Le Olimpiadi ermetiche

 



I mondiali di calcio mi avevano galvanizzato poco, ma - pur seguendo poco lo sport in generale - le Olimpiadi mi hanno sempre affascinato per quella loro natura di rito antichissimo, che nel 775 a.C. fonda la cultura greca e quindi occidentale, fino all'abolizione con Teodosio nel 393 d.C., con l'avvento del cristianesimo di stato, e poi la rinascita del 1900 con De Coubertin, in quella Atene da cui ancora oggi le moderne vestali olimpioniche estraggono il fuoco sacro agli dei dell'Olimpo.





Queste Olimpiadi di Tokyo 2020, a parte il rimando ad Akira, su cui mi ero al tempo soffermato, mi hanno colpito, anche per le vittorie dell'Italia, 40 medaglie, mai così alte (20+20, per chi ama la Gematria, e suddivise oltretutto con esattezza in 10+10+20 nella scala alchemica oro-argento-bronzo, in queste "olimpiadi della quarantena", dell'età del ferro).





Olimpiadi interessanti, oltre che per il fascino intrinseco della eleganza della prestazione sportiva ai suoi massimi livelli, per come hanno simbolicamente ribadito lo spirito olimpico, "l'importante non è vincere, ma partecipare" (non inteso in senso consolatorio, come a volte si dice: ma nel senso che chi vi partecipa è già nell'eccellenza globale, e la competizione per il primo posto non dev'essere intesa come gara che "annulla il secondo", ma un con-correre ad elevare sempre l'eccellenza assoluta).





La stessa ultima tedofora, Naomi Osaka, lo simboleggia, col suo ritiro al Roland Garros, che si rispecchia nell'analogo ritiro all'olimpiade della campionessa globale più al centro dell'attenzione, Simone Biles, confrontata tra l'altro in una fake news di sterile e infondata polemica con la nostra argentea Vanessa Ferrari.








Anche una delle più prestigiose medaglie italiane d'oro italiane, quella di Tamberi nel salto, condivisa con l'amico-rivale Barshim, si situa in questo rinnovato spirito coubertiano.




Un insolito (inedito?) "doppio oro", simmetrico al "doppio oro" più prestigioso, vinto nella corsa da Jacobs (per chi ama i simbolismi onomantici, sembra quasi esserci un rimando biblico a Giacobbe: ""Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato già due volte? Già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!"" dice di lui Esaù). Un portabandiera finale che riecheggia la scelta iniziale della pallavolista Paola Egonu come portabandiera del paese, e apre il dibattito su uno "Ius Soli" sportivo che - contestato "da destra" e "da sinistra" perché in effetti poco logico - potrebbe essere l'apertura a uno Ius Soli reale.







Si spegne quindi la fiamma olimpica, nel raffinato braciere a ziggurath delle Olimpiadi di Tokyo, rimandandoci alla piramide di ferro eiffeliana di Paris 2024 (chissà se avrebbe potuto essere Roma, senza la rinuncia dei virginei raggi della sindaca d'Italia). Il grande rituale continua.

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