante di quelle più segrete.

Di queste, però, una mi era in parte già nota e ho voluto amplificarla:

"Roman Empire Still Rules The World"

Ovvero, l'impero romano domina ancora il mondo.

Questa teoria cospirazionistico-esoterica si sofferma sulla sopravvivenza formale dell'Impero Romano a livello iniziatico. Ciò avverrebbe, secondo la maggior parte delle teorie, tramite la carica del Pontifex Maximus.

Il Pontifex Maximus, il capo del collegio dei Pontefici, la più alta casta sacerdotale, aveva il compito di supervisionare i rituali della costruzione dei ponti (su cui si basava l'antica potenza di Roma, all'origine, punto di attraversamento del Tevere) e, simbolicamente, dei "ponti" tra gli Dei e l'uomo.

Una carica già di età monarchica, dato che il primo ponte, il Ponte Sublicio, viene edificato nel VII secolo sotto il re Anco Marzio, nipote acquisito di Numa Pompilio (dal nome simbolico, istitutore di nomos e pompos, leggi civili e religiose), sotto il cui secondo regno sarebbe stata istituita questa carica, seconda nella monarchia alla funzione regale, che accentrava ogni sommo potere (poi sostituita, in età repubblicana, dal Rex Sacrorum, che però nel tempo venne sopravanzato dalla figura del Pontifex). 

Il Pontifex Maximus, capo di un collegio (di 5, poi di 9), risiedeva nella sua Domus Publica nel Foro, accanto alla casa delle Vestali incaricate di tenere perennemente accesa la fiamma di Roma.

Inizialmente in età monarchica forse la figura del Pontifex Maximus era implicata in quella del sovrano (non si sa se con esplicitazione del titolo) per poi disgiungersi (anche, nel caso, per la crescente complessità della società romana).



Nel passaggio all'impero non solo tale carica fu riassorbita nella figura del Princeps, ma ne fu il fondamento: il Pontifex Maximus durava a vita e decideva della liceità divina dei conflitti. Cesare, nella sua ascesa, capì il suo valore strategico e si impadronì giovanissimo della carica (che, per formalità, costituiva una carica assegnata in età anziana), facendone il trampolino della sua sempre maggiore centralità nel gioco del potere, fino alla concentrazione di ogni potere.

Oggi definiamo questa carica consolidata poi con Augusto come "Imperator", nome assegnato al comandante supremo delle forze armate romane. Ma, in effetti, nell'accumulo di cariche vi è anche quella del Pontifex, insieme ad altre, e quindi è in parte convenzionale la scelta di un titolo piuttosto che un altro.

Con la legittimazione del cristianesimo e la conversione degli imperatori, con Costantino e il suo editto di Milano, nel 313 d.C., l'Imperatore conservava la carica di Pontifex Maximus e, almeno all'inizio, tendeva a porsi come garante dell'unità cristiana, convocando lui i Concili Ecumenici.

Il processo per cui si era passati in breve dalla persecuzione alla protezione rimandava all'esigenza di una religione unificante, ricercata prima tramite i culti del Sol Invictus con cui si erano unificati i vari colti solari durante l'età dei Severi:  Helios, El-Gabal, Mitra e Apollo, a cui Alessandro Severo cercò di assommare anche Cristo, inserendolo nel suo pantheon personale. Possibile vi fosse anche una memoria di Akenaton e del suo culto solare di Aton, nell'Egitto del 1377 a.C., che in quel modo voleva consolidare la sua potenza.

La - falsa - Donazione di Costantino, creata successivamente dalla chiesa, avrebbe posto il passaggio del potere nelle mani del Papa, il "nuovo Pontefice Massimo" (gli altri vescovi, inizialmente, erano definiti come "nuovi pontefici": titolo poi abbandonato per esaltare maggiormente la potenza papale).

In sostanza, l'Imperator per la chiesa era, correttamente, il Defensor Fidei, il capo delle forze armate cristiane. Ma col cristianesimo giustamente si scindevano i due ruoli, e l'Imperator agiva sotto l'ordine del Pontifex Maximus per difendere la Res Publica cristiana. Il Pontefice conservava il potere latino, quello per cui Cesare l'avrebbe scelto: autorizzare o meno, in nome di Dio, l'esercizio dell'Imperium.

Il passaggio formale in verità avviene poco dopo. Nel 376 d.C. il Vescovo di Roma riesce a convincere l'imperatore Graziano a concedergli formalmente il titolo di Pontifex Maximus, ed egli acquisisce così per la prima volta uno status particolare. 

Seguirono l'editto di Tessalonica (380 d.C.) col Cristianesimo religione di stato, e la soppressione di tutti i culti pagani e dell'Altare della Vittoria in senato (382), ultima battaglia dei pagani contro il nuovo culto. Nel 390, nella cancellazione di molti aspetti del paganesimo, viene eliminato anche il Rex Sacrorum: il Pontifex Maximus (e di fatto Unicus), ormai cristiano, rimane l'unico elemento vestigiale degli antichi culti. 

Molti elementi del paganesimo, naturalmente, confluirono come arcinoto nel culto cristiano, a partire dai sette dei planetari che davano il nome anche ai giorni della settimana, che non furono rimossi. Ma essi, come arcinoto, sopravvissero in qualche modo nelle nuove figure: la grande madre sintetizzata nella Luna e in Venere divenne la Madonna (la sua figurazione col bambino ricorda molto Iside con Horus). Marte confluì nell'arcangelo Michele, distruttore del ribello Lucifero, Mercurio il messaggero in Gabriele, l'annunciatore. La figurazione di Giove ritorna in Dio padre, Saturday (il nostro sabato) celebra Saturno, legato agli antichi culti titanidi, che può essere associato a Lucifero e i suoi demoni. Sunday, il giorno del sole, si associa ad Apollo trasfigurato in Cristo.

Da qui l'ironia, come al solito sagace, di Guzzanti:

https://www.youtube.com/watch?v=vnOJsssSAyk

Il papato, dopo il crollo dell'Impero, vide quella carica di Pontifex Maximus come il pilastro su cui edificare un potere temporale, ratificato dalla falsa Donazione di Costantino, creata all'indomani (IX secolo) della reale Donazione di Sutri (728), con cui il pontefice si procurava un primo nucleo dello Stato della Chiesa. 

Inoltre, incoronando Carlo Magno dei Franchi come Sacro Romano Imperatore nel Natale dell'800, il pontefice si poneva anche de facto come colui in grado di conferire la carica di Imperator.

Naturalmente, tale potere fu contrastato, a partire dall'Impero d'Oriente che, dopo il consolidarsi con gli Ottoni del sistema papato-impero in Occidente (962 d.C.) favorirono lo scisma d'Oriente della Chiesa Ortodossa intorno al 1000. 


Più o meno intorno al X secolo, inoltre, si affermò la Mitra come copricapo vescovile e papale, con derivazione, per certi versi, dai copricapi sacerdotali fenici e mesopotamici (i quali forse a loro volta evocavano gli uomini-pesce fondativi della loro mitologia, e oggi approfonditi molto dagli ufologi sulla scorta di Lovecraft, il primo a riscoprire i miti di Dagon all'inizio del'900, benché nel suo caso in chiave narrativa). Vedi qui, ad esempio, per la questione, oggetto di polemiche papali fin dall'età protestante (vedendovi, ovviamente, una conferma - spuria, in verità - di derivazione dal paganesimo).

Innocenzo III, agli inizi del '200, consolidò il potere del papa passando da Vicario di Pietro (ipotetico primo papa, già regnante a Roma dove sarebbe giunto per diffondere la fede nel cuore dell'impero) a Vicario di Cristo (epiteto già adottato non formalmente dal 495 d.C.). 

Il crollo dell'Impero d'Oriente sottrasse questo pericoloso concorrente nel 1453 (l'imperatore orientale continuava ad avocare a sé la carica di Pontifex, nel cesaro-papismo in continuità con Roma), anche se la falsità scoperta della donazione costantinea da parte di Lorenzo Valla nel 1440 minò alla base, di fatto, quella legittimazione. 

La Riforma protestante (1517) mise in ulteriore crisi questa unificazione, in particolare dopo il consolidarsi in Inghilterra di un nuovo sovrano capo di una chiesa (con tutti gli addentellati anche esoterici del caso, per mezzo del movimento Rosa+Croce).

L'Impero sacro-romano sarebbe crollato definitivamente solo nel 1806, quando fu abolito dagli Asburgo, pare per evitare che Napoleone se ne impadronisse e consolidasse così su quella base storica il suo potere, avendo già adottato, sul modello romano, il titolo di Imperator della Res Publica francese.

I Kaiser germanici - e gli Kzar russi - derivavano comunque il loro nome dal titolo di Cesare proprio degli imperatori romani, ma anche i loro imperi terminarono definitivamente nel 1919, col "Nuovo Ordine Mondiale" emerso dalla Pace di Parigi di Woodrow Wilson, dove al limite, simbolicamente, erano gli USA (retti da un Senato, simboleggiati dall'Aquila) a porsi come "Nuovo Impero Romano".

Il pontefice, che aveva perso nel 1870 il suo potere temporale per effetto del risorgimento massonico (nell'anno in cui, col Concilio Vaticano I, si proclamava Infallibile, logica conseguenza dell'essere vicario cristico), lo riottenne nel 1929 per impulso di Mussolini, Uomo della Provvidenza, sia pure limitato al solo Vaticano.



Tale tema dell'Impero Eterno è ripreso, dagli anni '50 agli '80, dallo scrittore gnostico Philip K. Dick, all'interno delle sue opere e soprattutto della sua Trilogia di Valis (vedi qui e qui). 

La nostra realtà è illusoria, la modernità è solo una proiezione ingannevole, la struttura del reale è ancora quella dell'epoca: che lo si voglia leggere in forma esoterico-allucinatoria (tutti gli anni passati nel mentre sono solo una gigantesca allucinazione) sia in chiave simbolica. Il tempo dal 70 d.C. (caduta di Gerusalemme, due anni dopo la caduta di Nerone e della gens Iulio-Claudia, data cruciale nell'Apocalisse di Giovanni) al 1974 è stato illusorio e la "Macchina dell'Apocalisse" è ripartita da lì (data di creazione di Internet, tra l'altro).

Molti sottolineano anche come le famiglie della "nobiltà nera" di un tempo siano ancora potenti, sia nelle monarchie che nelle democrazie, e la loro legittimazione ha le sue radici in Roma e nell'approvazione pontificale, secondo le regole dell'Ancien Regime.

Oggi inoltre si aggiunge il ruolo di autorità mediatica del pontefice, sempre più centrale nel secondo dopoguerra, acquisito pienamente con Woytila prima, e ora consolidato da Bergoglio. Ciò lo rende probabilmente, di fatto, il più influente leader mondiale, almeno nella parte occidentale.

Quindi probabilmente sì, simbolicamente l'Impero Romano domina ancora il mondo.


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