Voltaire, Candide, l'esoterismo.




Voltaire lui-méme est mort jésuite: en avoit-il le moindre soupgon? (F.N. de Bonneville, Les Jésuites chassés de la Maqonnerie et leur poignard brisé par les Mgons, Orient de Londres, 1788, 2, p. 74)

(da U.Eco, "Il pendolo di Foucault", 1988)

Ho riletto di recente il Candide di Voltaire e mi sono divertito ad annotarne qui alcuni elementi interessanti sotto un profilo potenzialmente "esoterico" (da non prendere sul serio, ma all'interno di un gioco "alla Pendolo di Foucault).

Innanzitutto la figura di Voltaire è ovviamente connessa all'esoterismo in vari modi. Nato nel 1694, studia coi gesuiti, ma poi lo zio lo forma in chiave libertina. Una prima satira sul Duca d'Orleans, fratello del sovrano, lo porta all'esilio nel 1716, poi è alla Bastiglia nel 1717 per i versi su Luigi XIV, il Re Sole, nell'anno in cui sorge la massoneria inglese.

Nel 1718 è scarcerato, nel 1722 la morte del padre lo rende economicamente indipendente. Nuovo esilio nel 1726 dopo uno scontro col cavaliere di Rohan, va in Inghilterra e qui allarga i suoi orizzonti intellettuali, forse anche con i primi, non certi, contatti massonici. Conosce ed è amico del tardo Newton, il completamento della rivoluzione scientifica: nel 1727 è al suo funerale.

Al ritorno 1729 consolida sempre più la sua fama, con le Lettere Filosofiche del 1733 esalta il sistema inglese, improntato alla tolleranza. Nel 1734 il libro è al rogo, Voltaire fugge ed è poi esiliato da Parigi, inizia a corrispondere con Federico II, salito al trono nel 1740; il suo modello di sovrano illuminato, con cui discute anche di temi esoterici (ad esempio, del Conte di Saint Germain, apprezzato per la conoscenza da Voltaire, mentre Federico è più scettico). Nel 1737 il Ramsay (morirà nel 1743) per primo collega la nascente massoneria agli ospitalieri, ai templari, alle crociate: Voltaire lo stronca come un falsario esoterico, legato ai gesuiti. 

Per paradosso lo stesso Voltaire sarà accusato di essere uomo dei gesuiti, nonostante il suo apparente disprezzo verso di loro (anzi, esotericamente proprio per questo): il suo motto "Ecrasez l'infame", schiacciate l'infame, si applica innanzitutto a loro (mentre il celebre motto tollerante "non la penso come voi, ma darei la vita perché possiate esprimere le vostre idee" è del tutto apocrifo). Egli del resto frequentava a livello personale vari gesuiti, come il coltissimo Roggero Boscovich.

Nel 1743 madame de Pompadour ne favorisce il ritorno a Parigi e a corte, diviene storiografo del re, nel 1746 è nell'Academie Francaise, avvia il genere del Romanzo Filosofico. Nel 1749-53 torna però alla corte di Federico II, da cui poi si allontana per motivi non ben chiariti. Quando nel 1756 il barone von Hund fonda la Stretta Osservanza Templare, qualcuno dice che sia ispirata da Federico II di Prussia: vi si parla per la prima volta dei Superiori Sconosciuti, che si insinua siano Federico e Voltaire. 

Voltaire compone intanto "Micromegas" (1752), di tema filosofico-fantascientifico, con un alieno che giunge sulla terra e ne osserva le follie. Collabora all'Enciclopedie (1755), scrive sul terremoto di Lisbona (1756); il suo articolo su Ginevra nell'Enciclopedie, scritto assieme a Diderot, causa la proibizione dell'opera in Francia. Si dedica così al Candide (1759), il suo massimo romanzo filosofico.

Il Candide

La trama è nota e non merita qui riepilogarla nel dettaglio; egli parte dalla struttura classica del romanzo di avventure del periodo (curioso che per molti aspetti se ne possa trovare quasi un calco nei Promessi Sposi di Manzoni). Il protagonista, "Candide", è candido, ovvero "ingenuo", ma alchemicamente può far pensare all'Albedo, fase solitamente finale, mentre qui è iniziale, con un "rovesciamento": l'alchimia spirituale non è purificare l'animo corrotto ma corrompere d'esperienza quello eccessivamente puro.

Il maestro Pangloss, "tutta lingua", riassume Leibnitz, che aveva trasposto l'ottimismo generico dello spirito religioso in una filosofia ottimistica sistematica, che Voltaire presenta come pura idiozia. Leibnitz (1646-1716) era uno dei pochi autori per cui è certo il contatto con i Rosa+Croce storici tedeschi, il grande ordine iniziatico che precede - e per certi tratti ispira - la massoneria.

Entrato in rapporto con i Rosacroce, Leibnitz conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton (con cui anche Voltaire fu poi in contatto).

Candide, bastardo del Barone viene cacciato dal paradiso terrestre di Thunder Der Tronckh (con un rimando all'idea di fulmine divino, che squarcia il "tronco" dell'albero del bene e del male?) dopo che ha concupito Cunegonda, la figlia del barone, oggetto d'amore per tutto il romanzo (e fino all'ultimo lo zio gesuita cercherà di impedire a Candide di sposarla).

Finisce sotto l'esercito bulgaro di Federico II, dove viene fustigato con un numero parodistico di colpi (decine di migliaia) finché non è salvato dal buon Federico II in persona (in un ruolo di salvatore ironico, ambivalente, che riflette forse l'allontanamento intervenuto).

Dopo il nonsense della guerra (il castello, apprendiamo poi dalla riunione con Pangloss, è stato devastato) finisce a Lisbone, dove vede gli orrori della natura (il terremoto, a differenza della guerra, non è colpa dell'uomo) e dell'Inquisizione, che manda a morte il maestro per impiccagione (massonica) anziché per rogo, aprendo la strada al suo ritorno (i personaggi tutti ritornano continuamente in Candide dopo esser dati per morti, con parodia del colpo di scena romanzesco). 

Candide è costretto a fuggire di nuovo, dopo aver ritrovato Cunegonda (ha ucciso il Grande Inquisitore, di cui lei ora è amante) e va nelle Indie, dove è accolto nel Paraguay dallo stato gesuita: vi incontra lo zio gesuita di Cunegonde ed è costretto a uccidere anche lui.

Fugge dunque nella foresta e - dopo aver incontrato dei selvaggi tornati allo stato di natura - giunge a Eldorado, la mitica città cercata dai conquistatores, che può avere valenza alchemica: la città è fatta interamente d'oro, ed è sfuggita ai saccheggi per il suo sagace nascondimento (che è il valore di fondo dell'opera, con una valenza anche esoterica).

Candide vi ottiene quantitativi enormi d'oro (che lì vale poco: il sovrano, illuminato, in ogni caso lo concede di buon grado) con cui tornare e vivere da ricco nella realtà. Inizia così la seconda parte dell'opera, dove le disavventure sono temperate dalla ricchezza enorme di Candide (che si riduce, saccheggiata, sempre più, pur senza giungere a ridurlo del tutto in miseria).

L'ottenimento dell'Oro alchemico si accompagna anche a un nuovo maestro filosofico che Candide si procura: Martin, il pessimista, simmetrico all'ottimista Pangloss (e in cui si può riflettere lo stesso Voltaire, che si effigia dichiaratamente nel patrizio veneziano Pococurante, però di idee identiche a Martin). Martin, curiosamente, si proclama Manicheo, e sostiene che Dio esiste, ma è quello che è ritenuto il demonio.

Una tal posizione può sembrare una blasfemia gratuita di quelle che divertivano Voltaire, ma in verità potrebbe rimandare effettivamente alla sapienza gnostica, che ha spesso pronunciamenti simili (reintegrando in un dualismo la figura diabolica): sia nel paganesimo, che nei culti eretici cristiani e degli altri grandi monoteismi. Candide si oppone sempre più stancamente alle verità filosofiche di Martin. Il nome richiama quello di Martines de Pasqually, l'iniziatore del Martinismo: nato nel 1726, nel 1760 - in possesso di patente massonica regolare - apre il suo Tempio degli Eletti Cohen in cui riprende i lavori più apertamente esoterici del Rose+Croix (che sono i gradi alti di questa filiazione esoterica). Impossibile dire se vi sia un rapporto con il praticamente coevo personaggio volterriano.

Dopo varie vicissitudini, meno pericolose grazie al denaro (e all'influsso, benché non ammesso, delle lezioni di Martin), Candide trova Cunegonde, divenuta brutta, e la sposa quasi solo per far dispetto allo zio gesuita di lei (che ritrova vivo in una galera turca, lo libera e, di fronte alla sua nuova opposizione, lo vende di nuovo come schiavo). Interessante che Cunegonde la ritrova presso il principe Ragoski: un rimando forse al reale principe Francesco Rakoczi di tale dinastia del periodo (ma morto nel 1735, mentre qui siamo dopo il terremoto di Lisbona del 1755, che appare nel romanzo), ma nome legato soprattutto a Saint Germain - vedi qui quanto ne avevo appuntato in connessione con Mondovì. Voltaire apprezzava Saint Germain e, come detto, ne parlava positivamente con Federico II; forse il conte era figlio illegittimo del Rakoczi.

Libera anche Pangloss, per devozione antica, ma ormai pare non sopportarne più l'ingenuo ottimismo: in uno schema da "Fedeli d'Amore", Cunegonde rappresenta - come, ad esempio, Beatrix - la verità filosofica, in questo caso inizialmente quella panglossiana (la realtà è bellissima): Candide continua a cercarla, ma nel finale scopre che in verità è bruttissima, e "sposa" similmente tale verità.

A questo punto Candide e gli altri (le ultime grandi ricchezze vengono sottratte "dagli Ebrei", dice Voltaire sinteticamente) si ritirano a "cultiver notre jardin": ricreano artificialmente l'Hortus Conclusus che è il solo modo per ottenere la felicità.

L'Hortus Conclusus (il Castello / giardino terrestre, l'Eldorado, il Giardino) potrebbe volendo, tra le righe, avere valenza iniziatica: in un secolo dominato dalle tenebre, il filosofo saggio si cela agli occhi del mondo - nel segreto delle logge iniziatiche - e attende tempi migliori per agire.

Il romanzo, mentre celebra il nascondimento esoterico, ha però una paradossale valenza attiva, nello sferzare l'assurdità del mondo dell'ancien regime di trono e altare, sovrani non abbastanza illuminati e inquisizione gesuita.

Voltaire dopo il Candide

In seguito, Voltaire scrisse il suo Dizionario Filosofico (1763). Nel 1773 la soppressione dei gesuiti (dopo una serie di divieti dei vari principi europei, a partire dal 1763) è indubbiamente un suo successo personale: dopo, si apre l'era delle rivoluzioni, di lì a poco, a guida almeno in parte massonica.

Muore nel 1778, sempre al centro dell'attenzione d'Europa: pochi mesi dopo essere tornato a Parigi per la sua ultima opera, l'Irene, ed essere stato ufficialmente iniziato in massoneria nella loggia di Parigi delle Neuf Soeurs, le Nove Sorelle (le Nove Muse), condotto a braccio da Benjamin Franklin, ambasciatore delle colonie americane che si erano proclamate indipendenti (vedi qui), iniziato nello stesso rituale. La loggia era stata fondata nel 1776, anno della rivoluzione americana e quella degli Illuminati in Baviera (sventata); in quest'anno Saint Germain presenta i suoi progetti alchemici a Federico II (che morirà nel 1786). Padre fondatore ne fu Court De Gebelin, autore di un saggio sui tarocchi esoterici in cui li riconduce all'esoterismo egizio.

Alla morte di Voltaire se ne proibisce la sua sepoltura in terra consacrata, ma nel 1791 la Rivoluzione Francese lo porta al Pantheon coi massimi onori.



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