Dylan Dog 390 - La caduta degli dei



LORENZO BARBERIS

Il Dylan Dog n.390, “La caduta degli dei” in edicola dal 28 febbraio 2019, aggiunge un nuovo tassello al ciclo della meteora, in arrivo col fatidico numero 400, tra dieci numeri. L’albo – l’ultimo con allegati i tarocchi dell’incubo – è sceneggiato da Paola Barbato per i disegni di Gianpiero Casertano, e la crisi entra sempre più nel vivo. Il titolo potrebbe ricordare l'omonimo film di Luchino Visconti, ma in questo caso la sovrapposizione appare casuale e invece si riprende più il concetto generale di Ragnarok, unito alla caduta delle élite meritocratiche, evocata nell'albo.

La sequenza iniziale omaggia Zagor (6.iii) nei “nuovi barbari” combattuti dai “Cacciatori dell’incubo” introdotti da Recchioni nell’avvio del ciclo (ricordano da vicino, tra l’altro, la polizia del futuro di Dylan Dog scritto da Bilotta nel “Pianeta dei morti”, e forse l’anticipano). La leader nella splash col titolo (8) potrebbe ricordare la stessa Barbato.

Il confronto con l’odiosa Primrose rispolvera gli “Apocalittici” di Eco (10.ii): la donna è una scienziata “integrata”, una Burioni al femminile che si fa un punto d’onore di blastare Dylan Dog e la superstizione che rappresenta. Ai suoi affondi su Freud e la cabala (Jung?) Dylan si difende con Roosevelt e Nietzche (“L’unica certezza è il dubbio” è di Cartesio, quindi definirlo “il poeta” è licenza ironica).



Dopo l’infornata di citazionismo arriva una scena autenticamente disturbante, uno splatter reso potente dal segno denso e cupo del Casertano di oggi, particolarmente forte in una serie e un eroe dal forte senso animalista. La scimmia uccisa era già evocata in cover (anche il teschio preistorico avrà un suo ruolo più avanti) e si conferma il rinnovato splatter della “Meteora”. 

L'avvio dell'indagine porta a una nuova citazione che anticipa il "rovesciamento finale” alla Shyamalan (preannunciato dalla citazione in 21.ii). I seguaci della N-Limited (che suona come Unlimited: ma questi sono appunto volutamente Limited, come scopriremo, opponendosi alle élite intellettuali) seguono le teorie della Noosfera, apparentemente new age ma fondate su Teilhard De Chardin, filosofo gesuita dalle idee eclettiche. L’inquietudine sale nella labirintica struttura creata da questi fanatici “illuminati” (29.v) finché si ritorna nel pieno dell’orrore (41.v) con la macchina mostruosa di copertina, un meccanismo alla Saw che ricorda la ruota del Chaos Magick e che appare anch'essa in copertina.

Da Chardin si riprende anche il termine Punto Omega, la fusione evolutiva finale della Noosfera (che per alcuni, oggi, sta venendo propiziata da internet). Di nuovo, una ripresa delle teorie di Chardin, ma viene da pensare anche ad Alfa ed Omega, uno dei primi Dylan sclaviani, che presentava elementi avvicinabili nella riflessione sull’evoluzione (o devoluzione?) del genere umano. A sua volta, il tutto era in entrambi i casi ambigua citazione cristologica, coerente nel Dylan Dog apocalittico della meteora (che Recchioni ha reso cristologico con "Mater Dolorosa").



Il segno di Casertano è perfetto nell'indagine psicologica della banalità del male, l'amorfa stupidità omicida dei settari, colti nello stolido anonimato di volti comuni invasati da assurde teorie (e, qui, probabilmente, dalla meteora imminente).

Dylan appare qui meno passivo e debole rispetto al ciclo di decadenza avviato col nuovo corso (proprio la Barbato, con “Addio ispettore Bloch” ed “E cenere tornerai”, aveva scritto due momenti cruciali nella discesa agli inferi dell’eroe) e da p.84 in poi sa elaborare una strategia per contrastare il delirio della setta.

Il ritmo narrativo, come solitamente avviene con la Barbato, si basa su una griglia classica, variata con efficacia e parsimonia. La storia ha una densità filosofica che ricorda il suo primo regolare, "Il sonno della ragione" (che potrebbe essere un titolo alternativo di quest'albo), ma gestita in modo narrativamente più fluido.

Una sola splash page (8), alcune tavole verticali particolarmente d’impatto (68), un uso della griglia efficace nel rendere il claustrofobico labirinto dal candore abbacinante è molto efficace sempre grazie ai magistrali disegni di Casertano, abilissimo a giocare prima con l’angoscia di algidi spazi bianchi, poi coi neri ombrosi dell’abisso in cui finiscono i nemici della setta. Dell'autrice, in questo caso, sovviene soprattutto "Necropolis", diversamente complottista ma con un analogo meccanismo di glaciale imprigionamento.



Come spesso negli ultimi tempi, l’idea di un gruppo settario che cerca di cancellare le élite potrebbe prestarsi anche ad una lettura “politica”, ma la Barbato è abile a dissimulare tale eventuale scopo in una struttura pienamente narrativa, evitando il puro phamplet.

L'autrice tornerà anche nel prossimo numero 391, a fianco di Werther Dell’Edera ai disegni, mentre la Meteora (sempre presente in copertina) prosegue il suo distruttivo corso.

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