La fantasia al potere!



LORENZO BARBERIS

Sono abbastanza old school da ricordarmi ancora delle ultime campagne elettorali della DC fine anni '80, basate sullo slogan "Forza Italia!" e sottotitolo "fai vincere le cose che contano" (che qualcuno all'epoca, correggeva perfido: "fai vincere le cosche, contano", con l'elisione di una sola vocale). "Viva l'Italia" direttamente sarebbe sembrato troppo retorico nei rampanti '80, e si scelse quindi la versione calcistica. Un po' troppo rampante: nel 1992 arriva Tangentopoli, exit la DC.


Subito dopo, nel 1993, scese in campo Silvio Berlusconi, con lo slogan "Forza Italia", che guardava anche subliminalmente a quella tarda DC (non a caso B. prometteva un "nuovo miracolo italiano", richiamandosi all'età dell'oro democristiana, addirittura nella sua fase di centrosinistra, che aveva guidato l'impetuosa fase di crescita). Inizia il ventennio berlusconiano.


Nel 2006 Berlusconi decide per un rinnovamento, e fa invertire le due parole. "Italia, forza" mostra ormai la stanchezza del movimento berlusconiano. 



Nel 2007 nasce il Partito Democratico, dalla fusione di PDS e quel che resta del centro cattolico. Veltroni adotta lo slogan "L'Italia viva!" per la campagna elettorale di quel 2008.


Berlusconi rispondeva lanciando l'inno di Andrea Vantini, "Meno male che Silvio c'è", sempre più personalistico e retorico. Il ritornello diceva, tra il resto: "Viva l'Italia, l'Italia che ha scelto / di credere ancora / in questo sogno...". Il miracolo diventava un sogno, e quell'"ancora" segnava la stanchezza del ventennio berlusconiano ormai in piena fase calante. Ma Berlusconi, sotto sotto, ci teneva a non farsi scippare il suo "viva l'Italia" calcistico, sia mai.


Oggi, per fortuna, un Renzi redivivo, dopo una partita a scacchi degna di Machiavelli per cinismo ma, siamo sinceri, anche per abilità, fonda un nuovo movimento politico. "Viva l'Italia Viva".

Ecco: io sono un fan di Guareschi, ma rischia di iniziarmi a star simpatico quella quintessenza di doppiezza di Palmiro Togliatti. Almeno, far campagna elettorale sul proprio sprezzo per l'Italia aveva il merito di una sincera originalità.

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"È motivo di particolare orgoglio per me l'aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica. Io non mi sento legato all'Italia come alla Patria, ma mi considero cittadino del mondo, di quel mondo che noi vogliamo unito a Mosca agli ordini del compagno Stalin. È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte di più del migliore cittadino italiano."

Resoconto stenografico del XVI Congresso del Partito Comunista russo (Mosca, 29 giugno-13 luglio 1930), p. 185.

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