Appunti esoterici: I colori dell'alchimia



LORENZO BARBERIS

All'interno della mia curiosità per i temi esoterici, ultimamente mi è capitato di analizzare il tema dell'alchimia, con particolare riferimento ai suoi cromatismi.

Di base, i colori alchemici sono quattro: nigredo, albedo, citredo e rubedo. Nero, Bianco, Giallo e Rosso, che corrispondono anche ai colori della pittura vascolare greca: si tratta dei colori più facili da ottenere tramite la terra, che è anche il primo degli elementi alchemici (il grande assente è il blu, che anche nel medioevo sarà difficile da ottenere, con una polvere di preziosi turchesi).  L'alchimia avrà nella storia profonde connessioni con l'arte, per l'esigenza dei pittori di elaborare i loro stessi materiali pittorici. La connessione con la ceramica si lega agli elementi insiti nella sua lavorazione: terra e acqua e aria per l'impasto, fuoco per cuocerlo.

Le quattro fasi, in questa sequenza, descrivono i vari gradi del procedimento alchemico, nel processo che porta a creare la Pietra Filosofale, che consente di tramutare i metalli dal più basso al più nobile, dal piombo all'oro. Ad essi si associano tutti i cicli della luce: notte, mattino, mezzogiorno e sera; autunno, inverno, primavera ed estate, e così via. Anche i cicli cosmici delle varie età rimandano ai metalli alchemici.

Le origini dell'alchimia sono egizie; la base della sua codificazione classica rimanda a Zosimo di Panopoli, vissuto nel III secolo d.C., un egizio che la codifica attribuendo le sue conoscenze a Maria la Giudea, cui si attribuisce l'invenzione del BagnoMaria e di quasi tutti i processi alchemici base. Vissuta nel I secolo d.C., se dobbiamo tenere conto delle considerazioni di Zosimo, molti ovviamente la retrodatano, facendone la maestra di Democrito (fondatore dell'atomismo) o, presso gli arabi, la figlia di Platone.

Naturalmente, fin dall'inizio il processo proto-chimico dell'Alchimia (che aveva una sua realtà) si affianca al procedimento iniziatico, spirituale che verrà poi ripreso da Jung (ed altri) nell'Otto e Novecento, quando ormai era declinata - nel '600/'700, con la rivoluzione scientifica - la credenza nel potere trasmutativo.

Uno stadio intermedio tra i due è l'alchimia medica, perfezionata da Paracelso nel '500, che pone come obiettivo non la Pietra in grado di sintetizzare l'Oro, ma l'Elisir che dona la lunga vita. Lapis ed Elixir sono legati simbolicamente tra di loro, perché il Lapis Philosophorum è anche detto Lapis Exillis, pietra dell'esilio ovvero meteoritica (anche nel senso Exillis come sintesi di Ex Coelis), dato il valore da sempre magico assegnato ai rari meteoriti, provenienti da un "reame superiore".

Il nome stesso di Alchimia deriva dall'egizio (con mediazione dell'arabo) dove Al Khem indica "la terra nera", la prima fase dell'opera. La nigredo corrisponde al nero e quindi alla terra, l'elemento di livello più basso nella dottrina greca (ed egizia, da cui questa deriva).

La nigredo rappresenta una fase di disgregazione con cui si riporta la materia allo stadio originario del caos primigenio, il preliminare "solve" per tornare all'elemento-base per poi portarlo tramite il "coagula" alla giusta configurazione (nel mito germanico Siegfried riesce a forgiare di nuovo Notung, "la bella spada" del padre Sigmund, spezzata da Wotan, limandola fino a ridurla in polvere e quindi forgiandola di nuovo).




La nigredo è il chaos originario, il regno di Saturno; nella cristianizzazione è la crocifissione, il "punto più basso" della storia umana, che si compie sul Golgota (che significa cranio, uno dei simboli della nigredo). Soprattutto nel Seicento, su influsso della controriforma e dell'accurato simbolismo gesuita, si diffonde l'uso di un forte contrasto chiaroscurale per le scene religiose tragiche che arriva al "total black" dello sfondo (è anche il secolo di una ricca trattatistica alchemica col boom della stampa sempre più disponibile). Mastro ne è ovviamente Caravaggio, che però - pur senza avviare una scuola per la sua esistenza tumultuosa - diviene il modello per molti altri. Tutta l'arte della stampa è vista come "opera al nero", specie una tecnica d'incisione che va a usare il nero come sfondo e il bianco come tratteggio, con inversione di quanto succede di solito.



Anche la carta dei tarocchi della "morte", o meglio "arcano XIII", mostra "la terra nera" in cui tutto si dissolve e rimescola, nella sua figurazione originaria, rinascimentale.

Nelle fiabe, che hanno una forte connessione con l'alchimia come racconti primigeni, è l'Uomo Nero a rappresentare la valenza nigredica, l'eterno spauracchio del sonno infantile.

Nella narrativa, è stata la Yourcenair a voler dedicare un romanzo all'Opera al nero, indagando la fioritura dell'alchimia rinascimentale.




Per Jung, la Nigredo è l'Ombra della Psiche, la profondità in cui si celano gli istinti inconfessabili, che celano una profonda energia (nel rovesciamento del Chaos Magick può divenire una paradossale energia positiva). Il Sole Nero che ne è il simbolo negli stessi studi alchemici rimanda a questa concezione.




La transizione da Nigredo ad Albedo, da prima a seconda fase, vede lo svilupparsi della Cauda Pavonis, una fase di rapide sequenze cromatiche che hanno meno rilievo delle tre-quattro principali: la Viriditas è una di queste, a cui si associa anche talvolta una fase Viola-Blu. In effetti, anche scientificamente, il passaggio dal nero al bianco passa per la "girandola di colori" che, una volta apparsi, si fondono nella pura luce.



La Viriditas, teorizzata da Ildegarda, monaca-alchimista spirituale del XII secolo, rappresenta l'apparire del principio vitale, che è diffuso nello stato di natura in ogni dove. Un po' tutta la scintilla vitalistica della cauda pavonis rappresenta questa esplosione di energia arcobaleno che trasmuta la cupezza plumbea della Nigredo. Vi è anche una fase arancio-gialla, in alcuni casi, che ha finito per fagocitare in certe visioni la citredo, che viene quindi associata all'Oro Rosso della Rubedo. All'interno della coda del pavone tuttavia ha particolarmente forza il Verde, che si associa anche al primevo testo alchemico, la Tabula Smaradgina, la tavola di smeraldo che riunisce i principi alchemici. Inoltre il Verde è simbolo della forza generativa vegetale della natura: non a caso, come vediamo sopra, il "leone verde" è quello da cui si genera tutto, mentre poi tutto il resto si pone come "cauda pavonis" tra i due poli del nero e del bianco, il Corvo (simbolo frequente) e la Vergine che esce dal sepolcro (un simbolismo che, fra gli altri, ritorna come archetipo anche in Kill Bill di Tarantino).




L'Albedo, altra grande fase, quella dell'Opera al Bianco, vede la distillazione dal piombo all'argento, che ne è il materiale simbolo. Associata alla purezza, alla luce, nel mito classico anche alla Luna Bianca e alla figura femminile della Grande Dea, da Iside a Diana e Venere. Nel mito cristiano è la Resurrezione, l'apparizione di Cristo nel nuovo corpo spirituale circonfuso di luce.




Nell'arte rinascimentale si associa a figurazioni di donne simboliche spesso associate ad animali simbolo del candore: l'unicorno bianco o il cigno, come nella figurazione di Leda (da Leonardo in poi). La sottile valenza fallica è innegabile, sia per il cigno che per il corno dell'unicorno.



Non a caso il Cigno, anche nelle fiabe (che hanno spesso valenza alchemica) si contraddistingue come simbolo di tramutazione: il brutto anatroccolo nero che diviene un bellissimo cigno bianco.



Anche in un mito minore del ciclo templare, il Lohengrin, il figlio di Parzifal (il ritrovatore del Graal) è ricollegato al mito del Cavaliere del Cigno, che giunge su una nave trainata da due cigni bianchi. Come Parsifal, così Lohengrin è cavaliere simbolo di purezza assoluta, quella che consente di conquistare il Graal (potentemente connesso al simbolismo alchemico)



La fase gialla, Citrinitas, è da molti integrata nella Rubedo. Si tratta di un primo ottenimento dell'Oro, l'Oro Giallo convenzionale, associato al Sole, alla Luce piena, estiva, del mezzogiorno, e anche simbolicamente legata al Leone, alla Corona e allo Scettro Aureo, all'uomo nella piena maturità. Anche per Jung ha il senso di una fase di compimento, e pone il raggiungimento dell'Oro nel processo alchemico.

Si tratta quindi di una fase intermedia tra Albedo e Rubedo, per molti risolvibile in queste due. Nell'alchimia medioevale è però spesso apertamente rivendicata, come nei testi fondanti dell'Aquinate, padre della scolastica anche in questo ambito:

Se dopo un mese o due vorrai osservare i fiori vivaci e i colori principali dell’Opera, ovvero il nero, il bianco, il giallo citrino e il rosso, allora senza alcuna altra operazione manuale, ma solo con la regolazione del fuoco, ciò che era manifesto sarà nascosto; ciò che era nascosto sarà manifesto.


Tommaso d’Aquino, Trattato sull’arte alchemica




La Rubedo è considerata il vero compimento, l'Oro Rosso, la perfezione alchemica, associato alla Rosa Rossa come l'Albedo lo era alla bianca. 

Il rosso rimanda al fuoco, con cui si compie la definitiva purificazione della materia, giungendo all'Oro Alchemico, dotato di qualità superiori a quello comune. Il Rosso è ritenuto dagli alchemici colore intermedio tra bianco e nero, che si dà anche in parte nella fase intermedia della cauda pavonis ma che qui raggiunge una stabilità definitiva prima irraggiungibile: il Rebis, ovvero l'Androgino, Hermes-Afrodito coronato e regale.
Anche nella psicologia Junghiana è dato come quasi un superamento dell'umano, una pienezza superiore difficilissima da raggiungere. Nel mito di Biancaneve, la perfezione della principessa (che è l'Albedo) è espressa da labbra rosse come il sangue, capelli neri come la notte e pelle bianca come la neve, da cui il nome; nella fiaba di Cappuccetto Rosso, similmente, la fanciulla ha valenza rubedica, come anche in fondo Dante - vestito di Rosso, secondo la visione tradizionale - nel suo percorso nei tre regni.

Naturalmente, si è molto speculato anche dell'associazione della Rubedo con il Sangue, il rosso per eccellenza, usato nei rituali antichi in varia forma come elemento simbolo della vita. Nel mito classico la Rosa, che era solo Bianca, diviene Rossa dopo che Venere si punge un piede con le sue spine. Nel mito cristiano, se abbiamo una associazione a Nigredo e Albedo piuttosto chiara, come detto, la Rubedo non può che collegarsi al Santo Graal, del resto al centro di molto esoterismo crociato medioevale.

Specularmente, l'Apocalisse presenta la Donna Scarlatta che regge una coppa colma del suo sangue "simbolo di impurità" (rimando ai riti pagani di tipo cruento, o a quelli matriarcali del sangue mestruale), somma sacerdotessa di Babilonia (spesso allusione di Roma, come anche qui, ma più in generale alla continuità delle religioni pagane in genere), che viene ripresa nei riti esoterici "oscuri" (una esplicita ripresa è ad esempio quella crowleyana).




A margine, è interessante notare che alla lettura "chimica" e a quella "spirituale" potremmo ironicamente aggiungerne una "politica": fin dal rinascimento, perlomeno, intrighi esoterici e alchemici si sono mescolati a congiure internazionali e di corte, e in tempi recenti politici in odore di massonismo sono spesso stati accusati di "operazioni alchemiche" per l'ottenimento del potere (a partire dal buon Agostino Depretis, inventore della teoria e prassi del trasformismo nell'Italia postunitaria della Sinistra Storica).


In chiave moderna, la Nigredo corrisponderebbe alla fase del Nero, il totalitarismo fascista, variamente inteso; ad esso si associa infatti (con un valore più positivo) anche il Blu, associato convenzionalmente in Europa ai partiti conservatori (anche se in USA vi è una inversione Blu e Rosso tra Democratici e Repubblicani).

La Coda Pavonis alla trasmutazione delle "rivoluzioni colorate" molto frequenti negli ultimi anni, come elemento di "regime change" (ma anche dell'arcobaleno come simbolo delle battaglie per i diritti civili, forse); l'Albedo può rimandare ai partiti cristiano-sociali europei, come la Democrazia Cristiana o la CDU, o in generale ai pacifisti ("le colombe"), o in generale al "cristianesimo sociale" impegnato politicamente sotto l'egida del clero. Una fase di maggiore "purezza" ma ancora imperfetta, da compiere nella Rubedo, l'opera al Rosso, con l'avvento di una sinistra socialisteggiante, se non proprio comunista come all'epoca del "Secolo Breve" (1917-1989). L'importanza della Viriditas, la fase "verde", sottolinea l'importanza dell'ecologia (curiosamente è assunta anche dalla Lega Nord, in Italia, come rimando al "verde" della Pianura Padana: ma Salvini infatti sta tornando al "Blu conservatore") che è cruciale per preparare la vittoria del "rosso". La Grande Opera politica, in ogni caso, è ben lontana dall'essere compiuta.








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