Barzi, Venturi - Il Vampiro di Vienna




"Il vampiro di Vienna" è una bella storia doppia di Martin Mystère, sceneggiata da Davide Barzi e disegnata da Walter Venturi. Mystère è da sempre probabilmente il mio fumetto popolare congeniale, per il mio noto interesse per l'esoterico, anche se generazionalmente sono molto legato a Dylan Dog, come noto. 

Qui Barzi e Venturi vanno a indagare un mito vampirico che porta la storia ai confini dell'orrorifico, anche se l'autore introduce, con un suo stile, i classici alleggerimenti di stampo castelliano che mantengono la storia nell'ambito del divertito gioco intellettuale. Consiglio quindi di leggere i due albi e poi tornare qui per qualche considerazione, perché ovviamente potrebbe esserci qualche blando spoiler.

Barzi lo conoscevo soprattutto per i lavori rigorosi di adattamento letterario, che sono la sua cifra principale come sceneggiatore, giocati su un lavoro di documentazione voluminoso e minuzioso. Il mito vampirico è anche letterario, ma qui le fonti di Bram Stoker e soci sono accantonate in favore del cinema classico, che si presta sempre bene alla ripresa nel bianco e nero bonelliano.

Qui è stato un piacere quindi ritrovare Barzi in una nuova versione più "iniziatica" e anche, per certi versi, più libera, all'interno comunque del canone mysteriano ma con qualche variazione, come fa intuire la bella cover di Alessandrini che per una volta vira più sull'horror, sia pur sempre di atmosfera più che splatter.




Barzi qui può del resto giovarsi del segno pulito e preciso di Venturi, nitido, accurato nei dettagli, efficace nello studio di espressioni, cupo ma non troppo (in generale, direi che Barzi si muove meglio con disegnatori altrettanto minuziosi, più che su un autore che magari faccia dell'espressività un punto di forza. Il che, paradossalmente, renderebbe interessante un team up, per dire, con un maestro del calibro di Roi, per vedere come funzionerebbe, potendolo ovviamente pianificare, cosa che nel fumetto popolare non è scontata). 

In ogni caso, quello di Venturi non è affatto solo un segno "di servizio", e inanella una lunga serie di belle tavole sia nelle scene più d'azione e di effetto, sia in quelle comiche, sia in quelle più di dettaglio, con soluzioni grafiche eleganti, come si può vedere dalle tavole che posto a titolo d'esempio, tratte da quelle di presentazione dell'albo.





Ad esempio, si veda la raffinatezza di questa sequenza, e come colga con un brillante espediente sequenziale la scena topica dell'azione vampirica. Quasi una sorta di ut pictura poesis tra cinema e fumetto, dove i due autori mostrano come i comics abbiano al loro arco delle frecce che il "gemello diverso" non possiede (avendone però, naturalmente, infinite altre). A lui e Barzi va inoltre riconosciuta la capacità di mantenere la classica sceneggiatura ricca di Mystère, ma al contempo di vivacizzarla evitando il rischio di una eccessiva verbosità che è il rischio del personaggio. 




L'inizio è già nel segno di questa riscrittura brillante: dopo una prima pagina che ci introduce il tema della storia, il mito cinematografico del vampiro, inizia una prima sequenza (p.6-16) che porta avanti la storia ma diviene anche una gustosa satira della nerd culture internettiana.


Extranerdinery potrebbe essere uno dei tanti siti con nerd nel nome (con un calembour migliore) nati negli ultimi anni, sul migliore dei quali scrivo anch'io. In questo caso però organizza anche una convention di basso livello. Il curatore, con tanto di borsa di Lanterna Verde stile Big Bang Theory, più che Sheldon ricorda un po' nell'aspetto il triste Stuart, lo sfortunato "uomo fumetto" della serie (più avanti apparirà anche quello dei Simpson, comunque).

Il nostro è intervistato da una giovane videomaker vampiric goth girl, "Scream Jean". Al di là della trama, il confronto tra i due sembra ironizzare sull'"old nerdism" poco glamour (fanzinaro / blogger) contro quello nuovo, cool, estetizzante (Jean è youtuber, ma potrebbe essere anche una tiktoker).

Scream Jean - facile intuirlo - si rivelerà una vera vampira, chiaramente, alla ricerca del film perduto al centro della storia, e il povero Good farà una pessima fine (da vero nerd: inciampa su una pila di fumetti, e si infilza in una action figure, come vediamo sopra). Naturalmente sovrabbondano le citazioni visuali del Dracula dei fumetti, di Batman e della nerd culture in genere.





Coi titoli di testa di p. 17 arriva anche Mystere che si trova un caso su cui indagare: i due autori da un lato subito una scena action-horror, un incontro con i vampiri che il professore già conosce (“sappiamo bene”, dice a p.31) che viene però subito stemperata dallo strumento paradossale utilizzato per sconfiggerli, con classica ironia mysteriana.

Barzi nella sceneggiatura sembra seguire il principio classico del postmoderno cinematografico posto da Tarantino nei suoi film (reso iconico dalla "scena della katana" in Pulp Fiction): riprendere una struttura narrativa tutto sommato classica e variarla tramite delle scelte narrativamente inconsuete e solitamente citazioniste, anche, come detto, grazie al supporto di Venturi, che lo segue perfettamente su questa scia.

Così, nel prosieguo dell'indagine, è interessante e originale l'intrigo che si viene a stabilire col cinema hollywoodiano, fino a un bel finale in medias res che lascia la tensione alta (la scena di p. 81 è un classico dell'horror, ma funziona bene e chiude su una nota un po' autenticamente inquietante).





La cosa interessante è che ovviamente tutti i riferimenti sono puntuali e non scontati: Albin Grau (p. 49, vedi qui) ad esempio è un reale occultista, e fu davvero il produttore del Nosferatu di Murnau, come reale è Henrik Galeen.

Hermann Strauss, invece, è personaggio di fantasia, ed è il vampiro già incontrato da Mystere in una vecchia avventura doppia, ai numeri 13 e 14 della serie, che qui viene così connesso alla nascita del film (il suo cognome ne denotava già le origini nella Vienna dei walzer e di Zarathustra).






Kaplan, uno dei suoi alias (p. 52) coincide con un investigatore del paranormale che ha parlato della reale esistenza dei vampiri (vedi qui),  Riad - il nome della capitale saudita? - invece è un alias che Strauss usa già nella storia di Castelli.

Naturalmente, Strauss non firma la sceneggiatura (p. 53): chissà quali sono le operette a cui fa riferimento: Der Vampyr in teoria è precedente alla sua nascita (lui è del 1841, ma questa è del 1821, derivata dal fondante lavoro di Polidori): comunque, prima del cinema e dopo le opere fondanti sicuramente ci sono altri testi teatrali vampirici.

La storia intreccia anche le vicende di "London After Midnight" di Browning (che trionfa sulla copertina del secondo numero, "Gli Uomini in Rosso").





Se Strauss è un vampiro "legalitario", Barzi movimenta la cosa facendo del "vero Colonnello Yates" una figura invece di classico vampiro malvagio (tra l'altro ufficiale austriaco ante 1866, cosa che potrebbe farlo apparire nel risorgimento italiano come antagonista...), legata ai vampiri che vogliono cancellare le tracce nella cultura pop della loro sussistenza esoterica (in fondo, come gli "uomini in nero" senza vampirismo).

Gli "Uomini in rosso" sono altri, nella storia: ma sarebbe affascinante una variazione sul tema che veda Mystere costretto ad affrontare uomini in nero sovrannaturali: la sua cultura sterminata li potrebbe tenere a bada, anche se con più difficoltà degli oscuri "illuminati" man in black, e magari con una mano di un paio di colleghi del campo, dal cognome che inizia per D. 

Al team up io aggiungerei anche Julia, che si è spesso occupata di sette diaboliche e sicuramente nella sua storia avrà affrontato, o potrebbe averlo fatto, sette di "finti vampiri" come esistono nella cultura di massa. Sarebbe un'occasione unica per un team up dei "fantastici quattro" della Bonelli contemporanea, che ampli quello già effettuato tra Dylan Dog e Harlan Draka, unendo i quattro generi dell'horror, del mistery, del giallo e, appunto, vampirico stretto.





La convention nerd che diviene la scena del gran finale, come potevamo prevedere, trabocca di citazioni nei vari personaggi in cosplay - legati ovviamente all'horror anni '20 - e altri dettagli. I genitori del povero Good sono i due austeri personaggi del dipinto American Gothic, mentre non manca di apparire anche l'uomo-fumetto dei Simpson

Se gli scontri centrali erano più cupi, in questo finale siamo dalle parti degli Zombies di Romero, con la Nerd Convention al posto del Mall, le nerf caricate a tisana di frassino al posto delle torte in faccia (Barzi su questo segue la lore stabilita di Castelli, che prudentemente tolse subito dal gioco acqua santa e similari). Non mancano - come già prima - i poliziotti in cosplay e il personaggio simpatico e un po' sopra le righe della donna-agente incinta (con cui gli autori aggiornano il topos classico dell'agente "all'ultimo giorno di servizio"), i vampiri presi per attori per un'entrata in scena a sorpresa.





Direi che, mentre in Castelli l'alleggerimento era di solito più funzionale (in una scrittura, ovviamente, magistrale), qui in Barzi mantiene la funzione ma diviene anche una sorta di hellzapoppin' del pop horror (magari, in questo, con un sottile influsso di certo Sclavi più ironico, anche se la scrittura risulta comunque radicalmente diversa).

Anche lo scontro finale tra "vampira bianca" e "vampira nera" atteso in tutta la storia è risolto in modo originale e brillante, e di nuovo con un cambio di tono verso un momento "poetico".

Si traggono poi le fila con le classiche vignette conclusive riepilogative, e una battuta finale suggella la chiusura dell'albo. Preziose anche - sia nel primo, sia nel secondo albo - le schede conclusive, con informazioni aggiuntive sul mito vampirico, a firma di Castelli e Barzi (e lo Zio Boris di Castelli - Peroni in chiusura è particolarmente a tema).

Personalmente ho apprezzato molto questo approccio a Mystere dei due autori, personale e fedele al tempo stesso. Chissà che i vampiri non possano ritornare: in fondo, lo fanno sempre






Post più popolari