Il Pendolo

 
"Piano Gesuita", Lorenzo Barberis 2008

Nota: nel 2010, il blog ebbe come titolo provvisorio "Il Pozzo e il Pendolo". Queste note nascono per spiegare tale denominazione.


Avviso spoiler, come per tutti i post di letteratura. "Il Pendolo di Foucault" (1988) è il secondo romanzo di Umberto Eco (Alessandria, 1932), ed il modello stesso del romanzo esoterico moderno. Sebbene l'ispirazione principale sia costituita evidentemente dall'"Incanto del Lotto 49" (1965) di Thomas Pynchon, mi sono sempre chiesto in quanta misura abbia influito "Il Pozzo E Il Pendolo" di Poe. Infatti, nel finale del "Pendolo di Foucault" il protagonista Jacopo Belbo muore impiccato al gigantesco pendolo del Conservatoire; e in fondo tutta la storia è un ricordo del narratore Casaubon, che ripensa alle vicende che l'hanno portato ad assistere alla morte del collega: il racconto inizia con Casaubon al Conservatoire e si conclude con la sua fuga dopo l'avvenuto omicidio esoterico. Così i fatti reali narrati coincidono con il racconto di quell'unica notte, come lascia intendere anche il risvolto di copertina del romanzo: "Si svolge interamente la notte del 23 giugno 1984, prima in piedi nella garitta del periscopio, poi in piedi nella garitta della Statua della Libertà al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi". L'anonimo di Poe è un rivoluzionario francese prigioniero dell'inquisizione spagnola, Jacopo Belbo è un piemontese prigioniero di una sorta d'inquisizione occultistica riunitasi nella sua centrale sede francese: il parallelismo appare evidente. Sul suo significato, è inutile scervellarsi più di tanto, in quanto Eco è il teorico del romanzo come una "macchina per produrre interpretazioni", un pendolo aristotelico in perenne oscillazione tra opposte letture. E' più utile ricordarsi che il Pendolo di Foucault è l'esperimento che, nel 1851, dimostra scientificamente la rotazione terrestre. Il simbolo stesso della scienza, che compie, in un certo senso, le battaglie dell'eliocentrismo galileiano. Nel romanzo esso viene deformato dagli occultisti - ma, per ridere, dagli stessi protagonisti - fino a divenire l'Appeso, la carta dei tarocchi in cui è possibile leggere i simboli delle dieci sefiroth sui bottoni dell'impiccato - che Belbo disegna col suo movimento oscillatorio. Il rischio del declino della scienza in superstizione occulta se ci si abbandona temerariamente al sonno della ragione? Eco ha scritto un'ampia saggistica contro i rischi della sovra-interpretazione, e quindi questa lettura appare plausibile. Ma resta sempre il dubbio dell'esigenza di un volume così corposo concepito solo per questo scopo: e del resto Eco, nel "Nome della Rosa" (1980), era il primo a ironizzare contro monaci moralistici in realtà affascinati dai demoni e dai peccati che evocavano con ricca dovizia di dettagli. Su questo, come su ogni aspetto, l'opera rimane aperta. E il Pendolo continua ad oscillare. P.S.: La foto è tratta dal Collegio Gesuita di Mondovì, e raffigura le dodici meridiane scientifiche che i padri dell'Ordine fecero effigiare sul muro interno per scopi di studio, secondo alcuni studiosi legati alle ricerche interne alla chiesa sul calcolo del calendario, studi successivi al problema del passaggio al calendario gregoriano, per valutare eventuali, successivi aggiustamenti. Il collegamento col "Pendolo" mi pare sufficientemente autoevidente...

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